“Black Mirror”, per davvero. Così la Cina vuole una società a punteggi

Un reportage del Wsj sul sistema del “credito sociale”

Eugenio Cau

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shanghai

Una via di Shanghai

Roma. A Shanghai c’è un quartiere dove lo stato dà un punteggio a ogni cittadino e in cui ogni azione contribuisce a variare il rating. In questi quartieri, che oltre ad alcune zone di Shanghai sono altri distretti in giro per la Cina, i cittadini con un alto punteggio camminano a testa alta e con la consapevolezza di essere un modello per gli altri, mentre i punteggi più bassi sono isolati e reietti. Il sistema è ancora parziale e in fase di sperimentazione, ma il progetto finale è questo: chi infrange più volte il codice della strada, chi non ripaga i propri debiti, chi ritarda nei pagamenti delle bollette, chi ha la fedina penale sporca, chi butta la spazzatura dalla finestra (in Cina può succedere), chi non dimostra abbastanza pietà filiale (secondo la legge i genitori anziani possono denunciare i figli adulti che li trascurano), chi non paga il biglietto dell’autobus, chi ha contatti online con persone sospette, chi posta su internet materiale non idoneo perde punti.

 

Chi invece ha una buona carriera scolastica, chi è un figlio modello, chi paga i suoi debiti, chi ha un buon profilo di credito e chi è un buon consumatore in base alla storia completa del suo shopping online guadagna o mantiene i suoi punti. Una serie di algoritmi mette in fila infrazioni e comportamenti corretti (che sono molti di più di quelli descritti) e calcola i punteggi complessivi. Perdere o ottenere punti non è un gioco. Chi ha un punteggio troppo basso non può ottenere prestiti dalle banche, imbarcarsi sugli aerei o viaggiare sui treni ad alta velocità. Non può andare all’estero, essere assunto dal governo e navigare liberamente su internet. Gli alti punteggi pagano meno l’assicurazione e hanno accesso preferenziale ai servizi sociali come gli asili e la sanità, possono fare check in negli hotel di lusso o ottenere dei bonus nei test d’ingresso delle scuole più prestigiose. In alcune aree, con cadenza regolare, sono pubblicate delle “liste rosse” con i nomi dei cittadini che si sono comportati bene e le amministrazioni (senza renderle note) hanno delle “liste grigie” con i nomi cattivi. Se questa storia vi sembra familiare è perché forse l’avete già vista in tv. I legislatori cinesi sembrano aver strappato una pagina dalla sceneggiatura di “Black Mirror”, la serie di Netflix di storie distopiche, una delle quali riguarda un mondo in cui ciascuno ha un punteggio determinato dal suo comportamento pubblico e dal gradimento delle altre persone. La società descritta dall’episodio di “Black Mirror” è perfettamente ordinata ma sottilmente repressiva, e questo sembra il risultato che il governo cinese vuole ottenere quando scrive nei documenti ufficiali che in base al nuovo sistema di punteggi, o di “credito sociale”, “i meritevoli di fiducia potranno andare ovunque sotto al cielo mentre gli screditati faranno fatica anche a fare un singolo passo”.

 

Questo obiettivo è ancora lontano. Il piano descritto finora fa parte di un ampio progetto – annunciato a grandi linee l’anno scorso e precisato nei mesi – che dovrebbe trasformare la società cinese entro il 2020, ma che per ora è in fase di test parziale solo in alcune zone, tra cui distretti di Shanghai e Hangzhou. Josh Chin, reporter del Wall Street Journal, è andato nelle zone sperimentali a vedere come il nuovo sistema di “credito sociale” funziona davvero e nel suo articolo, come in “Black Mirror”, si respira un senso artificiale di soddisfazione: se ti comporti bene non hai nulla da temere, ci sono molte speranze che il sistema aiuti a rendere migliore la convivenza civile e in generale i cinesi sono meno preoccupati per la privacy degli occidentali. Finora il sistema funziona solo in parte: per esempio, il comportamento online non concorre ancora alla formazione del credito sociale, e non è ben chiaro in che modo potrà farlo. Anche la raccolta di dati dalle varie agenzie del governo è difficoltosa. Ma Chin ha parlato con persone già danneggiate perché hanno perso punti, come il coproprietario di una agenzia di viaggi che, dopo aver perso una disputa legale, è stato bandito dai viaggi in aereo. 

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