Deserti d'occidente

Intervista allo scrittore algerino Boualem Sansal: “Arrivano le moschee e scompaiono i simboli ebraici e cristiani. L’islamizzazione dell’Europa è rapida e agisce in profondità”

Giulio Meotti

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Deserti d'occidente

Boualem Sansal

Boualem Sansal aveva previsto la fine fisica dello Stato islamico in un’intervista al Point del novembre 2015: “Vedremo la fine di Daesh, ma non sarà la fine dell’islamismo. L’islamismo è molto intelligente, molto attivo. Quando il Gia (Gruppo islamico algerino, ndr) è stato sradicato, quello che lo ha sostituito è stato peggiore di ogni altra cosa. Questo islam ci porta a un collasso morale”. Due anni dopo, lo Stato islamico sta effettivamente crollando, con la perdita prima di Mosul, in Iraq, e pochi giorni fa di Raqqa, in Siria.

 

Di Sansal esce in questi giorni in Francia un nuovo libro, un saggio, “L’Impossible Paix en Méditerranée”, costruito su un dialogo con lo psichiatra Boris Cyrulnik. Gran Premio dell’Accademia di Francia per il romanzo-evento del 2015, “2084” (Gallimard, in italiano per Neri Pozza), Sansal vi immagina l’Abistan, una dittatura religiosa panislamica che ha risucchiato il vecchio mondo (la lingua, i libri, la storia, i musei, le posate, i vestiti, il cibo) e organizzato quello nuovo intorno alla fede, alla preghiera, ai pellegrinaggi. Nell’Abistan si omaggia un dio crudele chiamato Yölah. Un territorio chiuso nato da una “Grande guerra santa” dove i “commissari della fede” sovrintendono alla popolazione. Un funzionario, Ati, scopre un “ghetto” sotterraneo popolato da persone che non credono a Yölah. Il riferimento a “1984” di George Orwell non è casuale. Sansal collega l’islamismo alla grande famiglia del totalitarismo. Il mondo islamista è giovane, brulicante, aggressivo, mentre l’altro è amorfo e invecchiato. Una parodia del Califfato: la lingua araba sovraccarica di pietà, un “canto siderale e incantatore” che non lascia altra scelta che la sottomissione, la falsificazione della storia, il martirio onnipresente, un potere religioso che ha trasformato paesi interi in enclave di moribondi, dove nulla può accadere perché tutto è stato già vietato.

 

Sansal da allora ha compiuto una clamorosa ascesa al vertice delle lettere parigine e continua a scuotere la cultura europea dalla sua casa a Boumerdes, una cinquantina di chilometri da Algeri. Quando si parla di lui sui giornali, Sansal riceve tre o quattro minacce al giorno, per un mese, giusto il tempo che la stampa algerina passi si occupi di lui. “Ti faremo la pelle”, “torna dai francesi”, “sporchi la terra dei martiri”, “non meriti di vivere”. E naturalmente “sporco ebreo.” Nelle buste basta scrivere “Boualem Sansal, Boumerdes”. L’ufficio postale sa dove recapitarle.

 

Il primo matrimonio devastato dagli islamisti, le lettere di minacce, il licenziamento e l'inizio di una carriera letteraria fulminante

Sansal si trasferì a Boumerdes nel 1972, quando era un giovane ingegnere che si era laureato al Politecnico di Algeri. Era una città universitaria, dedicata alla conoscenza e alla scienza, che aveva quindici istituti di ricerca che operavano in collaborazione con le università francesi, americane, canadesi e russe. L’Algeria aveva finanziato quel sistema costoso e all’avanguardia grazie ai ricavi petroliferi. Quando il prezzo del barile è crollato nel 1986, il paese ha rotto le relazioni con l’occidente e Boumerdès si è svuotata. Per sostituire gli insegnanti, il regime ha portato gente da Libano, Iraq, Siria. Questi paesi hanno avuto l’opportunità di sbarazzarsi dei loro islamisti. Il livello scientifico e culturale a Boumerdes allora è crollato.

