Lucien Goldmann ultimo teorico del comunismo? Nulla di più falso

Pacata replica a quanto scritto da Giorgio Pressburger nel Corriere della Sera.

Lucien Goldmann

"Il quarto stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Sul Corriere della Sera, Giorgio Pressburger ha rievocato la figura intellettuale e morale di Lucien Goldmann presentandolo come “l’ultimo grande teorico del comunismo”. Nulla di più lontano dalla realtà. E’ vero che Goldmann si formò alla scuola marxleninista di György Lukács, ma le sue conclusioni, sia teoriche che politiche, furono diametralmente opposte a quelle del maestro. Questi rimase sempre fedele all’idea che la missione storica del comunismo era quella di annientare il capitalismo, bollato come un sistema corrotto e corruttore. Per contro Goldmann – in quel bellissimo libro che è L’illuminismo e la società moderna – prese atto che “l’esperienza di quarant’anni di storia della società socialista aveva dimostrato che l’abolizione dell’economia di scambio e di mercato, in una società dove l’economia veniva pianificata da un organo centralizzato, aveva posto in grande pericolo i valori culturali e umani che lo scambio aveva sviluppato nel pensiero della società occidentale e che erano in sostanza i valori dell’illuminismo, cioè “il diritto di esprimere la propria opinione sotto qualsiasi circostanza politica e sociale, di poterla difendere per mezzo del libro e della stampa, il rispetto nei confronti di tutti gli individui, eguali dinanzi alla legge, la tolleranza in campo religioso e ideologico”.

Scruton demolisce Slavoj Zizek

Nelle mani di Zizek, “l’ideologia diventa un giocattolo” come “tutti i misteriosi incantesimi della liturgia lacaniana”. “Zizek loda il ‘terrore umanistico’ di Robespierre e Saint-Just. Non importa che quel terrore abbia portato alla detenzione di centinaia di migliaia di persone innocenti e alla morte di altrettanti".

Siamo, come si vede, su un altro pianeta etico-politico rispetto non solo alla Distruzione della ragione di Lukács – un’opera profondamente stalinista e attraversata da parte a parte da un inquietante furore teologico, ma anche rispetto alla Dialettica dell’Illuminismo, nella quale Theodor Adorno e Max Horkheimer, distorcendo la realtà storica, non ebbero ritegno alcuno a sentenziare che “l’Illuminismo era totalitario” e, come tale, responsabile della natura intrinsecamente perversa della società centrata sul mercato e sulle istituzioni liberali. Invece Goldmann – pur essendo stato per un lungo periodo sotto la sciagurata influenza dell’ideologia bolscevica – capì una cosa di fondamentale importanza; e cioè che c’è un modo sicuro per imboccare la via della regressione storica: condannare il liberalismo come l’ideologia di legittimazione degli interessi e dei privilegi della borghesia plutocratica, laddove esso è stato – e continua ad essere – una rivoluzione epocale. Certamente, il liberalismo non rappresenta la risposta a tutti i problemi che oggi travagliano l’umanità. Ma, altrettanto certamente, da esso non si può prescindere. Come non si può prescindere dalla lezione di Goldmann. 

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