Perché siamo scesi in piazza contro il negazionismo dell’Unesco

I lettori del Foglio al fianco di Israele. Sul Muro del Pianto una terribile bugia, una nuova Shoah culturale. L’occidente rinsavisca
Perché siamo scesi in piazza contro il negazionismo dell’Unesco

Il simbolico Muro del pianto fatto con le lettere dei nostri lettori ed esposto ieri sotto la sede dell’Unesco a Roma (foto di Ariel Nacamulli)

Al direttore - Il documento dell’Unesco è inaccettabile per due ragioni di fondo. In primo luogo per una ragione politica perché in esso c’è una faziosa ricostruzione di tutta la vicenda che riguarda i rapporti fra Israele e i palestinesi. Già questo è molto grave per un’organizzazione dell’Onu che casomai dovrebbe lavorare per la mediazione, per costruire un filo di ragionamento, di analisi e di relazioni fra le due comunità. Dove però il documento dell’Unesco supera la decenza è quando pretende di riscrivere la storia, eliminando ogni riferimento all’identità ebraica per luoghi segnati storicamente dai drammi, dalle convinzioni religiose profondamente vissute da due popoli, quello ebreo e quello musulmano, mentre in altre località con queste due confessioni si intreccia la presenza di quella cristiana. Ora l’abrogazione con un tratto di penna di un pezzo della storia dell’ebraismo non è solo il massimo della faziosità, ma anche il massimo della stupidità. In questo quadro devo confessare la mia stupefazione per la duplice astensione da parte dell’Italia: errare è umano ma perseverare è diabolico. Finora il governo italiano ha sempre tenuto un atteggiamento assai equilibrato sulla vicenda israeliano-palestinese, difendendo le ragioni dell’esistenza e dello sviluppo di Israele, sostenendo la tesi dei due popoli e due stati e avendo rapporti seri e articolati con i vari paesi del mondo arabo. Comunque il fondamento della linea del governo è stato sempre il più netto rifiuto di ogni forma di antisionismo, di antisemitismo e di ogni azione contro Israele. Queste scelte positive sono state contraddette da un voto di astensione che ha il senso non di un’abile operazione diplomatica ma, ci si consenta la figura retorica, di un gesto alla Ponzio Pilato. Se è questa la diplomazia allora è meglio l’attività agricola svolta con il massimo di manualità e il minimo di impegno cerebrale.

 

on. Fabrizio Cicchitto (Ncd)

 


 

 

Al direttore - Nemmeno il coraggio di metterci la faccia. Questa è stata la reazione del direttore della sede romana dell’Unesco, il quale non ha mostrato la benché minima sensibilità nell’aprire la porta per un confronto pacato ad una delegazione della Comunità ebraica e del vostro giornale, al quale colgo l’occasione per mostrare il mio sentito ringraziamento per l’iniziativa. Forse l’imbarazzo per una mozione totalmente scollegata dalla storia che vede privare il popolo ebraico delle radici più profonde con la città considerata da sempre sacra? Lo spero vivamente. Oppure la connivenza con un sistema di votazione che permette alla maggioranza dei paesi arabi di esercitare sfacciatamente una sorta di jihad culturale nei confronti dell’occidente? Resta il fatto che rimangono ancora molte le domande senza alcuna risposta.
Al di là dell’irrilevanza di certi rappresentati, il vero nodo della questione rimane il silenzio assordante proveniente dalle istituzioni e associazioni del mondo cristiano. Quel che infatti si ignora, è la pericolosità – non certo per il popolo ebraico e per lo stato d’Israele che da sempre sono abituati all’ipocrisia delle organizzazioni internazionali sedicenti paladine di valori universali – della mozione nei confronti della pluralità e della libertà di professare la propria religione a Gerusalemme, sbandierata capitale e culla delle tre religioni monoteiste. Per quanto Papa Francesco si ostini a negare, erroneamente, la natura religiosa della guerra in corso tra l’islam e il mondo occidentale, condivido la definizione proposta dal direttore Cerasa che considera questo ennesimo oltraggio nei confronti del popolo ebraico come un ulteriore tassello del negazionismo culturale. Nel corso degli altalenanti rapporti diplomatici tra l’Italia e lo stato ebraico, per anni nel corso dei ricevimenti ufficiali è stato a più riprese sottolineato l’indissolubile rapporto tra Roma e Gerusalemme. Pertanto, in quanto italiano ed ebreo mi sento profondamente frustrato e tradito nell’assistere all’ennesima occasione persa dalle istituzioni del mio paese nel prendere posizione su una tematica, tanto importante e lineare nella sua definizione.

 

Gianluca Pontecorvo

 


 

Al direttore - L’Italia si è astenuta davanti a questa bruttura. Mi domando: che cosa vuol dire l’Italia? Io non l’ho mai vista a passeggio l’Italia. Avrà un nome, un mandante chi si è astenuto in nome dell’Italia! Lo dobbiamo a Renzi, al ministro della Cultura (si fa per dire) Franceschini, al ministro degli Esteri (si fa di nuovo per dire) Gentiloni? Sono pienamente con voi a protestare davanti alla sede Unesco di Roma, ma vorrei che si manifestasse anche davanti alla sede del nostro governo. Gli orrori, i revisionismi vanno stigmatizzati sempre, altrimenti si diventa complici e si dicono dei silenziosi sì di toppo.

