Teologia del peccato che nessuno sa più che cosa è

Da Dostoevskij a Ratzinger. La pretesa di sostituire con la sola forza della ragione l’Infinito che governa l’universo è una costante nella storia

Teologia del peccato che nessuno sa più che cosa è

Foto Hernán Piñera via Flickr

“Oh, come sarebbe stato felice se avesse potuto sentirsi colpevole! Avrebbe allora sopportato tutto, anche la vergogna, anche il disonore. Ma, sottoposta a un esame severissimo la propria coscienza, non aveva scoperto nel suo passato nessuna colpa specialmente orrenda, all’infuori del suo fiasco, cosa che poteva accadere a chiunque” (Fëdor Dostoevskij, “Delitto e castigo”)   Dicono i preti, in buon numero per farne un campione statistico di rilievo, che chi va a confessarsi non sa che dire. O meglio, c’è...

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Commenti all'articolo

  • kagliostro

    09 Ottobre 2017 - 15:03

    CLAP CLAP CALP!!! Articolo superbo! Lo aspettavo con impazienza quindi... GRAZIE!

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  • travis_bickle

    09 Ottobre 2017 - 15:03

    E l'infinito che governa l'universo e' per la prescrizione dei reati finanziari?

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  • mristoratore

    09 Ottobre 2017 - 14:02

    gli uomini sono bene e male, tanto che hanno inventato questi due concetti. Dio è un'altra invenzione, con mille accenti e sfumature diverse, nella quale qualcuno crede e altri no. Forse chi crede in Dio ha necessariamente rimorso (eppure tanti credenti fanno del male); certamente tanti che non credono in Dio hanno altrettanto rimorso, se fanno cose che la pripria coscienza (di derivazione genetica e insieme culturale) considera sbagliate. Credere o non credere in Dio (quale?) è irrilevante.

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