Taglieri sudati, aragoste bollite e concorrenti simpatici come molari cariati di scena a MasterChef

Heinz Beck domina la doppia puntata che vede eliminazioni più o meno scontate. Simpatica l'esterna a Santorini, con sirtaki e tutti i luoghi comuni sulla Grecia. Compreso il souvlaki e i pessimi dolmades. Noi attendiamo ancora le risse

Mahatma
Taglieri sudati, aragoste bollite e concorrenti simpatici come molari di scena a MasterChef

La prova in esterna a Santorini (foto Ufficio stampa Sky)

Prima di guardare l’ultima puntata di MasterChef ero convinto che per capire la ragione della forza dei tedeschi in Europa bastasse leggere qualche libro di Rusconi o cose del genere, tipo un articolo di Wolfgang Munchau. Le storie su Bismarck, sui prussiani cattivi, sulla Wehrmacht eccetera. Poi ho visto Heinz Beck in veste di giudice e ho capito tutto. L’esordio è stato degno di un gerarca: “E’ bello vedervi così puliti”, ha sogghignato con accento che è una via di mezzo tra il tirolese del nord e il sassone. Rilassato, comunque, anche quando ha cazziato Gabriele per aver cosparso di sudore puzzolente il tagliere sul quale stava facendo a pezzi un enorme pesce San Pietro. Gli ha chiesto solo, gentilmente, di girare il piano di lavoro, perché gli faceva schifo assaggiare un brodetto con gli umori corporei dell’architetto torinese. La prova, a mio insindacabile giudizio, non è che fosse poi chissà tutta sta gran roba. Solo che la spiegazione data da Beck l’ha resa più complicata di un filetto di zebra in agrodolce. Se n’è andato Marco (uno dei due) perché ha presentato un piatto con uno scampo intero avvolto in un involtino semitrasparente adagiato su acqua sporca. Giudici inorriditi, noi pure, e pazienza.


Le immagini della quinta puntata di Masterchef 

Prova in esterna in Grecia, a Santorini. C’era un matrimonio e le due brigate erano chiamate a cucinare per cinquanta invitati. Io poi vorrei capire, nel mondo reale, quale persona assennata darebbe a venti sconosciuti in mano il proprio ricevimento di nozze. Bastianich intervista una signora che spiega le tradizioni tipiche degli sposalizi greci: “Che si fa quando marito e moglie escono dalla chiesa?”. Risposta: “Si tira riso”. Il menù era il solito per chi sulle isole dell’Egeo va a svernare o è stato ad Atene in gita scolastica: salsette di tutti i tipi, yogurt, agnello al forno, spiedini e i dolmades, che personalmente disprezzo (sarà per la foglia di vite che avvolge il ripieno). C’era pure l’aragosta, con il perfido Barbieri che ordinava di farla bollire (al Corriere della Sera, che oggi ha dedicato alle sofferenze del crostaceo un’intera pagina, di sicuro non avrà fatto piacere), facendola così soffrire visto che c’è anche chi pensa di sentirla piangere nel pentolone.

 

Hanno perso i peggiori capitanati da trash Mariangela, che ha deciso di salvare se stessa e ha fatto benissimo. MasterChef è una gara, non una raccolta fondi per bimbi del Biafra. Si compete per vincere, e conta andare avanti il più possibile. I commenti delle vipere lì presenti, per una volta, li lasciamo al vento. Allegria ce n’è poca, Gloria (che pure sembrerebbe bravina, benché finisca sempre al Pressure) è simpatica quanto un molare cariato.

 

Alla fine se n’è andato pure l’altro Marco, che ha scelto il rognone senza saperlo cucinare. Non una gran perdita. L’ha detto pure lui e quindi va bene così. Manca sangue a quest’edizione, speriamo arrivi presto, altrimenti la piega che prenderà MasterChef 6 non sarà troppo bella.

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