 

Assunta Cioci

 


 

Al direttore - Ho aderito e partecipato alla manifestazione organizzata dal Foglio sotto la sede dell’Unesco per protestare contro la mozione che pretende di cancellare dalla storia di Gerusalemme la millenaria presenza ebraica. Una decisione che propone una rilettura identitaria a senso unico della storia e che i rappresentanti dei diversi schieramenti politici israeliani hanno condannato all’unanimità definendola giustamente “vergognosa e antisemita”. Quella di Gerusalemme resta una incancellabile storia plurale. La decisione di riscrivere la storia per espungere la tradizione ebraica è pertanto una decisione grave e grottesca. E gravi sono le responsabilità dell’Italia.

 

sen. Alessandro Maran (Pd)

 


 

Al direttore - Ho aderito convintamente al sit in promosso dal Foglio. La decisione dell’Unesco è grave ed insensata, per nulla all’altezza dei doveri di responsabilità che competono a tutti – ed in modo particolare ad un organismo delle Nazioni Unite – a fronte della delicatissima situazione di Gerusalemme, città epicentro di un complesso sistema di simboli e di valenze religiose, culturali e politiche. L’Unesco ha dato così un contributo non secondario all’inimicizia e allo scontro. Ha operato contro i valori della pace tra i popoli e contro la possibile convivenza tra le religioni che vedono in Gerusalemme un segno importante delle proprie radici e della propria storia. E come tale si pone contro i principi stessi delle Nazioni Unite.

Stupisce non poco e preoccupa il voto di astensione dell’Italia, che non posso pensare sia frutto di istruzioni governative. Con questo voto abbiamo deragliato dal binario della tradizionale politica estera italiana nella regione. Un conto infatti è la giusta attenzione all’equilibrio e al dialogo con tutte le parti in causa, per favorire compromessi di pace, oltre ogni faziosità. Un conto ben diverso è invece non opporsi con forza (come sarebbe stato e sarebbe ancora doveroso) a una risoluzione che disconosce volutamente i fatti della storia; produce un attacco politico improprio allo stato di Israele, ben oltre le critiche che si possono legittimamente rivolgere alle decisioni delle sue autorità di governo; non nasconde infine, ed è la cosa più grave, venature inquietanti di antisemitismo.

Nelle difficili vicende che vedono contrapposti i popoli, i simboli della storia sono importanti. Disconoscerli e forzarli per logiche faziose ha lo stesso effetto di brandirli come armi improprie. Nell’un caso e nell’altro si lavora contro la pace possibile.

 

on. Lorenzo Dellai
Presidente del Gruppo parlamentare
Democrazia Solidale-
Centro Democratico alla Camera

 


 

Al direttore - Vorrei essere inserito nella lista realizzata dal Foglio contro la decisione dell’Unesco circa il Muro del Pianto.

 

Andrea Ungari

 


 

Al direttore - E’ più facile spingere Israele verso il mare piuttosto che riconoscerne i confini (possibilmente in acque internazionali)!

 

Anania Fortunato

 


 

Al direttore - Vergogna, vergogna per l’Onu sottomessa al volere e ai soldi dei principi sauditi, vergogna per la pavidità dell’Europa, del nostro povero paese e della sua indecente classe politica. Vicinanza, sostegno e stima per i nostri fratelli ebrei e per la loro eroica resistenza contro il mondo che li odia.

 

Giovanni Battista Guizzetti

 


 

Al direttore - Non si può accettare sempre in silenzio tutto.

 

Maria Luisa Battistioli

 


 

Al direttore - La furia iconoclastica dell’Unesco è paragonabile solo al rogo dei libri nella Germania nazista del 1933. Il primo passo per cancellare e lasciare nell’oblio un popolo e una nazione è cancellare la sua storia, la sua cultura e i suoi simboli: lo fanno i fondamentalisti islamici in Africa e in medio oriente, bruciando chiese, bibbie ed esseri umani. Oggi ci prova l’Unesco, che tenta di cancellare 4.000 anni di storia con una mozione presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan, paesi dove notoriamente vige lo stato di diritto, l’emancipazione della donna, dei bambini e dei diritti umani. I paesi occidentali troppo spesso dimenticano o fanno finta di dimenticare che Israele è l’ultimo baluardo della libertà e dei valori occidentali, compresi gli ebrei europei che scappano dall’Europa per la recrudescenza dell’antisemitismo. Che vogliamo fare? Riportare l’orologio indietro di settant’anni solo per citare l’ultimo tentato sterminio del popolo ebraico? O vogliamo evolverci e affermare una volta per sempre che si è dalla parte di Israele e che Gerusalemme è la sua capitale, isolando ed emarginando i paesi e quelle istituzioni palesemente ostili sia ad Israele che all’occidente.  In una situazione del mondo così complessa se si vuole sopravvivere senza perdere la propria identità e la propria libertà bisogna fare delle scelte e non si può vivacchiare tenendo i piedi in due scarpe o facendo i Pilato sperando che la tempesta passi e non ci colpisca. Un Paese serio dovrebbe congelare i fondi destinati a organizzazioni dubbie e di dubbia moralità come l’Onu e le sue controllate, fino a quando non verrà ristabilità la verità e la giustizia sul Monte del Tempio, e sul Muro occidentale altrimenti chiamato Kotel, che di certo non è islamico, visto che l’islam è nato 700 anni dopo Cristo e 2.700 anni dopo l’ebraismo. Am Israel Chai, Viva Israele e Viva il popolo ebraico.

