Il senso dello spettacolo nella morte di Debbie Reynolds

Lo scatto con la figlia dietro le quinte e la mamma sul palcoscenico a noi ricorda una scena di “Eva contro Eva”: c’era un mestiere difficile da imparare

Debbie Reynolds

Debbie Reynolds (foto LaPresse)

Abbiamo qualche scrupolo a guastare l’atmosfera funeralesca. Non sempre abbiamo voglia di fare Franti l’infame che sorrise (da “Cuore” di Edmondo De Amicis – detto anche Edmondo De’ Languori – scrittore amatissimo da Abraham Yehoshua: tutti si inchinavano alla parata e l’infame sorrideva alla vista di un soldato che oggi si direbbe “fisicamente svantaggiato”). Quando circolano le foto della figlia che da dietro le quinte osserva la madre – e quando circolano i tweet di Todd Fisher che ritrae la sorella e la madre nei loro migliori travestimenti cinematografici – bisognerebbe capire che non è aria.

Lo facciamo lo stesso, in via preventiva, per difenderci dai film grondanti sentimentalismo in arrivo nei prossimi mesi. Per esempio, “Moonlight” di Barry Jenkins (i neri sono blu sotto la luna, scoprono di essere gay, praticano pochissimo, una decina di anni dopo vanno a trovare l’amor di gioventù, che quell’episodio neppure lo ricorda). Per esempio, “Arrivals” di Denis Villeneuve: alieni a forma di polipo, che quando intendono parlare schizzano nero di seppia (servono il talento e l’applicazione della linguista Amy Adams per decifrarli, e quel che hanno da dire vi lascerà secchi). Per esempio “Manchester By the Sea” con Casey Affleck curvo sotto il peso di tragedie familiari. Toccherà aspettare “Trainspotting 2” per qualche brivido (anche se i seguiti con giovanotti e droghe sarebbe meglio evitarli).

 

Debbie Reynolds e Carrie Fisher, troppo litigiose per stare lontane

“Quindi avresti preferito avere Joan Crawford come madre”. Ti voglio bene, ma smettila di morire

 

Hollywoodianamente – e tenendo conto che il rapporto tra Carrie Fisher e Debbie Reynolds era in stile “Mammina cara” (libro e film tratti dalla vita vera della figlia di Joan Crawford, metro di misura per le relazioni in cui nessuna vuole più sentire nominare la rivale) – più che il crepacuore viene in mente il senso dello spettacolo. L’ultimo estremo tentativo di rubare la scena.
Prima che arrivino gli insulti – siamo sicuri però che Carrie avrebbe riso, aveva uno sguardo sulle faccende da sopravvissuta che ne ha superate tante – vorremmo fare in tempo a dire che lo scatto con la figlia dietro le quinte e la mamma sul palcoscenico a noi ricorda una scena di “Eva contro Eva”: c’era un mestiere difficile da imparare. Todd Fisher, fratello di Carrie e figlio di Debbie, ha fatto disegnare da Ricky LaChance la principessa Leila abbracciata a una figurina con cappello e impermeabile (era mamma Debbie giovanissima in “Cantando sotto la pioggia”, doppiatrice che porta via il ruolo a un’attrice dalla voce sgraziata, era appena arrivato il cinema sonoro). E giù altre lacrime, non si fa altro quest’anno.

P.S.: dovessimo essere condannati alla galera per irriverenza, vogliamo dividere la cella con il comico Steve Martin. Il poveretto è stato messo in croce per aver scritto nel necrotweet di Carrie Fisher “a beautiful creature”. La polizia del pensiero lo ha trovato offensivo e ha preteso il ritiro della calunnia sessista.

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