Maradona va in scena al San Carlo ma per qualche intellò è uno sfregio alla città

Il regista De Simone insorge contro il sindaco De Magistris per lo spettacolo di Siani dedicato al Pibe de Oro

Maradona va in scena al San Carlo ma per qualche intellò è uno sfregio alla città

Maradona nel 1986 (foto LaPresse)

Il regista Roberto De Simone contro il sindaco di Napoli De Magistris per il musical su Maradona che il 16 gennaio va in scena al Teatro San Carlo, con il rapper Clementino e lo stesso Pibe de Oro. De Simone, che è anche compositore, musicologo, docente di Storia del teatro all'Accademia di Belle Arti di Napoli, direttore artistico dello stesso Teatro San Carlo, direttore del Conservatorio di San Pietro a Majella, Accademico di Santa Cecilia e noto traduttore di Puskin dal russo, è un intellettuale di altissimo livello che però di fronte alle contaminazioni non si è mai tirato indietro. Tra i massimi studiosi del folklore musicale campano, per “mettere in pratica” le sue ricerche etnomusicologiche fondò la Nuova Compagnia di Canto Popolare, dirigendola in genere dall’esterno, ma specie all’inizio senza nessuna esitazione a esibirsi assieme a loro col tamburello in mano, o a recitare con il coro una “Cantata dei Pastori” in cui aveva il ruolo di Satana.

Sempre lui mise in scena un “Masaniello” con gli Inti Illimani. Per di più, nel 2005 fu proposto da Rifondazione comunista come candidato a sindaco. Di fronte a quest’ultima “contaminazione” di marca il sindaco De Simone reagisce infuriato. “Il San Carlo è il San Carlo. È un tempio della musica, cosa c’entra il calcio? Ha ospitato Rossini, Donizetti, i più grandi cantanti, i migliori direttori d’orchestra”. “Un’operazione come questa sarebbe inconcepibile a Londra o a Parigi, dove ci sono teatri la cui storia non è paragonabile a quella del San Carlo”.

Pelè e Maradona hanno fatto pace. E chissenefrega

Quando si è stato unico e non si può più tornare ad esserlo, è saggio ritirarsi a vita privata, fare come Greta Garbo o Maria Callas. Si può accettare semmai il ritorno a un ruolo pubblico solo in quanto prova di coraggio di fronte a una malattia. Come per l’appunto è la vanità. 

“Maradona live - Tre volte 10”, scritto e diretto da Alessandro Siani, è “un’unica data mondiale” per festeggiare i 30 anni del primo scudetto del Napoli. Noto estimatore non solo di De Magistris ma anche di Fidel Castro e di Hugo Chávez, Maradona secondo la spiegazione di Siani “per la prima volta su un palco teatrale darà la sua testimonianza d’amore e di libertà mettendo in luce le sue verità e la sua incredibile vita”. E De Magistris: “Non ci vedo niente di male, Maradona è stato un grande dello sport e appartiene alla storia di questa città”.

Alcuni esponenti della sua maggioranza ricordano che proprio De Simone nel 2010 aveva rappresentato al San Carlo l’opera musicale “El Diego - Concerto n. 10”, con musica di Niccolò Paganini e proiezione di alcuni video sullo stesso Maradona. All’epoca il Maestro aveva spiegato di non intendersi di calcio, ma di riconoscere in Maradona “un virtuoso, come Paganini”, “una variante di San Gennaro, di Masaniello”, paragonabile a “un santo, un eroe dell’antichità, un Ercole, un dioscuro”, nei cui confronti i tifosi hanno avuto “un comportamento simile a quello dei rituali dionisiaci”. Questo musical gli sembra invece frutto della decadenza della borghesia napoletana. Il problema è che De Simone si ritiene l’unico autorizzato a fare di queste operazioni? La differenza la fa la musica di Clementino rispetto a quella di Paganini? Oppure, più semplicemente, l’esperienza di De Magistris gli ha fatto capire che a tutto c’è un limite?

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