È morto Vittorio Sermonti, che raccontò la Divina Commedia (e non solo) agli italiani

Scrittore, saggista, traduttore, regista di radio e tv, giornalista, docente. Aveva 87 anni. Il suo ultimo romanzo, un'autobiografia, era arrivato terzo al premio Strega

vittorio sermonti

Vittorio Sermonti

È morto a Roma Vittorio Sermonti, insigne studioso di Dante. Scrittore, saggista, traduttore, regista di radio e tv, giornalista, docente, Sermonti era nato a Roma nel 1929. Si è spento ieri sera alle 20.50 all'ospedale Sandro Pertini.

 



  

La sua ultima opera, il romanzo autobiografico "Se avessero", è stato nella cinquina del premio Strega. “Vittorio Sermonti”, scriveva Roberto Persico sul Foglio, “l’io narrante/narrato di ‘Se avessero’, da poco uscito per Garzanti, all’epoca ha sedici anni ancora da compiere; e attorno a quel punto riannoda i fili, sparsi, dell’intera esistenza”. È il racconto, dunque, di una famiglia agiata, villa a Roma di tre piani con piscina e mimosa, “che alla vigilia dell’ingresso degli alleati nell’Urbe si insacca su una traballante corriera e s’instrada verso il nord più sicuro (perché più sicuro? Forse per via della cordiale adesione al fascismo del padre, e del figlio maggiore, che con l’8 settembre, in Grecia, ‘aveva fieramente voluto arruolarsi nell’esercito tedesco – di cui parlava a perfezione la lingua – onde evitare di essere associato, sosteneva, alla fellonia del re fellone’)". Racconta poi del passaggio, finita la guerra, sull’opposta barricata con la tessera del Partito comunista: “Sempre antiborghese, ‘sempre dalla parte sbagliata, sempre sconsolatamente dalla parte degli assassini, senza volere, in ottima fede, ci mancherebbe pure, ma obiettivamente da sempre avendo torto, il più storto dei torti, io’”.

Ma Sermonti è soprattutto il grande esperto e appassionato di Dante, di cui Giuliano Ferrara scriveva così: “Il Paradiso di Dante, che ho letto nella versione commentata di Vittorio Sermonti, uno che lo avrebbero dovuto fare senatore a vita già trent’anni fa allorché lo scrisse e dettò alla radio, e ora sarebbe comunque il momento”. Nel 1987 la Rai affidò a Sermonti la registrazione radiofonica di tutti i cento canti della Commedia di Dante, da lui introdotti con una premessa critica, insegnando agli italiani ad amare il poeta. Sempre Ferrara sul Foglio: “C’è chi dice, e tra questi il divino Sermonti, che il Purgatorio è la Cantica delle cantiche. Come già detto altrove da me stesso, a guardare l’affresco tripartito dell’Orcagna in Santa Maria Novella, effettivamente, lo ’nferno è troppo un bestiario, il Paradiso un santuario di aureole, ma la parte centrale e purgatoriale siamo distinguibilmente noi, noi stessi dico. Tuttavia, a guardare la Commedia con il telescopio, quel Noi del Purgatorio, ombre trattate come cosa salda, sembra una spettrale, evanescente presenza degli umani, e il cielo del Paradiso, i cieli, risalta di una luce realistica, tecnica, che manca perfino ai vizi anche triviali del mondo di sotto”.

  


Vittorio Sermonti legge la Divina Commedia al Pantheon (foto LaPresse)


 

Vittorio Sermonti fu il sesto di sette fratelli, figlio di un avvocato di origini pisane, e di una palermitana: nella sua casa d’infanzia sono passati personaggi come Vittorio Emanuele Orlando (suo padrino di nascita), Luigi Pirandello, Alberto Beneduce, Enrico Cuccia. Cresciuto nel perimetro di Niccolò Gallo con Giorgio Bassani, Cesare Garboli, Antonio Delfini, Pier Paolo Pasolini, Goffredo Parise, Sermonti è stato autore prolifico: ha pubblicato in volume tre romanzi (La bambina Europa; Giorni travestiti da giorni; Novella storica su come Pierrot Badini sparasse le sue ultime cartucce), un libro di racconti praghesi (Il tempo fra cane e lupo, Bompiani 1980), un saggio-epopea sui campionati del mondo di calcio (Dov'è la vittoria?, Bompiani 1983), tre volumi danteschi in forma di racconto critico (L'Inferno di Dante, Rizzoli 1988; Il Purgatorio di Dante, 1990; Il Paradiso di Dante, 1993), un libro di versi (Ho bevuto e visto il ragno, cento pezzi facili, Il Saggiatore, 1999); nel 2009, sempre per Rizzoli, un volume di saggistica varia e stravagante: Il vizio di leggere; inoltre ha pubblicato in rivista o in volumi miscellanei una serie di saggi su Mozart, Lorenzo Da Ponte, Emanuel Schikaneder, Pietro Metastasio, Ettore Petrolini, August Strindberg e altri personaggi. 

Per la radio ha scritto un gran numero di programmi, fra i quali quattro Interviste impossibili: con Giulio Cesare, Marco Aurelio, Otto von Bismarck, Vittorio Emanuele II, oltre alla primissima versione delle «letture» dantesche. Ha scritto e curato inoltre la messinscena di tre spettacoli-collages (La religione del profitto, La mossa del cavallo e Amor circulus est bonus). A cavallo del millennio si è prodotto in un gran numero di conferenze-spettacolo su temi danteschi e virgiliani. È stato membro dell'Accademia nazionale virgiliana di Mantova, membro d'onore della Dante Alighieri di Parigi, membro dell'Aspen Institute Italia e cittadino onorario di Ravenna e di Palermo.

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