Ai Golden Globes trionfa “La La Land”. Vera protagonista della serata: Meryl “damn” Streep

Con sette Golden Globes "La La Land" di Damien Chazelle segna il nuovo record per premi vinti da un solo film. Tra le serie tv vincono le inglesi: "The Crown" di Netflix da una parte (era la nostra preferita, a fine 2016) e "The Night Manager" dall’altra.

Ryan Gosling e Emma Stone

Ryan Gosling e Emma Stone (foto LaPresse)

“La La Land” non è un film, è un macinapremi. Ne ha ricevuti sette ieri sera e ha lasciato la concorrenza (i film comedy o musical) totalmente a bocca asciutta.



Vince Damien Chazelle, il regista e sceneggiatore; vincono le musiche, la canzone; vincono i due attori protagonisti, Ryan Gosling (che discorso, il suo: ha voluto ringraziare Eva Mendes, che l’ha seguito e sostenuto per tutto il tempo delle riprese, salutare le sue bambine e scherzare – se vinci devi scherzare, è questa la regola – con Ryan Reynolds: “Ci confondono sempre più spesso; stavolta però va bene”) e Emma Stone.


Gaf diffusa tra le star: in molti, anche Michael Keaton, hanno sbagliato il titolo del film di Denzel Washington, “Fences” (da noi, “Barriere"), che ha visto trionfare la titanica Viola Davis (Miglior attrice non protagonista). Aggiungevano, non si sa perché, anche “Hidden”. Sorpresa “Elle”, che ha vinto sia il Golden Globe come miglior film straniero, sia quello per la Miglior attrice drammatica, con Isabelle Huppert.




Miglior attore drammatico Casey Affleck (per “Manchester by the Sea”), barbuto, che in chiusura ha detto: “Aveva ragione Denzel Washington, qualche anno fa. Dio è amore”. Miglior film drammatico a “Moonlight”: per presentarlo, sul palco è arrivato Brad Pitt, nelle vesti di produttore, che è stato accolto tra gli applausi e le urla. Miglior fim d’animazione, invece, è stato “Zootropolis”: il piccolo sketch tra Kristen Wiig e Steve Carell è stato drammaticamente divertente.




Tra le serie tv, trionfano gli inglesi: “The Crown”, di Netflix, che vince il titolo di Miglior drama e quello di Miglior attrice, con l’emozionatissima Claire Foy, interprete di una giovane Elisabetta II.



E poi “The Night Manager”, che con la coppia Hugh Laurie – Tom Hiddleston si porta a casa i premi per le migliori interpretazioni maschili in una miniserie. Non dimentichiamoci di “The People v. O.J”., con Sarah Paulson, magnifica, eletta – a ragione - Miglior attrice in una miniserie. Miglior serie commedia, o musical, va ad “Atlanta”, che dal 19 gennaio, finalmente, sarà in onda anche in Italia (su Fox).

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Meryl Streep (foto LaPresse)

Per il resto è stata – tutto sommato – una buona serata: bellissimo opening di Jimmy Fallon che ha scherzato sulle note di “La La Land”, aiutato dai protagonisti di serie tv e film; meno bene il suo monologo iniziale, quando si è rotto lo schermo del gobbo (“Ma ehi, è questo il bello!”, ha detto Fallon. “Posso improvvisare, faccio qualche imitazione?”); e semplicemente outstanding, come dicono gli americani, il “momento Streep”: prima, con il discorso di Viola Davis che l’ha premiata con il Golden Globe per la carriera; poi con il suo monologo: intenso, politico, sopra le righe, che ha bastonato potenti e bulli, e che l’ha eletta regina non solo dello star system, ma pure, forse, dell’opposizione a Donald Trump.

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