  

Nel giugno del 1972, Sansal trascorse quindici giorni a Praga, durante un programma di scambi accademici. Lì conobbe Anicka, studentessa ceca in Antropologia. Nel 1974 si sposarono a Boumerdes. Due anni dopo nacque Nanny. Un giorno Sansal va a prenderla a scuola, e non la trova. La ragazzina era finita in un programma di islamizzazione istituito per i figli nati da coppie miste e che andavano “riportate ad Allah”. Sansal manda la famiglia a Praga. Ma il suo matrimonio non sopravvive. Scriverà così in uno dei suoi romanzi: “La mia vita personale e quella della mia famiglia sono state devastate dagli islamisti”. All’inizio degli anni Ottanta c’era solo una moschea a Boumerdes, un vecchio edificio ottomano in grado di ospitare mille persone. Oggi ce ne sono quindici. Sono gigantesche, attrezzate, mentre la città si sta disintegrando. Negli anni Novanta, Sansal entra al ministero del Commercio, poi al ministero dell’Industria, come direttore generale dell’Industria e della Ristrutturazione. Nel frattempo, la guerra tra l’esercito e gli islamisti insanguina il paese. Le ragazze vengono rapite, i bambini tagliati a pezzi, migliaia i morti. Nel 1996, Algeri era come Kobane. Gli islamisti erano a pochi chilometri a sud della capitale. Intellettuali, artisti, giornalisti vengono uccisi a centinaia, come lo scrittore Tahar Djaout, che era solito dire: “Se parli, muori; se non parli, morirai. Quindi parla e muori”.

 

Nel dicembre del 1998, Sansal spedisce “Il giuramento dei barbari” a Gallimard, l’unico editore di cui conosce l’indirizzo. Il successo letterario lo spinge a parlare. Attacca tutti, indiscriminatamente: Bouteflika, gli imam, gli intellettuali. Nel 2003, su ordine di Bouteflika, Sansal viene licenziato. Nel 2012 lo scandalo, quando Sansal viene invitato alla Fiera del libro di Gerusalemme. Al rientro, la stampa si scatena contro il “traditore” venduto alla “lobby sionista”. Lui risponde così: “Sono andato a Gerusalemme… e sono tornato felice”. La sua seconda moglie Naziha, che insegna matematica, viene accusata dai genitori degli alunni di “contaminare” i bambini con il suo “ebraismo”. E’ costretta a dimettersi.

 

 "Nella globalizzazione che uniforma tutto e tutti, solo l'islam offre un progetto globale di potere e paradiso"

In una intervista al Figaro la scorsa settimana, Sansal ha detto che gli islamisti sono molto soddisfatti, nonostante la caduta di Raqqa: “E’ il loro discorso, sono molto ottimisti, le cose stanno andando esattamente come progettate o pianificate” racconta adesso Sansal al Foglio. “Vedono che sempre più europei di confessione musulmana si riconoscono prima come musulmani che come europei. Scoprono che sono sempre più disposti a mostrare i segni dell’islam (vestiti, comportamenti), scoprono che le moschee sono piene, che i giovani musulmani sono molto motivati, che le conversioni si moltiplicano. Finalmente vedono che i cristiani e gli ebrei hanno paura, che sono sempre più concilianti, che i politicamente corretti finiscono per asciugare il dibattito, lasciando sempre più libertà di parola solo agli islamisti che non esitano a criticare, minacciare, insultare. Sanno anche che gli attacchi si moltiplicheranno e che paralizzeranno l’Europa che sarà pronta a fare tutte le concessioni”.

 

Uno studio dalla Fondazione per l’innovazione politica, pubblicato nel mese di settembre, ha quantificato la violenza antisemita in Francia. Ci sono stati 4.092 attacchi nel periodo 2005-2015, con il sessanta per cento degli ebrei che oggi afferma di essere “preoccupato di essere attaccato fisicamente in strada in quanto ebrei”.

 

Ma per accelerare questo processo, gli islamisti secondo Boualem Sansal hanno bisogno di destabilizzare l’Europa con l’immigrazione di massa. “L’Europa è stata dichiarata ‘terra di jihad’ come nel XII secolo, quando Papa Urbano II lanciò la ‘chiamata alla crociata’ dichiarando così la Palestina, ‘terra delle crociate’”, continua Sansal al Foglio. “In tutte le comunità musulmane nel mondo, ci sono molti giovani che sognano di venire a fare il jihad in Europa, secondo l’appello lanciato da al Qaeda, Isis, Fratelli musulmani e le grandi autorità religiose di al Azhar, il Qatar, ecc. Il movimento sta accelerando perché l’Isis è finito e i giovani non possono andare là. Sognano di vendicarsi di Daesh e costringere gli europei a non sostenere più i regimi arabi che combattono Daesh (Siria, Iraq…), per loro si impone di combattere per l’islam”.

