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L’arte si ispirava a verità e bellezza

Come scrive Sohrab Ahmari, durante il regime del 1979 in Iran “c’era qualche connessione tra la bellezza e la libertà, un collegamento. I mullah ricorrevano alla censura e alla violenza per recidere quel collegamento. Ma nel mondo libero oggi è stato reciso, non da un regime repressivo, ma dallo stesso mondo dell’arte”. 

L’arte si ispirava a verità e bellezza

La Nike di Samotracia (foto di Wikipedia)

"Poco dopo la presa del potere nel 1979, il nuovo regime islamista iraniano ha cercato di trasformare l’identità del paese mettendo in scena una ‘rivoluzione culturale’. I seguaci di Khomeini hanno temporaneamente chiuso le università, eliminato migliaia di docenti ideologicamente sospetti. Mia madre, allora studentessa d’arte a Teheran, ricorda come i rivoluzionari facessero irruzione nelle grandi biblioteche del paese. C’era anche una battaglia sul fronte interno: contro la scultura ellenistica, il Rinascimento e il cinema americano”. Così Sohrab Ahmari scrive nel suo nuovo libro “The New Philistines: How Identity Politics Disfigure the Arts”. “C’era qualche connessione tra la bellezza e la libertà, un collegamento che ho capito solo anni più tardi, dopo essere emigrato negli Stati Uniti come adolescente. I mullah ricorrevano alla censura e alla violenza per recidere quel collegamento. Ma nel mondo libero oggi è stato reciso, non da un regime repressivo, ma dallo stesso mondo dell’arte”.

 

L’arte contemporanea è ossessionata dall’identità politica. “Ogni forma e genere, sia alto o basso, visivo, letterario o delle arti dello spettacolo, oggi è ossessionato con la politica di razza, genere e sessualità”. Al Globe, il nuovo direttore artistico Emma Rice sta riscrivendo Shakespeare. Tra le sue regole: “Tutte le produzioni devono caratterizzare dalla parità di sesso tra gli attori”. A Gasworks, una galleria d’arte, l’artista multimediale Sidsel Meineche Hansen “esplorare la sovrapposizione tra i soggetti nella vita reale e gli oggetti della realtà virtuale attraverso il genere binario”. Un festival del cinema presso l’Institute of Contemporary Arts è stato dedicato a “temi dell’identità sociale e politica”. Nemmeno la danza è immune. 
Il discorso di un artista al South London Gallery è stato dedicato all’esplorazione “di danza e identità politica”. “Ci devono essere altri soggetti, nel mondo esterno o nella vita interiore degli artisti, che meritano l’interesse creativo”, scrive Ahmari. “Eppure l’atmosfera ideologica del mondo dell’arte è così fitta e pervasiva che chi è dentro non si rende nemmeno conto dell’aria che respiriamo. Questo stato di cose dovrebbe allarmare chiunque abbia a cuore il futuro della civiltà liberale. Le società libere hanno bisogno di un’arte che aspiri a intramontabili ideali come la verità e la bellezza. Quando tutta la cultura è ridotta a identità di gruppo e risentimento, la tirannia è dietro l’angolo”.

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