Il balzello demografico

Si rafforza l’idea che la denatalità è una minaccia per l’economia

Il balzello demografico

(foto LaPresse)

Business Insider è un sito web multinazionale – ha appena aperto la sua edizione italiana, diretta da Giovanni Pons – di proprietà dei tedeschi di Axel Springer, quasi completamente dedicato a notizie di economia e finanza. E’ significativo, dunque, che proprio su questa testata sia comparsa un’analisi così intitolata: “I tassi di fertilità in calo sono una minaccia per l’economia globale”. Intendiamoci, nessuna scoperta folgorante, ma quantomeno il segno che le attuali tendenze demografiche debbano entrare pienamente nel dibattito pubblico sul futuro della nostra economia. “Se il pianeta ha troppi anziani dipendenti e un numero insufficiente di lavoratori, il fardello che pesa sulla crescita economica diventerà troppo pesante”, questa la prima considerazione di buon senso dell’articolo-saggio. Sulle cause della fertilità in diminuzione si potrà pure discutere, anche se non convince il ricorso a motivazioni soltanto economiche; non a caso Business Insider stesso parla di “grandi mutamenti sociali” e “cambiamento dei valori (religiosi)” come fattori influenti. E’ dalla metà degli anni 60 che questa tendenza al ribasso è presente nel mondo sviluppato, anche se alcuni simil-guru in stile Club di Roma hanno continuato a metterci in guardia dal problema opposto, cioè una “bomba demografica” che non esiste. Ad oggi il tasso di fertilità globale, cioè il numero medio di figli per donna, è pari a 2,5, circa la metà di 50 anni fa, e poco sopra il 2,1 che segnala la soglia minima per la riproduzione.

Continua l'emergenza natalità: meno 17 mila nati nel 2015

In calo la fecondità, soprattutto tra le coppie italiane. E le mamme, con l'eccezione del sud Italia, sono meno giovani

Che quello della denatalità sia un problema che affligge tante economie del pianeta non dovrebbe consolare noi italiani. Perché il nostro paese, come non abbiamo mancato di segnalare su queste colonne, è da anni nel pieno di un inverno demografico. Proprio lunedì scorso l’Istat ha certificato che “prosegue la diminuzione della fecondità in atto dal 2010”: “Il numero medio di figli per donna scende a 1,35 (1,46 nel 2010). Le donne italiane hanno in media 1,27 figli (1,34 nel 2010), le cittadine straniere residenti 1,94 (2,43 nel 2010)”. Risultato: “Nel 2015 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 485.780 bambini, quasi 17 mila in meno rispetto al 2014, a conferma della tendenza alla diminuzione della natalità (-91 mila nati sul 2008)”. Una politica seria per la crescita del paese non potrà non tenere conto di questi numeri drammatici.

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