L’anno prossimo, a Roma, l’albero di Natale fatelo di plastica. Conviene

Brutto, vecchio e con quelle luci. Umile lettera di un abete

L’anno prossimo, a Roma, l’albero di Natale fatelo di plastica. Conviene

L'albero di Natale di Piazza Venezia a Roma

Ma chi me l’avrebbe detto mai che mi sarei ridotto così? Stavo in mezzo alla neve con gli sciatori fuori pista, gli scoiattoli, i ghiri, i camosci, tutti amici, li conoscevo bene tutti, anche gli escursionisti estivi con gli zaini e la colazione al sacco pieni di panini ripieni fregati dalla colazione dell’albergo. E adesso? A Roma! Vabbè, m’ero detto, dai, un bel finale di carriera nella città più bella del mondo, a piazza Venezia, davanti al Milite Ignoto, davanti a via del Corso, ci posso stare! Poi però quel sandalo di cemento che, ve lo dico, un po’ mi stringe le radici, e pure quelle liane di acciaio che mi trattengono dal ponentino serale, non è che mi facciano proprio piacere. Ti mettono le luci, m’hanno detto, ti piacerai di più. In effetti, tra tutti i miei colleghi ne ho conosciuti tanti molto più belli di me. Prendete loro, non è meglio? Io a che vi servo? Sono brutto, sono vecchio, vi dirò, sono pure stanco. Niente! No! Per te deve essere un onore! Siccome sono di buon carattere ho pensato “carini ad avere questo pensiero”. Ma le luci che hanno scelto le avete viste?

 

Io me ne intendo di luci, da lontano ne ho viste tante, quelle dei paesini miei, lassù in montagna ci tengono, le fanno bene. Adesso pare che me ne mettano altre, ma pesano, già me le sento addosso. Sono stanco ve l’ho detto. E poi luci o non luci, di giorno non faccio una bella figura comunque, e mi tocca pure sentire le proteste di tutti, i ragazzini non vogliono fare le foto sotto di me con i genitori, piangono, è brutto, dicono. Mi prendono in giro anche su internet… io un po’ mi vergogno, però non è colpa mia, è una vita che sono così, sin da piccolo non ho mai promesso bene, e dopo un po’ (la vita t’insegna tante cose) ho pensato meglio così, nessuno mi si fila, sto qui, mi faccio le stagioni e alla fine quando sarà sarà, una slavina, una cosa così, divento legna da ardere o ci rifanno una stanza di un albergo a tre stelle superior. E poi l’aria, ma che davvero a Roma state così, ma come fate a respirare? Mi hanno detto tranquillo adesso c’è il blocco. Di domenica? Ma che ci faccio? Io sono abituato a un’aria fresca che qui ve la sognate! Ma infatti io, vi giuro non ci volevo venire, anche perché ho capito che quest’avventura non finisce bene: pare infatti che dopo il 7 gennaio, che faccio, torno su? No! Nemmeno. Me ne vado gratis smaltito in un posto, mi dicono “l’umido”, non ho ancora capito bene dove. Che tristezza! Però come dicono a Roma “a chi tocca non s’ingrugna”! E quindi vi auguro un Buon Natale… … il vostro.

 

P. S.: posso esprimere un desiderio a nome di tutti i miei amici? L’anno prossimo fatelo di plastica, su Amazon la consegna è gratis! 

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