Il "mystero" del Labirinto nei primi 70 anni di Alfredo Castelli

Castelli lavora da cinquant’anni nel mondo del fumetto, ha visto questo mondo trasformarsi e ha contribuito a trasformarlo: a partire dal suo personaggio più riuscito: Martin Mystère

Il "mystero" del Labirinto nei primi 70 anni di Alfredo Castelli

Sabato scorso lo sceneggiatore di fumetti Alfredo Castelli, creatore del personaggio di Martin Mystère, ha festeggiato i suoi sett'anni (in leggero anticipo, è nato il 26), con fan e colleghi, fra i quali Silver, il creatore di Lupo Alberto. Lo ha fatto nel Labirinto della Masone, il parco culturale di bambù voluto dall’editore e collezionista Franco Maria Ricci vicino a Fontanellato, nel parmense, e pensato al tempo della sua collaborazione con lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, appassionato di labirinti, che curava per lui la collana di letteratura fantastica “La Biblioteca di Babele”.

 

Castelli lavora da cinquant’anni nel mondo del fumetto, ha visto questo mondo trasformarsi e ha contribuito a trasformarlo. Lo ha fatto scrivendo di tutto, dalle storie per Diabolik e Zagor, a quelle per Mister No e Walt Disney, mescolando il disegno con la cultura pop (di cui è sempre stato un grande appassionato, “qualunque cosa, Castelli te la retrodata di almeno un secolo” ha detto l’editor Andrea Plazzi) e le opere di Oscar Wilde. Uno che nella vita ha messo il suo genio, nelle opere solo il talento: i suoi veri capolavori, più che le storie a fumetti, sono i disegnini che fa su amici e colleghi, purtroppo per ovvie ragioni non pubblicabili.

Il suo personaggio di maggior successo è Martin Mystère, creato nel 1982 e pubblicato dalla Bonelli di Tex e Dylan Dog. E' una curiosa figura di archeologo, studioso e avventuriero che si occupa di Atlantide, di Ufo e dei cosiddetti “misteri” (i suoi fan li chiamano “mysteri”), aiutato dalla moglie Diana e dall’amico Java, un uomo di Neanderthal e conduce un programma su questi mysteri, una via di mezzo fra quelli di Angela e figlio e “Voyager” di Roberto Giacobbo. Mystère viaggia e trova mysteri ovunque. Il suo ultimo volume, “L’alta cucina del fumetto”, è un percorso tra tutti i mysteri del cibo, una specie di dossier dedicato a quello che gli uomini hanno mangiato nel corso dei secoli. Il titolo riecheggia, volutamente, quello di un vecchio Omnibus Mondadori, “L’alta cucina del delitto”, con alcuni romanzi incentrati sulla cucina con protagonista Nero Wolfe, il pachidermico detective gourmet creato da Rex Stout. E non a caso nel volume compare l’investigatore “Milo Thorpe” (nome cambiato per ragioni di copyright), fra l’altro con le fattezze di Tino Buazzelli che aveva interpretato il personaggio di Rex Stout in una famosa serie televisiva.

 

Martin Mystère è un caso raro di personaggio a fumetti: ha una data di nascita, il 26 giugno 1942, stesso giorno del suo creatore ma di cinque anni più vecchio. Logorroico e sempre in ritardo con le scadenze l'archeologo si diventato sempre più l'alter ego di Alfredo Castelli, da sempre conversatore brillante e simpaticissimo.

 

E se Martin per i lettori è il Buon Vecchio Zio Marty, per i fan che si sono riuniti nell’associazione AMys – che ha organizzato l’evento di sabato – lui è il Buon Vecchio Zio Alfy. L’AMys è l’Associazione Culturale Nipoti di Martin Mystère ed "è il modo attraverso il quale un gruppo dei seguaci del personaggio a fumetti e del suo mondo si unisce per condividere le proprie passioni” dice al Foglio Luca Salvadei, presidente e fondatore dell’associazione. “Ma questa è una risposta automatica. In realtà AMys non è un’Associazione Culturale, ma un luogo: è il posto nel cuore degli appassionati dove si incontrano i nostri simili, è il salotto della nostra mente nel quale si trovano e si ritrovano amici, compagni, sodali, fratelli o, per meglio dire, in questo caso, nipoti (del Buon Vecchio Zio Martin e del Buon Vecchio Zio Alfy)".

 

L'AMys è un po' come il Labirinto, un posto dove ci si incontra fra simili, è come Borges, che gioca con i labili confini fra realtà e finzione, che non a caso è omaggiato nel personaggio di Jorge da Burgos (e poco importa che sia un cattivo, i cattivi sono spesso personaggi interessanti) nel “Nome della Rosa” di Eco: la biblioteca dell’Abbazia del romanzo è costruita come un intricatissimo labirinto. “Ho trovato molto divertente il secondo romanzo di Eco, Il Pendolo di Foucault, e all’epoca lo avevo definito un Martin Mystère all’ennesima potenza nel bene e nel male” dice Castelli al Foglio.

 

Se i fan di Castelli e Martin sono (indiscutibilmente, Salvadei è il primo ad ammetterlo) nerd, e un po’ lo è anche Castelli (primo fan a essere diventato professionista, almeno in Italia), un nerd d’alto rango è lo stesso Franco Maria Ricci, come dimostra la sua creazione e anche la sua collezione d’arte accanto al Labirinto, con sculture e pitture dal Seicento al Novecento, che procede per misteriose associazioni di opere, degna, appunto, di un nerd. Ma di classe. Se infatti un nerd “medio” amante di Diabolik (passione giovanile di Ricci), cerca di procurarsi il numero uno del fumetto in edizione originale, l’editore ha iniziato la sua collezione con la (vera) Jaguar nera E Type, quella guidata dal personaggio creato dalle sorelle Giussani.


La Jaguar E Type di Franco Maria Ricci


Castelli, sempre indaffarato con Martin Mystère, negli ultimi tempi è anche fra gli autori di Bonelli Kids, una serie di strisce online con i personaggi della casa editrice in versione “bambina”. 

Ai partecipanti venivano omaggiate alcune strisce, disegnate da Luca Bertelè, nelle quali Castelli interagiva con i Bonelli Kids, un “bambino ad honorem”, definito “Bambino dell’Impossibile” come Martin Mystère è il “Detective dell’Impossibile”. E tanti “bambini dell’Impossibile” sembravano sia gli appassionati che i disegnatori, i quali  dopo pranzo hanno disegnato per ore con nonchalance schizzi per i fan, con  Silver (che a sessant’anni si è fatto una barba da hipster) che ha quasi “adottato” (lui che ha figlie “reali”) dalla bambina di un mysteriano.

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