 

Ma qui sorge un paradosso. “Quando l’Isis sarà finito, gli europei saranno così sollevati che si faranno ‘belli’ con l’islam e l’islamismo, credendo che incoraggeranno i giovani islamisti a diventare ‘saggi’” prosegue Sansal al Foglio. “Noi daremo loro dei vantaggi, così come diamo le caramelle ai bambini per calmarli. Lo vidi in Algeria: quando il governo ha battuto i terroristi del Gia, ha dato tutto ai moderati musulmani, che hanno sfruttato al meglio, hanno costruito migliaia di moschee, creato migliaia di associazioni per islamizzare la società, fatto affari, occupato il campo. Il risultato è che il numero di islamisti radicali sta aumentando piuttosto che diminuire”.

 

Alla Fiera di Francoforte, un anno fa, lei ha detto che c’è un’evangelizzazione islamica in Europa. “Sì, l’islamizzazione dell’Europa avanza molto fortemente. A questo ritmo, in pochi anni, l’Europa perderà il suo carattere tipicamente europeo e assomiglierà a qualsiasi altro paese musulmano. Va notato che nei paesi musulmani attorno al Mediterraneo, l’islamizzazione continua a progredire molto rapidamente, influenzando l’Europa in direzione dell’islamizzazione e della radicalizzazione dei giovani”.

 

"Gli islamisti vedono che i politicamente corretti prosciugano il dibattito, lasciando loro libertà di intimidire e attaccare"

Quali sono i segni visibili di questa evangelizzazione? “Si tratta dell’abbigliamento islamico, delle moschee che si moltiplicano, della scomparsa dei simboli cristiani ed ebraici (croce, kippa), della chiusura di negozi nei quartieri controllati dagli islamisti (bar, sexy shop, sale da ballo, cinema…). La minaccia degli attacchi diventerà così forte e convincente che le persone adotteranno naturalmente gli atteggiamenti sottomessi, faranno quello che gli islamisti gli ordineranno di fare. Oltre alla donna, che è un obiettivo privilegiato dell’islamizzazione, oggi i bambini sono sempre presi di mira attraverso scuole, club sportivi, siti web per i giovani”.

 

Lei ritiene che il destino dell’Europa sia legato al Mediterraneo? “Il Mediterraneo meridionale peserà enormemente nell’evoluzione dell’Europa, l’islamismo, gli attacchi, l’emigrazione illegale, la formazione di reti che indeboliranno le società e i governi. E’ molto importante rafforzare la cooperazione tra le due rive per liberare il Mediterraneo dalle reti islamiche, dai trafficanti e dai contrabbandieri”.

 

Questa islamizzazione è favorita dal vuoto culturale occidentale? “Il deserto culturale è un problema globale, colpisce tutti i paesi. La globalizzazione ha distrutto la base culturale che ha fatto le nazioni e ha stabilito uno standard universale in cui tutti mangiamo lo stesso cibo, tutti assumiamo gli stessi medicinali e tutti consumiamo gli stessi prodotti culturali, in Europa, in America, in Cina o in Africa. Oggi solo l’islam offre un progetto globale, politico, religioso, culturale, che promette il potere e il paradiso. Seduce non solo musulmani, ma tutti coloro che si sentono esclusi”.

 

Ha paura per la sua Francia, la sua seconda patria? “La Francia sembra essere il paese europeo più colpito da questo crollo. Le idee ultra-liberal di Macron e la sua totale mancanza di interesse per la questione culturale la aggravano certamente e conducono questo paese a maggiori fratture, di cui beneficeranno gli islamisti e l’estrema destra. Le aspirazioni all’autonomia (in Italia), all’indipendenza (Catalogna, Fiandre…) dimostrano che le persone aspirano ad un rinnovamento nazionale”.

 

L’occidente appare stanco, annoiato. “L’occidente, e soprattutto l’Europa, è bloccato in un mondo sempre più sterile e ha solo i piaceri del consumo da offrire ai popoli. Le conseguenze sono già catastrofiche a tutti i livelli: una sorta di mummificazione affiorerà nella società se non ritrova rapidamente la capacità di sognare, di innovare, di rivoltarsi, di combattere”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    29 Ottobre 2017 - 12:12

    Dopo Soummission di Houellebecq i testi a seguire su la islamizzazione d'Europa appaiono come un serie tv a puntate.lds

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