Il disastro dell’onestà

La perfetta profezia di Ficarra e Picone sui danni sociali provocati da chi fa scattare “l’ora legale”

Il disastro dell’onestà

Ficarra e Picone

L’onestà che procura lo stesso piacere dei santi negli affreschi delle chiese è però un problema. Cozza con la concretezza della convivenza, l’onestà. E “L’ora legale” – il nuovo film di Salvo Ficarra e Valentino Picone, da domani al cinema – mette in atto una controprova esistenziale ancor prima che politica. Fare la fila, fermarsi al semaforo, non parcheggiare in sosta vietata, rispettare i regolamenti, fare la raccolta differenziata, procedere alla demolizione di una casa abusiva e non reclamare favori – le cose, insomma, tutte ovvie – hanno poi un esito capovolto nella realtà di un paese dove l’onestà messa alla prova dell’amministrazione, arrivata a furor di popolo, scontenta tutti gli elettori fino a farli pentire d’aver voluto il “cambiamento”, eleggendo un sindaco davvero perbene.

 

 

Rispettare alla lettera il programma della campagna elettorale e vedere l’effetto che fa, questo è il meccanismo comico. Ed ecco che l’attualità bussa alla spalla dell’immaginazione, con Aristofane che torna a braccetto tra Salvo e Valentino nella pellicola dove – già solo nel trailer – ognuno può verificare quanto la sapienza della commedia, nell’abilità della sceneggiatura e nella grazia della recitazione, abbia saputo farsi profezia. Tutto parte da uno scrupolo. Un padre di famiglia, un insegnante, è alle prese col diciottesimo della figlia. La vera festa è nella prima prova del dovere civico – votare il sindaco – e quel papà decide allora di candidarsi alle elezioni nel proprio paese, Pietrammare, per far sì che il voto della ragazza non venga sporcato dalla realtà tutta favoritismi, abusi, privilegi e soprusi.

 

Tutto ha inizio da questa delicatezza. Ma anche dall’irruzione della Guardia di Finanza in municipio e questo professore, allora, sull’onda del “finalmente” – il cambiamento, voluto da tutti – sbaraglia il sindaco uscente, un politico vecchia maniera, e così avvia la trasformazione del paese per il migliore dei regali da fare alla propria figlia. Scatta “l’ora legale” quindi, ed è battaglia contro l’illegalità fatta di cumuli d’immondizia, di strade incrostate di automobili, di villette costruite a mezzo metro dal mare e di pubblici servizi preda di assenteisti e profittatori. E’ tutta una massa di spazzatura, di parcheggi selvaggi, di certificati falsi, favori e tangenti generata dalla stessa orda di onesti inevitabilmente destinati a essere l’una e l’altra cosa – civismo e frode, nella consapevolezza o meno di esserlo – nel gioco delle parti.

 

E basta più. E basta anche con l’onestà. Scatta “l’ora legale” e nessuno ci si ritrova. L’onestà che dà il piacere dei Santi sugli altari messa alla prova procura ben più di un guaio. La vecchia politica che crea il consenso ad arte invece, e sempre per le vie storte, non genera quelle complicazioni innaturali determinate dalla nuova politica. Vecchia e sporca qual è, la politica, garantisce il tanto peggio tanto meglio del fuori regola voluto da tutti. Perché “regolare” è solo un intercalare. Così nel canovaccio di Aristofane, ops, così nel film di Salvo Ficarra e Valentino Picone.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi