La scommessa di un magazine che “vuol pretendere molto dai lettori”

In edicola oggi il trimestrale della Faz, spiegato dal suo direttore

Claudius Seidl

Claudius Seidl, direttore del domenicale Frankfurter Allgemeine am Sonntag (foto di Youtube)

Milano. “E’ una scommessa, anzi un azzardo, perché una rivista così, almeno in Germania, non si è ancora vista”: così si presenta al pubblico il nuovo trimestrale Frankfurter Allgemeine Quarterly, acronimo F.A.Q., una rivista di cultura, moda, nuove tecnologie, società, una rivista dai temi classici che però hanno l’obiettivo di indagare il futuro. Claudius Seidl, già direttore del domenicale Frankfurter Allgemeine am Sonntag (FAS) e oggi ideatore del trimestrale, dice al Foglio che “F.A.Q. vuole essere anche una rivista che non ha paura di chiedere troppo al lettore. Una rivista senza limiti, né di spazi nè di target”, una rivista che vuole andare in profondità, con reportage, dossier che, se necessario, copriranno anche trenta pagine. Il livello sarà alto, a volte molto alto e i testi certo non saranno mai “giusto un riempitivo tra una foto e l’altra”.

  

 

Un minimanuale per non morire di scoop

Le notizie hanno superato il limite legale, ma durano poco, scrive il Washington Post.  Questo “ritmo vertiginoso è appropriato solo per un’autostrada – scrive la Sullivan – Alcuni spettatori si sono semplicemente coperti le orecchie e hanno emesso un urlo degno di Munch: ‘Basta!’”. Ma poi ci sono i social, che distorcono ancora di più quel che già dritto non pare affatto".

  

Il primo numero è in edicola oggi: duecento pagine al costo di dieci euro. Pare quasi folle che in un questo tempo dominato dalla fretta e dalle notizie masticate nel minor tempo possibile – “A forza di essere molto informato so poco di tutto”, canta Jovanotti – arrivi sul mercato un prodotto editoriale che esce ogni tre mesi e che ha la pretesa di raccontare il futuro. Una pretesa che risulta ancora più bizzarra alla luce delle valutazione politiche degli ultimi tempi, tutte sbagliate, tutte contrarie, dalla Brexit a Trump, tanto per fare un esempio. “Ma noi non abbiamo intenzione di trasformarci in profeti – replica Seidl – Il fatto è che andando a fondo dei temi non è raro riuscire a sotterrare il futuro”. Sarà anche vero, ma il lettore deve ancora sincerarsene. E così per attirare la sua attenzione è stata posta particolare cura alla costruzione di questo primo numero, iniziando da un gioco sul nome, F.A.Q., con la sezione delle “frequently asked questions”, appunto. Come ci si difende dalle gang dei likes? E perché il ping pong è sempre più di moda? E’ davvero possibile chiedere aiuto per combattere l’Alzheimer?. Oppure in materia di architettura e paesaggio, ci sono le riposte sul futuro dell’urbanizzazione di Rem Koohlhass.

In copertina c’è un reportage attraverso la California e le sue fabbriche che già hanno iniziato a occuparsi del domani, ma c’è un’altra sezione curiosa, che già per un settimanale o un mensile sarebbero una sfida, è quella sul “che sarà” . Qui si spiega perché Tirana è la città del futuro prossimo venturo e perché la generazione babyboomer potrà liberarsi dalle rughe. Mentre attraverso un servizio fotografico di 16 pagine Susanne Pfeffer, curatrice del Padiglione Germania alla prossima Biennale di Venezia, presenta gli artisti del domani. Tra le storie più intriganti ci sono in questo primo numero l’inchiesta sui pionieri dell’internet di domani, su come modificheranno la nostra realtà e su quanti soldi ci sono in ballo, anche se ovviamente ad attirare l’attenzione è l’articolo-inchiesta sulle “relazioni poliamorose”, relazioni dove uno dei partner è innamorato di due persone e l’altro ne è al corrente e lo accetta. “Un modello di vita che oggi pare ancora minoritario – dice Seidl – ma come ha scoperto la nostra reporter in viaggio tra Norimberga e Brixton, nemmeno così esclusivo”. Non c’è un modello di rivista al quale ci si è ispirati per realizzare F.A.Q. “Semmai direi cosa differenzia il Frankfurter Allgemeine Quarterly da alcune delle riviste io ho sempre molto apprezzato – dice il direttore Seidl – come Wired, l’Atlantic o Vanity Fair, che è una mi grande passione, anche se caratterizzata da un tocco nostalgico che noi invece non vogliamo”.

La tiratura è di 75 mila copie, ed è questa l’unica cifra che ci viene fornita: silenzio su investimenti, costi per numero e breakeven point. La redazione è di sei persone – per la maggior parte a contratto e part time. A scrivere saranno quasi esclusivamente i giornalisti e i collaboratori fissi del quotidiano, la Frankfurter Allgemeine Zeitung. “Ed è ovvio che disporre di un parterre simile ha reso gli inizi e renderà il seguito molto meno oneroso sotto tutti i punti di vista”, commenta Seidl. Senza voler strafare, il direttore descrive il nuovo arrivato come “Intelligenzblatt”, una definizione dalle molteplici interpretazioni – giornale intelligente, giornale per l’intellighenzia – e non esente dal sospetto di una certa pretenziosità. Ma Seidl ribatte: “L’idea non è di essere e presentarci altezzosi o arroganti. Vogliamo piuttosto sfatare e contraddire due luoghi comuni: non è vero che dai lettori non si può pretendere troppo. E non è vero che moda, glamour e accademia, studi, ricerche non possono convivere”. 

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