Chi ha letto il libro della Genesi non può scandalizzarsi per una macellazione

“Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo”. Un diario

Chi ha letto il libro della Genesi non può scandalizzarsi per una macellazione

C’è il penale, mi dice al telefono l’allevatore avicolo di una località che rimarrà sconosciuta al lettore. C’è il penale, mi ripete affinché capisca che non può derogare allo stordimento elettrico imposto dalla legge. Fa nulla che ci conosciamo da anni e sa che non lo tradirò, fa ancora meno che imparare la macellazione tradizionale (senza stordimento preventivo) mi serve per motivi morali e letterari: sto scrivendo un libro sulla libertà di alimentazione e questa a volte si accompagna alla libertà di macellazione. Che non esiste: c’è il penale. Salvo che per maomettani ed ebrei beneficiari di speciali deroghe per praticare la macellazione rituale, rispettivamente halal e kosher, che richiede l’animale cosciente al momento della iugulazione. Ma se sei cristiano c’è il penale. Gli faccio presente che quando racconterò di aver ucciso pollame stordito qualche malizioso dirà che così sono capaci tutti. Niente da fare, c’è il penale e mi devo accontentare e mi accontento, anche perché è un mucchio di tempo che sto cercando questa occasione e sono d’accordo con Chesterton, se vale la pena fare una cosa vale la pena farla male. Addirittura legale. Arrivo in anticipo e c’è solo un dipendente che comincio a far parlare: saranno macellati 1.700 polli, la faccenda durerà tre o quattro ore, dall’inizio alla fine sarà presente un veterinario.

 

Che palle, dico io già insofferente. No, dice lui, il veterinario garantisce che vengano seguite le regole a tutela del consumatore, e mi sembra lo dica convinto, non perché subodora in me un ispettore in incognito. Non ci sono più i rurali di una volta, oggi in campagna la pensano come in città, le probabilità di trovare un anarca jungeriano sono ridottissime perfino nei luoghi più sperduti. Mi racconta di abitare in montagna e di aver comprato degli asini per tenere lontani i lupi sempre più numerosi e questa degli asini antilupo è la prima volta che la sento. Per vanteria lo informo che due giorni prima ho mangiato un pavone al forno: purtroppo possiede dei pavoni pure lui ma per fortuna non ne ha mai mangiato uno e così conservo un discreto vantaggio. Li tiene per bellezza e sospetto gli manchi il cuore di ucciderli: sarebbe la loro fortuna visto che gli esemplari più giovani spesso finiscono straziati dalle poiane. La fine che farebbero i 1.700 polli di oggi se fossero liberati da qualche stolto animalista: meglio morire per mano umana da storditi che per becco rapace da svegli (tertium non datur).

 

Arriva l’allevatore, arriva il veterinario, arrivano gli altri dipendenti, nello spogliatoio una ragazza mi consegna il copriscarpe in polipropilene, il camice di carta, la cuffia, la mascherina. Vuole il grembiule di plastica? Serve? Serve per il sangue. Siccome ho una giacca lucchese di sartoria accetto volentieri. E si comincia. Un addetto appende i polli bianchi, per le zampe, alla catena che li trascina starnazzanti verso la vaschetta elettrica da cui usciranno silenziosi e rilassati. Non proprio tutti perfettamente rilassati ma non mi chiamo Giulia Innocenzi e nei casi in cui l’elettronarcosi non compie il suo dovere non vedo problemi se non quello di rischiare una beccata mentre infili le forbici in gola. L’allevatore comincia a tagliare, il sangue comincia a sgorgare dai becchi per poi finire in una capace tinozza. Memore delle frittate di sangue delle nonne chiedo se è prevista una destinazione alimentare.

 

Dovevo immaginarlo: anche qui c’è il penale, la legge lo considera rifiuto, e speciale, e perciò bisognoso di speciale smaltimento. I legislatori sono alchimisti al contrario, maestri nel trasformare un ben di Dio in costo, regole, carte, firme, multe. Mi faccio passare le forbici, ho dimenticato i guanti ma fa lo stesso, sarò ancora più eroico, e comincio a operare a mani nude. I primi polli non vogliono saperne di gocciolare e l’allevatore deve intervenire per completare il lavoro. Con una volontà alfieriana supplisco alla carenza di manualità e verso il decimo uccello comincio a capire il punto esatto in cui serrare le forbici. E anch’io uccido. Lo sognavo da tanto. Fin da quando, ragazzo, lessi per la prima volta il libro della Genesi: “Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo”.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    04 Febbraio 2017 - 23:11

    Ma è proprio una fissazione la Sua, caro Langone. Anch'io sono un carnivoro ma l'evoluzione della società occidentale oltre ai tanti difetti offre il vantaggio di non dover sgozzare il cibo necessario con le proprie mani. Sarebbe troppo superficiale pensare che il Suo sia semplicemente odio per ogni sorta di animali, ma un tantino di patologico ci deve essere senz'altro, altrimenti non andrebbe a sgozzare i polli in omaggio alla Genesi. E meno male che non prende alla lettera il Qoelet, l'Ecclesiaste se non vado errato, anche se almeno lì troverebbe duro pane per i Suoi denti.

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