Perché l’arrivo di Mezzo in Italia è una buona notizia per gli appassionati di musica, e non solo

Dalla classica al jazz. Il nuovo canale satelittare non si pone come solo e semplice ripropositore di materiale di repertorio o dirette dai teatri del mondo (che non è poco). E’ anche scopritore di documenti inediti di grandi artisti.
Perché l’arrivo di Mezzo in Italia è una buona notizia per gli appassionati di musica, e non solo

Foto di CPFL Cultura via Flickr

“Décrocher la lune” sono soliti dire i francesi quando ottengono qualcosa di eccezionale. Un po’ come l’arrivo in Italia, dalla prossima settimana, del canale satellitare Mezzo (letto alla francese con l’accento sulla o). Si tratta di un evento perché il canale è presente già da tempo in cinquantacinque paesi tra cui gran parte dell’Asia, Australia e Canada. Anche in Europa Mezzo è canale seguitissimo: mancava all’appello l’Italia appunto, oltre a Inghilterra e Irlanda. E non poteva che essere Palazzo Farnese a ospitare questa inaugurazione. Superati i rigidi controlli ci si inoltra nella limonaia che precede la Sala Cinema. Ad attenderci Christophe Winckel direttore del canale e Alberto Sigismondi, consigliere delegato di Tivùsat che ospiterà il canale.  
Classica, jazz e danza. Mezzo è un canale totalmente dedicato alla musica. Winckel è perentorio nella presentazione: “Mezzo non significa mediocre ma vuol dire essere un mezzo, un tramite. Vogliamo essere portatori di contenuti elitari da offrire a tutti. La nostra missione è questa. E per farlo dobbiamo offrire una programmazione di altissimo profilo e prestigio che accontenti anche gli esperti”.

 

Nato dall’unione tra il gruppo Lagardère – che detiene il sessanta percento – e France Télévision con il restante quaranta, da vent’anni rappresenta il riferimento nel settore, ponendosi come illustre esempio di cooperazione tra pubblico e privato.  Ad oggi ventotto milioni di sottoscrizioni al canale, ma soprattutto tante collaborazioni illustri con istituzioni culturali di tutto il mondo. Un canale che non si pone come solo e semplice ripropositore di materiale di repertorio o dirette dai teatri del mondo (che non è poco). E’ anche scopritore di documenti inediti di grandi artisti.

 

Per arrivare in Italia sono serviti quasi vent’anni ma le idee sono molto chiare e gli accordi già presi. Produzioni con il Teatro La Fenice di Venezia, trasmissioni registrate alla Scala, accordi per dirette e registrazioni dall’Umbria Jazz. Non bastasse ci sono le dirette internazionali: a dicembre Valerij Gergiev che dirige Stravinski a San Pietroburgo, a gennaio Kent Nagano che dirige Haydn da Montreal. E poi le celebrazioni di artisti del jazz (ad aprile 2017 un lungo documentario celebrerà i cento anni dalla nascita di Ella Fitzgerald), della lirica e nuovi format. Trasmissioni di pochi minuti per presentare i luoghi della musica, seguire i concerti nel backstage o format che presentano la musica accostata ad altre arti. Mezzo arriva in Italia con la speranza di ampliare i suoi accordi con le Istituzioni musicali: “L’Italia è un paese che ha risorse musicali e artistiche sconfinate. Sarebbe bello riprendere qualche concerto proprio in questo Palazzo”.

 

Mentre una umida serata romana scende lenta senza oscurare la bellezza dei limoni, lo champagne raggiunge l’ottimale temperatura per essere libato e la terra trema, Winckel si inorgoglisce e specifica come Mezzo non sia un canale legato all’Auditel: “Non abbiamo nessun veto sui repertori da proporre perché noi non forniamo spazi pubblicitari. La nostra preoccupazione è offrire programmi di qualità”. Sicuramente una tv non vive solo di qualità ma anche di vari introiti. C’est bon.
La coppa di champagne ribolle fresca sui tavoli di una limonaia appena illuminata e ancor più fascinosa. La luna è coperta dalle nuvole, il silenzio non è proprio quello auspicato dalla Yourcenar ma Mezzo nasce tra i migliori auspici. Bonne chance.

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