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Cosa ne facciamo del 6 avanti Cristo, o del perché senza Bibbia non si può studiare filosofia

La nascita di Gesù, nel suo essere stata retrodatata di sei anni rispetto allo 0, viene trattata come qualsiasi altro evento verificabile

Cosa ne facciamo del 6 avanti Cristo, o del perché senza Bibbia non si può studiare filosofia

Come la mettiamo col 6 avanti Cristo? Arriva sempre, nel bel mezzo della spiegazione, un momento in cui bisogna fare un po’ di catechismo perché ci si accorge di sguardi smarriti più o meno diffusi. Ad esempio, parlando di Kierkegaard, un professore deve menzionare “Timore e tremore” e lascia cadere en passant che, ovviamente, il titolo è una citazione; prima però di riprendere fiato e continuare senza perdere il filo si avvede di occhi sgranati che indagano il suo viso ricercando un appiglio, un suggerimento somatico sulla misteriosa fonte di questa citazione, un arricciarsi del labbro che sottintenda trattarsi di una battuta o di un’esca per controllare che stessero attenti. Invece. Allora è necessario interrompersi, dire ai ragazzi di prendere la Bibbia, ricordarsi che ragionevolmente nessuno porta la Bibbia nello zaino quindi far ricercare sul computer di classe il passo da proiettare sulla lavagna multimediale: Filippesi 2, 12, “obbedendo come sempre attendete alla vostra salvezza con timore e tremore”.

 

Oppure capita il “Timeo”, in cui Platone spiega come il demiurgo fabbrichi il mondo sul modello delle Idee, e c’è da sottolineare che si tratta di qualcosa di molto diverso dal Dio della creazione biblica. Ciò presuppone che conoscano la creazione biblica. Tanto vale fare un riassuntino delle prime righe della Genesi sperando che non facciano troppe domande sul momento in cui il Signore costruisce il firmamento per separare le acque che sono sotto il cielo dalle acque che sono sopra il cielo. Ha ragione Matteo Righetto quando, sul Foglio del 5 novembre, propone di trasformare l’ora facoltativa di religione in ora obbligatoria di lettura della Bibbia poiché al testo sacro si rifanno, più o meno espressamente, secoli di cultura occidentale che a scuola vengono studiati passando in cavalleria sull’esegesi. Proposta troppo intelligente per sperare di essere mai accolta, anche se faciliterebbe l’insegnamento della filosofia.

 

Prendiamo Platone: in teoria potrei anche evitare di esporre le differenze fra Timeo e Genesi però ciò implicherebbe dover nascondere che, negli anni in cui Gesù era sulla terra, Filone Alessandrino giudeo commentò il Timeo trasformando il demiurgo in qualcosa di molto simile al Dio del Pentateuco. Saltiamo anche questo, considerandolo un trascurabile equivoco o un atto di malafede? Allora ci perdiamo l’impatto fra grecità e giudeo-cristianesimo che avrebbe determinato lo sviluppo della filosofia nel Medioevo. Saltiamo anche la filosofia medievale, già che stiamo? Credo che il fulcro della questione sia in realtà l’approccio storiografico. Fra Sei e Settecento la Bibbia era usata tanto come libro di lettura per ragazzi (contiene racconti meravigliosi e le prime donne nude) quanto come contenitore della storia. Dalla creazione datava il mondo e presentava l’ordine e il senso degli eventi che avrebbero portato al presente; pertanto i suoi contenuti erano letti in quanto verità documentali anche lì dove sarebbe dovuto sorgere qualche dubbio. Adesso la didattica cede alla tentazione opposta. Avendo relegato la religione in un’ora facoltativa a sé stante, ha depotenziato l’importanza dello studio di contenuti religiosi nelle altre materie, anche quando hanno credibilità storica e conseguenze epocali.

 

La questione si pone prepotentemente proprio in questa stagione in cui tutti celebrano la nascita di Gesù, che nel suo essere stata retrodatata di sei anni rispetto allo 0 viene trattata come qualsiasi altro evento verificabile. E’ storia o non è storia? Dalla risposta dipende molto. In un caso possiamo imbastire un complesso discorso sul fatto che la fede negli eventi di quel determinato momento ha cambiato il modo in cui il mondo si è percepito nei due millenni successivi. Oppure possiamo derubricare l’evento a mitologia o espressione di spiritualità e far apparire buona parte degli eventi che facciamo studiare successivamente come follia di sentimentali, fanatici, visionari. Dunque fateci sapere: cosa ne facciamo del 6 avanti Cristo? 

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    08 Gennaio 2017 - 18:06

    Mi creda Gurrado, ai miei tempi non solo c'era l'ora di religione che nella scuola dov'ero io erano due, essendo scuola gestita da religiosi, ma una volta al mese c'era anche il compito di religione e le assicuro che nessuno mai ci parlò della Bibbia e raramente dei vangeli se non per le più banali ovvietà. Figuriamoci nelle scuole statali. Ho sempre trovato durante tutta la mia vita, purtroppo, sacerdoti con scarsissimo cultura e assai meno entusiasmo. Poi un giorno mi sono trovato in Irlanda e una Domenica ho ascoltato la messa in una chiesetta di periferia e ho trovato il mio sacerdote. Siamo diventati amici e malgrado la distanza ci sentiamo spesso. Parliamo molto della Bibbia ma anche di calcio e a volte... anche di donne. D'altronde ne parla anche la Bibbia.

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