Perché un artista ha covato 10 uova chiuso in una scatola di vetro in un museo

Abraham Poincheval è rimasto seduto per 20 giorni sulle uova e le ha fatte schiudere. Dice che si tratta di un'opera d'arte

abraham poincheval

Abraham Poincheval mentre cova le uova in un museo di Parigi (foto di Jean-Pierre Dalbéra, via Flikr)

Ma è nato prima l'uomo o la gallina? Per più di venti giorni Abraham Poincheval ha covato dieci uova, chiuso in una scatola di vetro all'interno del Palais de Tokyo di Parigi; adesso alcune si sono schiuse e sono nati dei pulcini inconsapevoli di essere parte integrante di un'opera d'arte, intitolata “Egg” con una certa originalità. Poincheval è un artista marsigliese che sta seduto: che sia in cima a un palo alto diciotto metri o dentro una nicchia scavata in una roccia e circondato dai propri escrementi per una settimana, da tempo si propone come una specie di fachiro dadaista o di stilita pretenzioso. In fin dei conti, anche per covare le uova al Palais de Tokyo non ha dovuto che rimanere seduto a lungo.

 

Cos'ha di diverso questa performance dalle precedenti? Perché non ci fa sbadigliare altrettanto, incuriosendoci invece? È che per timore di essere tacciato di ripetitivo (e pigro) Poincheval ha ammantato l'impresa di un intento etico: i pulcini non saranno mangiati ma verranno trasferiti nella trattoria di suo padre, dove, ha dichiarato l'artista, “trascorreranno una vita felice”. L'atto di covare uova in un museo dunque non è solo un modo di comunicare al pubblico qualcosa di enormemente profondo, che comunque mi è sfuggito, ma di dimostrare che, se vogliamo proteggere gli animali, l'unico modo di andare sul sicuro è badare loro dal concepimento alla morte naturale, sostituendoci in questo ad altri animali che si rivelano meno adeguati. Siamo, in altri termini, diventati i garanti della felicità di bestie che probabilmente ci osservano capendoci poco, e cogliendo solo a un livello bassamente intuitivo il nostro tentativo di elevare l'uomo al rango della gallina, che non è un animale intelligente.

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Commenti all'articolo

  • lisa

    24 Aprile 2017 - 19:07

    Però c'è speranza per tutti di essere grandi artisti. Insomma, non devo per forza scrivere come Shakespeare (che intanto tolgono dai programmi nelle università americane per il trigger warning o non so quale altra geniale trovata) o dipingere come Caravaggio. Insomma, con tutto il rispetto per gli artisti in questione, ma mi pianto in mezzo a una strada a covare uova e faccio una specie di street art. Oppure, come Marina Abramovic metto la gente in fila per guardarmi a turno negli occhi, oppure beh, lei si è procurata anche ferite da taglio se non sbaglio. Ma devo essere io la svitata, è evidente che non capisco, insomma, Shakespeare, Dante, sono impegnativi, ma con un un po' di sforzo uno capisce. Qui, proprio brancolo nel buio. La cosa strana è che credo proprio che sarei in grado di covare un uovo molto bene, anche se non scrivo come Alighieri.

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  • luigi.desa

    24 Aprile 2017 - 17:05

    Ricordo che alla Quadriennale di Roma 1962 apparvero water-close bidet ed altre maraviglie .Poi la merda di artista in barattoli fu gratificata arte . E' inspiegabile che ancora qualcuno mostri sorpresa a vedere le infinite produzioni artistiche in ogni settore dell'arte . In lingua inglese Shakespeare Pound o Arhur Miller e i prestigiosi classci sono cibo per pochi e con il Nobel un canzonettaro ( che adoro ) è ora il più cliccato. Dopo il veganesimo e il biologico con l'informatica dominante che entrerà in ogni buco di dell'esistenza umana un qualche Zuckemberg produrrà cibo come quello degli astronautici.Ed io non ci sarò più ,tie!

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