Ripensare il reato di omicidio stradale

Una legge inutile e controproducente, lo dicono i numeri. Mettere in carcere prima del giudizio invece che dopo i pochi pirati che si riescono a trovare non  riduce il fenomeno criminale, anzi lo aumenta.
Ripensare il reato di omicidio stradale

(foto LaPresse)

I dati sugli incidenti stradali mortali non cambiano, nonostante l’entrata in vigore della nuova legge che introduce lo specifico reato di omicidio stradale. Tra la fine di marzo e quella di luglio si sono contati 235 incidenti mortali, mentre nello stesso periodo dell’anno scorso erano stati 280. Le omissioni di soccorso negli incidenti con feriti o deceduti, cioè i casi di pirateria stradale che erano stati all’origine delle proteste che hanno poi portato a emanare la nuova normativa, sono addirittura aumentati (556 casi contro i 484 dello stesso periodo dell’anno scorso). Così si conferma che i dubbi avanzati da chi (compreso questo foglio) temeva che l’introduzione di pene più pesanti avrebbe indotto ancora di più a cercare di sottrarsi alle proprie responsabilità con la fuga. Invece che un deterrente, la legge sembra si sia dimostrata, nel migliore dei casi, inutile, nel peggiore dannosa.

 

Probabilmente se si fosse agito in modo esattamente opposto a quello che si è scelto sotto un’ondata emotiva, se cioè si fossero previste attenuanti robuste per chi presta soccorso immediato alle vittime dell’incidente che ha causato, l’effetto sarebbe stato diverso. Non si tratta di buonismo ma di buon senso. Gli incidenti stradali sono un fenomeno che ha dimensioni tali da richiedere interventi complessi, dal maggiore controllo sia dei guidatori sia dei mezzi sia delle sedi stradali, alla educazione stradale, alla lotta contro i fenomeni legati all’alcolismo e alla droga. Scavalcare tutto questo con una norma demagogica e inefficace, dimostra superficialità e cedimento a pressioni comprensibili ma controproducenti.

 

Mettere in carcere prima del giudizio invece che dopo i pochi pirati che si riescono a trovare non  riduce il fenomeno criminale, anzi lo aumenta. Così si manca  quello che dovrebbe essere l’obiettivo principale, ridurre i casi in cui un incidente che potrebbe non essere mortale invece lo diventa per il comportamento dell’investitore. L’idea che una procedura più severa e pene più pesanti fossero in grado di ottenere questo risultato era evidentemente infondata fin dall’inizio. Purtroppo i dati confermano questa previsione, il che dovrebbe indurre il legislatore a rivedere una normativa sbagliata, ma non c’è da sperarci. Quando si cede demagogicamente allo spirito vendicativo abbandonando le cautele della prevenzione, è quasi impossibile tornare indietro.

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