Non solo 13 minuti di applausi. Perché la prima della Scala è stata un successo

Indovinata la scelta di riproporre la versione originale dell’opera di Puccini, sensazionali il direttore musicale Chailly e l’orchestra. Da rivedere la regia e la diretta della Rai

teatro alla scala madama butterfly

Un momento della prima di ieri sera alla Scala di Milano (foto: Teatro alla Scala)

Tredici minuti di applausi. Nessun fischio o mugugno. Fiori dai loggioni. E’ stato un successo. Quando si parla della prima del Teatro alla Scala si scivola facilmente nell’ovvio. La prima per eccellenza è un contenitore mondano, politico e sociale come pochi. Spesso questi aspetti oscurano il lato musicale soprattutto quando, come ieri, non ci sono proteste dal loggione. Questo il primo merito di Riccardo Chailly (direttore musicale): aver riportato al centro la musica, richiedendone il suo spazio vitale all’interno del teatro. Non l’ha fatto censurando aspetti mondani che solo i puristi dell’aria fritta censurano, ma spiegando, proponendo, suonando e valorizzando un certo tipo di musica. Così Madama Butterfly di ieri sera alla prima della Scala è stata il culmine di un evento musicale che da giorni si realizza in diversi luoghi e modi in città.

 

Sciagurata Butterfly

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E’ stato un successo riproporre la versione originale, quella del 1904, della Butterfly. Sì, perché poco ascoltata (di solito è eseguita la versione in tre atti), molto suggestiva con questo secondo atto lungo che descrive bene il calvario che porterà alla morte Cho-Cho-San. Chailly sceglie un cast di livello internazionale pur non facendosi prendere dall’ansia da stella della lirica. Allora si scopre Maria José Siri che, pur un po’ legata nelle linee e movenze giapponesi, pur non somigliante, fisicamente parlando, a una ragazza di quindici anni, si scioglie via via sulla scena interpretando una partitura che per più di due ore la vede impegnata in gesta vocali difficilissime. E’ lei la protagonista anche quando il fedifrago Pinkerton (il talentuosissimo e giovane tenore Bryan Hymel) duetta in scena con lei e tende, con il suo ruolo gagliardo e la sua mole massiccia, a sovrastarla. La Siri è stata insieme a Chailly l’interprete più chiamata sul palco del teatro. Si comprendono bene le lacrime che hanno accompagnato i suoi ringraziamenti al pubblico scaligero. Benissimo anche Suzuki, Annalisa Stroppa. In quest’opera non è solo la servitrice ma è l’alter ego di Cho-Cho-San. Ne incarna la ragione (che Butterfly perde spesso), dice quello che la protagonista non vuole dire, guarda ciò che lei non vuole guardare. Una spalla splendida e un’artista tra le migliori nel ruolo.

 

Un attimo non possiamo non dedicarlo all’Orchestra del Teatro alla Scala. Una partitura quella di Puccini non semplice, piena di insidie. Mai una sbavatura, un eccesso, un tempo poco appropriato. E’ merito di Chailly si diceva ma è merito anche di questa realtà che sta crescendo e si sta affermando in territorio internazionale come la città che la ospita.

 

Madama Butterfly, opera tragica e accurata ma inevitabilmente comica

La determinazione di Cho Cho San nel riprodurre a casa propria il costume americano ha la stessa artificialità con cui abiti di scena, locandina e libretto della Butterfly cercavano di riprodurre il costume giapponese

 

Quello che non ha convinto è la regia di Alvis Hermanis. Per fortuna con Chailly il rischio di regie fuorvianti è scongiurato. Fatto sta che non convince la scelta di evidenziare in maniera esasperata la “giapponesità” dell’opera con trucco e vestiti molto presenti,  l’elemento floreale a tratti invadente. Anche le movenze richieste a Butterfly e Suzuki, se pur riprese dal teatro di tradizione, risultano in alcuni momenti fiaccanti e un po’ giustapposte. La scenografia reticolare è molto interessante perché da un lato descrive i meandri di una complicata vicenda psicologica, dall’altro rende bene i cambi di stati d’animo dei personaggi.

 

Un ultimo particolare per chi ha visto l’opera in tv. Per la prima volta una prima andava in diretta sul primo canale della rete nazionale (preferiamo dimenticare il fallimentare esperimento con il "Macbeth" del 1997). Cosa non scontata (non avviene così in altri paesi) ma alcuni appunti vanno mossi. E’ stato tagliato il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella letto dal sovrintendente Alexander Pereira; tagliata l’ovazione (meritata) per il direttore Chailly; c’è stato un blocco delle telecamere che per alcuni minuti ha trasmesso con una sola laterale. All’ingresso sul palco della protagonista per i meritati applausi è stata lanciata la pubblicità. Errori questi che se commessi quando si trasmette “Ballando con le stelle” non è possibile replicare a una prima della Scala.

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