Il nostro tragico Fantozzi

Girotondo fogliante sulle scene immortali dei suoi film (e non solo). Ricordo poco funebre

il ricordo di Maurizio Crippa

“Sceglie la busta uno o la due?”. “La due!”. “E perché non la uno?”. “Il grande compositore si chiama Volfango, Amedeo…”. “MOZART!” strilla la vecchietta seduta di fianco, che non è il concorrente. Parte un ceffone megagalattico che la stende: “Quagliarulo! Si chiamava Volfango Amedeo QUAGLIARULO”. Una casalinga nel pubblico protesta: “Lei è scorretto, è stato lei”. Altro ceffone. Un Pisapia ante litteram s’indigna come un garantista democratico: “Lei è un vecchio mascalzone”. Finisce giù dalla balconata. Il “Quiz del Villaggio”, lo sketch del presentatore sadico era a metà degli anni 70, al “Gran Varietà” condotto dalla Carrà. Ma era stato sperimentato anche prima, come il folle Professor Kranz, altrettanto sadico epperò pasticcione e col cilindro. Forse la fine dei Sessanta, a “Quelli della domenica”, con Cochi e Renato, o a “Il Sabato del Villaggio”. Insomma si era ancora bambini, persino noi, e la tv in bianco e nero. Era la goduria delle prime comicità demenziali, finalmente sdoganate in una tv che era soltanto il Quartetto Cetra e Gino Bramirei. Fantozzi non era ancora apparso. Ma il lato sadico di Paolo Villaggio era già la cifra preferita, per sempre. Del presentatore pazzo godevamo i lampi di surreale genio. Ci sarebbero voluti molti anni per capire che era la parodia non soltanto di Mike Bongiorno, ma dell’autoritarismo stupido di tutta la televisione. Eco non l’avevamo ancora letto. E non sarebbe servito più.

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