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L'11 settembre 1998, dopo due anni e mezzo da correttore di bozze e collaboratore, scrivevo a Michele Buracchio, direttore generale, una lettera di congedo, purtroppo un po' formale. Dopo un anno e mezzo, o poco più, sarei tornato al Foglio per restarci a lungo. Oggi sorrido a ripensare alla personale ufficialità che dedicai a quel gesto, ma il sorriso diventa malinconico riflettendo su qualcosa di simile ora, dopo più o meno tredici anni.
La retorica famigliare o gli arrivederci gonfi di elogi e di parole strappalacrime non rendono merito alla grandezza del piccolo giornale in cui sono cresciuto, cresciuto fino al punto di evitare oggi quella retorica. O almeno spero. Una cosa però, nel dire grazie, voglio ribadirla perché è il frutto della mia esperienza: al Foglio è bello lavorarci perché è bello leggerlo.
Ringrazio Giuliano Ferrara e tutto il Foglio di avermi dato il privilegio di aver potuto lavorare a lungo in un giornale che avrei comunque avuto il piacere di leggere. Grazie.

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