Le messinscene virali di uno youtuber che gridano “al lupo” sull’islamofobia

Il caso di Adem Saleh, americano di origini yemenite che vorrebbe mostrare (senza riuscirci) il doppio standard delle società occidentali nei confronti dei musulmani

Adam Saleh

Adam Saleh (immagine Youtube)

Adam Saleh è uno youtuber americano di 23 anni, nato a Brooklyn da genitori yemeniti. I suoi due canali contano oltre 4 milioni di iscritti e la sua specialità sono gli scherzi. I video di Saleh superano spesso i 10 minuti di lunghezza e a volte sono “Vlog”, semplici descrizioni in diretta della propria giornata. Alcuni sono semplici burle tra amici, altri potrebbero avere risvolti spiacevoli. Video che ritraggono finte risse in metro, finte sparatorie, rapine inscenate tra amici, spruzzate di inchiostro simpatico ai passanti che sarebbero potute finire peggio. Un altro filone che Saleh e i suoi collaboratori hanno percorso con discreto successo sono i cosiddetti “esperimenti sociali”. Nulla a che vedere ovviamente con le scienze sociali o con qualsivoglia teoria empirica, ma video in cui si cerca di mostrare ai passanti situazioni estreme per giudicare le loro reazioni. Si va dalla ragazza molestata a quella cui viene strappato il chador. C’è poi l’esperimento “onestà” in cui Saleh in vestiti occidentali a Doha e in vestiti etnici arabi a New York, finge di perdere il portafoglio. Il video in Qatar è girato in un centro commerciale, dove tutti lo rincorrono porgendogli il suo effetto personale, mentre a New York lo youtuber passeggia per strada e nei parchi cittadini dove tre ragazzi diversi non gli restituiscono il portafogli.

In un altro video, un amico con vestiti casual passa il controllo di sicurezza dell’aeroporto, mentre un altro con una lunga blusa viene fermato. Sbugiardato dallo stesso video: nel secondo caso il ragazzo è stato fermato per la luce rossa del metal detector, non per il suo aspetto fisico. A Saleh va spesso male quando cerca di mostrare il doppio standard delle società occidentali. Inscenò una rissa due volte di fronte a un poliziotto, sempre in vestiti casual prima e in tunica poi. I ragazzi in tunica vennero fermati, gli altri no. Il video si rivelò una bufala e venne cancellato. Venne dichiarato falso anche il video in cui il ragazzo si filmò dicendo di viaggiare in aereo chiuso in un bagaglio.

Il 21 Dicembre Saleh si trovava con degli amici su un volo Delta Airlines in partenza da Londra per New York. Lo youtuber ha dichiarato in un video di essere stato costretto a sbarcare perché una donna e altri passeggeri si sono detti a disagio nel sentirlo parlare in arabo al telefono con sua madre “che non parla inglese” (sebbene si supponga viva a New York dal 1993). Ha gridato all’islamofobia, filmando la cacciata dal velivolo e trovando eco internazionale sulla stampa, dato che Delta Airlines era stata spesso accusata di razzismo nei confronti di passeggeri musulmani. La compagnia si è difesa dicendo che Saleh e i suoi amici sono stati fatti sbarcare perché disturbavano gli altri passeggeri urlando, tesi confermata anche da alcuni viaggiatori. La star del web, che filma molti momenti della sua giornata, non è riuscita a mostrare in alcun video il razzismo subìto. Come non è riuscita a riprendere un altro attacco islamofobo di cui sarebbe stato testimone durante un volo l’11 settembre del 2015.

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Sbilanciarsi prima di avere una versione completa e imparziale dei fatti sarebbe imprudente. Tuttavia Saleh si è dimostrato un’incallita bufala vivente nel suo passato, nella creazione del suo personaggio e nella sua battaglia contro l’islamofobia, un fenomeno reale che meriterebbe un dibattito serio, piuttosto che messinscene virali. Mehdi Hasan, giornalista britannico di al Jazeera coglie il punto meglio dei soloni liberal, schiacciati tra l’indignazione contro l’islamofobia e la loro crociata contro le fake news. Secondo Hasan potrebbe essere il tipico caso di chi ha passato una vita a gridare “al lupo” per finta, fino a non essere creduto quando il lupo è arrivato davvero.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    03 Gennaio 2017 - 16:04

    La disinformacija bisogna farla bene, almeno alla russa. Non è roba per arabi a meno che i boccaloni siano molto volonterosi e cioè comunisti. Per coerenza dovrebbe emigrare in Yemen, dove la sua taqqiya verrà molto apprezzata prima che gli venga tagliata la gola grazie al passaporto USA. Oppure a casa Boldrini, dove troverà attento ascolto e comprensione entusiastica.

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