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Moriremo di "intrattenimento"

Ci propongono un misto di sentimenti infantili e violenza ideologica, scrive la National Review

Moriremo di "intrattenimento"

Una scena del film ‘Okja’

E’ incredibile quanto spesso i cinefili che si considerano politicamente saggi lasciano che i propri principi vengano colpiti da offese camuffate come ‘intrattenimento’”, ha scritto su National Review il noto critico musicale e cinematografico americano Armond White. “L’esempio di questa settimana è ‘Okja’, il nuovo film di Bong Joon-ho, il regista coreano amato dai fan e dagli hipster per il fatto di riciclare generi cinematografici. ‘Okja’ comincia come un film fantasy e di fantascienza: un’azienda globale di cibo alleva un animale per massimizzare l’efficienza del consumo, ma questo porcellino d’India – Okja – diventa l’animaletto da compagnia di una ragazza di campagna coreana, Mica (Ahn Seohyun), determinata a impedirne l’uccisione prestabilita.

 

Forse i millennial non si ricorderanno di Lassie o di Bambi, ma il loro affezionato ricordo a Nemo il pesce, per esempio, li predispone a questa provocazione sentimentale riguardante un animale senza speranza, minacciato dagli stessi capitalisti che lo avevano progettato. (I bambini non colgono l’ironia, ma gli adulti infantili sì). Quindi dopo la sdolcinata e prolissa introduzione in cui Mija dà da mangiare dei cachi a Okja – che sostanzialmente è un porco con il corpo di un pachiderma e la faccia di un Golden Retriever – il film poi procede a snocciolare una critica satirica del capitalismo. La stridula dirigente d’azienda Lucy Mirando (Tilda Swinton) annuncia una ‘gara del miglior super maiale’ per pubblicizzare il suo nuovo marchio alimentare a sette miliardi di consumatori. Mija è allora costretta alla difensiva, ma la sua personale causa viene boicottata dagli attivisti politici: l’Alf (il fronte per la liberazione degli animali). (…) Le scene migliori di ‘Okja’ sono quelle della Swinton (…). L’attacco di Lucy (il personaggio della Swinton, ndr) contro il New York Times e Slate mostrano come Bong e il suo co-autore Jon Ronson percepiscano la connessione tra le grandi aziende e l’inutilità dei media. C’è anche della satira sottile sull’Alf, il cui leader (il comicamente devoto Paul Dano) dice: ‘Noi infliggiamo danno economico a quelli che fanno male agli animali. Non facciamo mai del male agli animali o ai non animali, questo è il nostro credo’. E tuttavia, in linea con il vero stile dei millennial, non rifiuta mai la violenza. Bong sta dalla parte dei vegani anarchici moralisti, ma ne espone anche la malizia. Questa irritabile ambivalenza non dura a lungo. Il mix di sentimenti infantili e violenza da film d’azione, satira sul business, fervore animalista e sarcasmo progressista alla fine costituisce un cerchio completo. Bong vuole appassionarci alla causa di un organismo geneticamente modificato, ma la trama di ‘Okja’ è essa stessa modificata per la gente che non sa di star guardando propaganda, finché non ne aziona le leve giuste e fa sentire gli spettatori virtuosi”.


Questo articolo è apparso originariamente su National Review a firma di Armond White.

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