Se il popolo può soltanto bisbigliare

“Sempre più tedeschi esitano a esprimere liberamente la loro opinione politica” e questo è il segnale “di una crescente alienazione, un problema che non si risolverà con nuove regole linguistiche”. A sostenere la tesi ha contribuito la pubblicazione del Freiheitsindex Deutschland 2016, l’indice delle libertà in Germania.
Se il popolo può soltanto bisbigliare

(Immagine di Timothy Brown via Flickr)

Richard Wagner ha raccontato quello degli dei, Alexander Kissler annuncia quello delle élite tedesche. L’Elitendammerung è spiegata su Cicero, il Magazin für politiche Kultur pubblicato a Berlino. Alla base del nuovo crepuscolo, scrive Kissler, c’è un dato: “Sempre più tedeschi esitano a esprimere liberamente la loro opinione politica” e questo è il segnale “di una crescente alienazione, un problema che non si risolverà con nuove regole linguistiche”. A sostenere la tesi ha contribuito la pubblicazione del Freiheitsindex Deutschland 2016, l’indice delle libertà in Germania elaborato dal John Stuart Mills Institut di Heidelberg. Qua si legge che sempre più tedeschi ritengono che “bisogna stare attenti alle proprie opinioni”. Un andamento che secondo la fondatrice dell’istituto, Ulrike Ackermann, indica uno sviluppo “da prendere sul serio”, poiché rivela “un clima sempre più teso nel dibattito pubblico”. “Il rischio è l’erosione delle basi della convivenza civile”.

 

Perché parlare oggi di Elitendammerung? “Perché in quest’anno è stata scritta la storia”, riprende Kissler, “chi non lo percepisce?”. Senza alcun riferimento esplicito alla cronaca tedesca degli ultimi mesi, l’autore scrive che nel 2016 “è stato tagliato in due il nastro che lega da un parte coloro che formano la società, ossia il popolo, a coloro che dall’altra rappresentano le istituzioni”. Il Freiheitsindex fornisce la prova empirica. “Dal 1990 mai cosi tanti interpellati si sono detti d’accordo sulla difficoltà di esprimere liberamente la propria opinione politica”.

 

Questo “principio fondamentale di ogni sistema liberale” regge invece per il 57 per cento dei tedeschi, ma prima erano il 78. “Ancora una cospicua maggioranza, però la tendenza è al ribasso. Parallelamente è cresciuta la percentuale di coloro secondo cui bisognerebbe ‘fare più attenzione’ all’espressione delle proprie posizioni politiche”. Un’alienazione “che rischia di erodere le basi della nostra convivenza repubblicana. Lo spirito pubblico si trasforma in un bisbiglio sommesso e il sottovoce si sostituisce al dibattito aperto”. L’immagine è spaventosa: “Elite superate e masse trascinate si incontrano senza guardarsi in volto”. Eppure “una società libera”, riprende Ackermann, “deve anche riuscire a sopportare le opinioni che si discostano da quelle della maggioranza, opinioni che per le persone illuminate sono proprio difficili da sopportare”.

 

Né basterà affidarsi a Chronos: “Il passare del tempo non porta alla sparizione delle opinioni divergenti ma alla perdita di credibilità del sistema liberale”. L’ottimismo è abrogato. “Le libertà fondamentali dell’occidente vengono limitate da un lato dagli stessi occidentali mentre dall’altro vengono fatte proprie dall’islam radicale”. Una dinamica che rende impossibile il recupero della verità: “Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’indice delle libertà, la Faz ha scritto che nelle scuole medie in Francia il medioevo cristiano è diventato facoltativo e al contrario l’islam è stato promosso a materia obbligatoria”.

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