Nuria Amat

“Il mio 'Sanatorio' contro il virus dell'indipendentismo catalano”

Maurizio Stefanini

La scrittrice Nuria Amat a Roma commenta quello che sta accadendo in Catalogna: “Forse ora la situazione inizierà a risolversi. Ma ci vorrà parecchio prima di riuscire a ristabilire le regole della convivenza e del dialogo”

“Forse ora la situazione inizierà a risolversi. Ma ci vorrà parecchio prima di riuscire a ristabilire in Catalogna le regole della convivenza e del dialogo. Tutte le famiglie sono ormai duramente divise al proprio interno tra indipendentisti e anti-indipendentisti: compresa la mia”. Così Nuria Amat commenta al Foglio la giornata folle del 26 ottobre, con gli andirivieni di Puidgemont tra indipendenza e ripensamento.

 

Proprio il 26 ottobre la scrittrice in prima linea nella mobilitazione contro l’indipendentismo aveva in agenda a Roma un incontro col pubblico presso l’Istituto Cervantes, nell’ambito di una serie di appuntamenti che mettono a confronto autori italiani e spagnoli. A “intervistarla” Maurizio Enrico Serra, ambasciatore d’Italia presso le organizzazioni internazionali che hanno sede a Ginevra e storico. Scherzo del destino, poco prima Puigdemont aveva nuovamente dribblato gli ultimatum di Madrid lasciando al Parlament di Barcellona la responsabilità di “proseguire nel mandato del 1° ottobre” e annunciare o meno l’indipendenza.

 

“Scrivo contro il nazionalismo etnico da oltre vent’anni”, racconta. “Sono stata sposata con uno scrittore colombiano, mia figlia è mezza colombiana, e quando avevo 24 anni sono vissuta nel Chocó. Una zona povera nella selva di fronte al Pacifico, abitata da popolazioni di origine africana. Pensai di scrivere un libro su questa esperienza, e ne venne fuori mio malgrado un’opera che aveva come tema principale la guerra civile in Colombia (“Reina de América”, del 2001)”.

 

Ma è il “Sanatorio” il libro che oggi, più degli altri, viene letto come una impressionante metafora della crisi in corso. “Ovviamente non potevo sapere che sarebbe uscito in concomitanza con questo eventi, visto che ci ho messo quattro anni a farlo. Ma è un libro nato da una necessità vitale. Ho molto sofferto sul tema catalano, e tutto è sbocciato qui. Volevo difendermi dal problema, e invece mi ci stavo tuffando in pieno. Il Sanatorio è un Paese dove in molti sono stati contagiati da un virus nazionalista, separatista e populista, e in cui i non contagiati si sforzano di trovare un modo per comunicare tra di loro”.

 

Serra, citando Thomas Mann, ha ricordato come un secolo fa nella “Montagna incantata” un sanatorio fosse già stato una metafora di un’Europa inferma che precipitava nella Grande Guerra. Nuria Amat dice di aver iniziato a vedere questo fallimento d’Europa quando fu testimone delle stragi nei Balcani. E la malattia nel “Sanatorio” è infatti espressamente definita come “vergogna di essere europei”. “A cent’anni dalla grande guerra la Catalogna è uno specchio dell’Europa di oggi e l’Europa è uno specchio di una condizione umana malata?” chiede Serra. “È talmente così che quando ho iniziato a scrivere questo libro di populismo si parlava pochissimo”, risponde Amat. “Questo libro è un tentativo di difendere l’Europa, un grido di aiuto tipo quello di Stefan Zweig. Se si crea il precedente catalano poi nasceranno altri nazionalismi che finiranno di sfasciare l’Europa. È un contagio. Non a caso sono venuti in Catalogna agenti russi, a aiutare Puidgemont e ad installare addirittura un Ufficio”.

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