“Chi sono gli sciacalli che vogliono fare la pelle a Israele”. Parla Ruth Wisse

“La cosa più importante da capire è che l’antisemitismo non riguarda gli ebrei, ma coloro che organizzano la loro politica contro gli ebrei per distogliere l’attenzione da ciò su cui stanno cercando di farla franca”

Giulio Meotti

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(foto LaPresse)

Roma. La prende alla lontana, Ruth Wisse. “L’antisemitismo è l’organizzazione della politica contro gli ebrei”, dice al Foglio la massima esperta al mondo di letteratura yiddish, 80 anni. Nata a Czernowitz, in Ucraina, come il poeta Paul Celan, oggi Wisse è docente a Harvard, dove è considerata una delle massime studiose della cultura ebraica contemporanea. “Da quando fu formulata nel 1870, questa politica è una strategia antiliberale che unisce destra e sinistra, laici e religiosi, radicali e tradizionalisti. Ha la funzione di unire in una coalizione elementi divergenti e altrimenti ostili. Fu questa la base dell’alleanza arabo-sovietica alle Nazioni Unite che permise di approvare la risoluzione del 1975 sul ‘sionismo uguale razzismo’. E questo vale anche oggi”. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, infatti, ha approvato la risoluzione 2334 che condanna Israele per i suoi insediamenti, ma de facto gli porta via anche la “legalità” di una Gerusalemme unita. “Non c’è niente di nuovo nel tentativo dell’Onu di organizzarsi contro Israele. Ciò che è nuovo è che gli Stati Uniti si siano uniti a quelli che Daniel Patrick Moynihan, ambasciatore americano al Palazzo di vetro, definì gli sciacalli”.

Mentre il medio oriente brucia, la massima istanza politica mondiale attacca e demonizza lo stato ebraico. “La cosa più importante da capire è che l’antisemitismo non riguarda gli ebrei, ma coloro che organizzano la loro politica contro gli ebrei per distogliere l’attenzione da ciò su cui stanno cercando di farla franca”, dice Wisse al Foglio. “Gli ebrei e Israele non sono implicati in questi attacchi contro di loro. Essi possono essere danneggiati, ma non sono mai colpevoli delle accuse mosse contro di loro. La domanda è sempre circa la colpevolezza di chi li attacca. Cosa stanno nascondendo? Che cosa stanno tramando? Perché hanno bisogno di organizzare la loro politica contro gli ebrei?”. Domande da rivolgere al Consiglio di sicurezza dell’Onu. “La guerra contro gli ebrei da quando è stato formulato l’antisemitismo nel 1870 è una guerra contro i valori della civiltà occidentale”, prosegue Wisse. “Questa è stata la base della guerra araba contro Israele sin dalla sua fondazione e trovo pericoloso il voto dell’attuale Amministrazione perché mina i valori su cui è stata fondata l’America”.

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“I miei figli sono a Tel Aviv, io resto legato all’Europa. Qui non c’è futuro per noi ebrei: i progressisti ci accusano di ogni male del mondo islamico, come è successo all’Onu”

L’Europa tutta ormai si sta schierando contro Israele. “L’Europa dovrà preoccuparsi di se stessa. La mia famiglia ha avuto la fortuna di fuggire dall’Europa nel 1940. La mia preoccupazione attuale sono gli Stati Uniti. L’aggressione del presidente e del suo segretario di stato è in definitiva contro ciò che la maggior parte di noi crede che l’America rappresenti. Questo è ciò che ha sconvolto il paese e a ragione. Obama è sempre stato ostile a Israele. E’ un prodotto sia della chiesa del pastore Jeremiah Wright sia della sinistra radicale che ha formato una coalizione con gli arabi. Israele non potrà mai essere isolato finché ci sono nazioni civili o nazioni sulla loro strada per diventare ‘civili’. Uno dei modi per identificare l’orientamento politico di un paese o di un partito o di un leader è quello di guardare al loro atteggiamento verso Israele. Da qui si vede la differenza tra l’Egitto di oggi e l’Iran, ad esempio. Israele prevarrà. Non sono altrettanto sicura di coloro che si sono messi contro lo stato ebraico. Tutti coloro che organizzano la politica contro gli ebrei dovrebbero ricordarsi il destino di Haman e di Hitler”. 

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