Il grande ritorno in Germania degli odiosi stereotipi contro gli ebrei

Più ci si allontana dagli anni orribili della Shoah più ritornano a galla gli stereotipi più odiosi nei confronti degli ebrei, non solo degli israeliani. La denuncia in un libro-inchiesta. Perché non è solo xenofobia

Il grande ritorno in Germania degli odiosi stereotipi contro gli ebrei

Foto di A XYX via Flickr

"Io non sono antisemita, è soltanto Israele che aborrisco”, afferma l’antisemita di oggi per difendersi dall’accusa di antisemitismo. In realtà, come i fatti dimostrano, giudeofobia e anti-israelismo sono ormai praticamente indistinguibili, cioè a dire che la “questione ebraica” e la “questione israeliana” sono perfettamente sovrapponibili. Ciò comporta uno sviluppo dell’antisemitismo in Europa come mai si era avuto nei decenni dopo la Shoah. Gli antisemiti odierni “hanno reindirizzato la ‘Soluzione Finale’ dagli ebrei allo stato di Israele, che considerano l’incarnazione del male”. Questa orrenda constatazione ben esprime il senso della fondamentale opera di Monika Schwarz-Friesel e Jehuda Reinharz, Inside the Antisemitic Mind: The Language of Jew-Hatred in Contemporary Germany, pubblicato in Germania nel 2013 e quest’anno negli Stati Uniti dalla Brandeis University Press. Il libro non è uno studio teorico sull’antisemitismo; i due ricercatori tedeschi hanno vagliato, a partire dal 2002, migliaia di email, lettere, cartoline postali e fax inviati da tutte le regioni della Germania al Central Council of Jews tedesco e all’Ambasciata di Israele a Berlino. Si tratta, quindi, di un libro fondato su una massa imponente di documentazione, di dati empirici che rivelano il permanere, e anzi il rafforzarsi, di un odio irrazionale e ossessivo verso gli ebrei, coniugato con la ripresa di antichi stereotipi, erroneamente ritenuti ormai estinti dopo la Shoah.

 

Invece, sta avvenendo il contrario. L’antisemitismo non è più tipico della destra; la sua modificazione nella critica verso Israele è oggi propria della sinistra, a livello popolare come dei circoli più elitari. All’interno di questo contesto, il conflitto tra Israele e il mondo arabo, che risale alla fondazione stessa dello stato ebraico, è oggi rinverdito dagli antisemiti nella forma più “accettabile” di un’opposizione alla politica del governo di Israele, ma si nutre quasi sempre degli stereotipi più odiosi della tradizionale giudeofobia. Così, scrivono gli autori, oggi si è di fronte a una “israelizzazione della moderna giudeofobia”, moderna all’apparenza, antica nella sostanza. Più ci si allontana dagli anni orribili della Shoah – pare di capire – più ritornano a galla gli stereotipi più odiosi nei confronti degli ebrei, non solo degli israeliani. Non si tratta di pura e semplice xenofobia, come alcuni affermano al fine di alleggerire il peso dell’accusa di antisemitismo, ma di un odio specifico contro gli ebrei, demonizzati come espressione assoluta del male. Ritorna in auge uno degli aspetti più radicati della civiltà occidentale, una sua componente sempre viva e vitale, che si diffonde non solo tra la gente comune, ma ora anche nelle componenti più elitarie del mondo politico internazionale.

 

Il caso della Germania è assunto dagli autori come l’esempio probante di questo ritorno massiccio dell’antisemitismo. Secondo Schwarz-Friesel e Reinharz, per i quali la demonizzazione degli ebrei prescinde oggi dall’esperienza atroce della Shoah, si è andato definendo un codice linguistico antisemita, che si serve di termini che una volta erano utilizzati per condannare gli antisemiti e che oggi, invece, gli antisemiti usano per bollare gli ebrei e i loro sostenitori. Il web è la sede principale in cui gli argomenti e le stesse forme linguistiche si ripetono ossessivamente, creando un circuito imitativo che si riproduce continuamente. Così, in questo nuovo codice il termine “nazista” ha subìto un rovesciamento d’attribuzione: sono gli antisemiti e i sostenitori del terrorismo anti-israeliano a servirsene per condannare Israele e i suoi amici, definendoli nazisti. Nel caso tedesco, ciò può attenuare il senso di colpa legato al passato nazista: “L’argomentazione giudeofobica nella Germania odierna combina il rigetto della condanna per il passato con l’attribuzione della condanna agli ebrei per il presente (grazie al rovesciamento assassino/vittima)”.

 

“Il linguaggio – concludono gli autori – deve perciò essere considerato uno strumento di manipolazione”. Considerazione ovvia, ma che assume connotati di estrema rilevanza per lo specifico caso dell’antisemitismo, una piaga che attraversa i secoli senza soluzione di continuità. Allo stesso modo, nei paesi che non hanno avuto un passato nazista i libri intrisi di antisemitismo sono spacciati per critica nei confronti di Israele e l’ostilità verso lo stato ebraico è giustificata in questi termini. In questo modo, l’odio verso Israele e verso gli ebrei si coniuga concettualmente e verbalmente; la conseguenza è che “oggi Israele è condannato come un ebreo collettivo” e perciò si tende “a escluderlo dalla comunità dei popoli o delle nazioni”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    31 Maggio 2017 - 11:11

    Un trio ( molto bravo) di comici napoletani irridendo un certo razzismo nazionale nord-sud avevano una battuta perfida " Noi non siamo razzisti sono loro che sono napoletani !" E' una filosofia che sintetizza l'antisemitismo -ora anche anti -israeliano -che in Europa e in Usa ha sempre avuto infiniti sostenitori. Il nazismo riuscì nell'impresa quasi impossibile dello sterminio di milioni di ebrei anche per la distrazione/collaborazione dei c.d. gentili .A campi di sterminio da pochi mesi liberati in Francia furono profanate tombe ebree. Il Giorno della Memoria fu la grande ipocrisia mondiale ,una bidonata . A presenziare la cerimonia c'erano antisemiti e anti Israele che in seguito senza pudore alcuno, nell'attualità, stanno proponendosi in ogni nazione dell'occidente. E se le destre mantengono un anti di facciata i più accaniti sono i radicali di sinistra per loro delirante amicizia con i palestinesi.Ogni giorno centinaia di ebrei fuggono in Israele dai paesi civili . Civili ?

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