Cattolica, non vuole fare lezione sui preservativi. Licenziata

Succede negli Stati Uniti. “La mia fede cattolica mi insegna che la contraccezione è sbagliata", dice la donna

Cattolica, non vuole fare lezione sui preservativi. Licenziata

(foto di <flickr<9

Cacciata dal suo posto di lavoro per essersi rifiutata di tenere dei corsi sul controllo delle nascite perché contraria al suo credo cattolico. E’ successo in Texas a Karen Alexia Palma, giovane donna di 32 anni arrivata negli Stati Uniti dal Guatemala all’età di soli 5 anni, che lavorava come “health worker” (incaricata di corsi di educazione sanitaria) per conto della Legacy Community Health (Lch), fino a quando il suo datore di lavoro non ha deciso di licenziarla. “Dall’età di 5 fino ai 15 ho sofferto abusi verbali e fisici da parte di mia madre”, ha dichiarato Palma. “È stato uno dei periodi più difficili della mia vita ed è stato sopportabile solamente perché mi sono avvicinata al cattolicesimo”. Mercoledì, Palma, cattolica osservante, ha presentato un ricorso per discriminazione contro la Legacy Community Health, presso la Equal Employment Opportunity Commission, sei mesi dopo dal licenziamento, con la speranza di poter essere reintegrata. Inizialmente, come lavoratrice part-time, era incaricata di dare corsi di “pianificazione familiare” tre volte al mese e, secondo quanto riportato dal Washington Post, il suo datore di lavoro era accomodante in merito alle sue convinzioni religiose. “Per un anno e mezzo, la Legacy Community Health è stata accomodante per rispetto del suo credo, concedendole di proiettare un video di 20 minuti sul controllo delle nascite invece di costringerla a parlarne personalmente con i suoi pazienti”, ha scritto il Washington Post.

“Un’infermiera registrata era presente (prima, durante e dopo la proiezione, ndr) e rispondeva alle domande dei pazienti sui metodi contraccettivi”, ha precisato il quotidiano americano. Questa “religious accomodation”, eccezione che le era garantita per il suo credo, “non causava nessun aumento della mole di lavoro ai suoi colleghi, né difficoltà al suo datore di lavoro”, ha detto Palma. “Inoltre, non ha influenzato la maggior parte di ciò che ho fatto come educatrice sanitaria”, ha assicurato. Tutto però è cambiato bruscamente a giugno di quest’anno, quando la Lch l’ha costretta a tenere corsi sui metodi contraccettivi, calpestando la sua sensibilità religiosa. “La mia fede cattolica mi insegna che la contraccezione è sbagliata. Non posso tenere dei corsi che violano le mie convinzioni religiose. Metterò sempre la mia fede prima di tutto”, ha detto al Wp. Soltanto la sua fede l’ha dissuasa dal suicidio quando era una teenager e soltanto la sua fede le ha permesso di superare i momenti difficili della sua vita, ha detto.

 

Abbiamo il diritto di non mandare i figli a lezione di educazione sessuale

Se io proponessi al ministro Giannini di mandare nelle scuole insegnanti di metodi naturali a parlare di castità prematrimoniale lei obietterebbe sicuramente, e a ragione, che non tutti i genitori sono d’accordo con questa idea della sessualità.

 

La donna aveva anche trovato un sostituto per tenere i corsi sui metodi contraccettivi, secondo quanto raccontato dal Wp, ma non è comunque riuscita a convincere il suo datore di lavoro. Ciò che fa ancora più male, però, è il silenzio politico e mediatico attorno a questo inquietante episodio di discriminazione religiosa, il doppiopesismo di certa stampa che alza il ditino solo quando di mezzo c’è l’islam. Nessuna levata di scudi dal mondo liberal, nessun editoriale indignato del New York Times, che preferisce fare le paginate sull’irredimibile occidente islamofobo. Il cattolicesimo passa ancora una volta in secondo piano.

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Commenti all'articolo

  • Silvius

    06 Agosto 2017 - 19:07

    Trovo che Il Foglio potrebbe essere un grande giornale, e invece cade su questi scadenti, ideologici, illogici e indifendibili articoletti. Cosa c'entra mettere sullo stesso piano la fede di questa signora con il lavoro e i diritti dei pazienti o clienti? Credo che direttore e colleghi siano stati fin troppo accomodanti. Allora assecondiamo la pretesa che le donne siano visitate da un medico donna per non calpestare un'altra fede? È proprio questa crociata contro la presunta dittatura del politicamente corretto, a renderlo forte. Cosa c'entra il rifiutarsi di fornire un servizio per cui si è pagati con i motivi di tale rifiuto. Se dicesse che rifiuta perché musulmana, allora Lei cosa direbbe? Ma insomma, un po' di logica, per favore!

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