 

Giovanni Spata

 


 

Al direttore - All’Unesco e al governo italiano. Vergogna, vergogna, vergogna. Cancellate la storia per concellare l’umanità.

 

Mario Erminio Locatelli

 


 

Al direttore - Che l’antisemitismo e l’estremismo fazioso “politicamente corretto” siano ben presenti alle Nazioni Unite, e soprattutto nelle varie sue agenzie, non è certo una scoperta di oggi. E’ quindi importante oggi stigmatizzare l’ennesimo pilatismo della nostra diplomazia, e non permettere che insieme alla storia d’Israele (e direi dell’umanità) venga calpestata anche una parte certo non secondaria delle nostre radici. Sono con voi. Cancelliamo l’Unesco.

 

Marino Cervellini

 


 

Al direttore - Invio la mia adesione per la manifestazione contro il messaggio antisemita, anticulturale, antistorico dell’Unesco ormai preda del più idiota conformismo islamista e contro l’ignavia e il suicidio culturale di un’Europa (Italia compresa) ormai in via di perdizione.

 

Renato A. Ricci

 


 

Al direttore - Provo profonda vergogna per la pusillanime decisione della nostra rappresentanza in sede unesco (doverosamente scritta a lettere minuscole). E il nostro governo che fa? Fischietta?

 

Raffaello Uccelli

 


 

Al direttore - Contro il negazionismo dell’Unesco a fianco dell’amico Israele pacificamente ma senza paura.

 

Giorgio Del Piero

 


 

Al direttore - Unesco, meno male che c’è Tsahal.

 

Fabio Ferrari

 


 

Al direttore - Sono semplicemente atterrita da quello che sta succedendo, falsare la storia, negare la storia può portare solo all’imbarbarimento. Io non sono ebrea ma mi vergogno dell’astensione dello stato italiano nelle votazioni. Sono vicina senza se e senza ma al popolo ebraico e condivido con loro lo sdegno per quanto fatto dall’Unesco.

 

Roberta De Bernardi

 


 

Al direttore - Suggerisco la distribuzione gratuita ai membri dell’Unesco del libro di Giuseppe Flavio “Guerra giudaica”, affinché si facciano un’idea di Gerusalemme e dell’etnia lì insediata da almeno un paio di millenni. Penso sia disponibile anche in versione elettronica e tradotto nelle principali lingue. Con una piccola spesa un grande risultato.

 

Marcello Gasco

 


 

Al direttore - Vorrei almeno sapere nome e cognome del nostro rappresentante astensionista e chiedere a questo signore quali sono le ragioni dell’astensione indegna. Perché nessun giornalista dei tanti quotidiani che circolano nel nostro paese si è ancora preso la briga di intervistarlo?

 

Franco Taddio

 


 

Al direttore - Non ci faremo sottomettere, spero. Ma sopravvivranno con molta più probabilità gli ebrei, abituati a combattere per difendersi (il contrappasso per i loro nemici: più li attaccano, più Israele si rafforza). Noi invece prestiamo il fianco.

 

Dario Mazzocchi

 


 

Al direttore - Siamo sempre stati un popolo di vigliacchi e voltagabbana. Io sto con Israele

 

Fulvio Alfieri

 


 

Al direttore - Abbiamo scritto a Renzi, Gentiloni e all’ambasciatrice Lo Monaco, che rappresenta l’Italia all’Unesco. In attesa di risposte e di un rovesciamento di questo umiliante voto antistorico, sottoscriviamo l’appello del Foglio per stigmatizzare l’indecente voto italiano di ASTENSIONE sulla mozione in Commissione Unesco, che nega il legame storico fra l’ebraismo e il Muro del Pianto a Gerusalemme.

 

Mauro Ramoni e Adriana Mazzocchi

 


 

Al direttore - Voglio esprimere la mia protesta per una risoluzione che definire vergognosa è troppo poco. E’ un insulto alla cultura oltre che a un popolo intero che ho sempre ammirato e stimato. Mi vergogno inoltre della posizione italiana, spero ci sia una presa di posizione opposta che ristabilisca la verità storica; in mancanza di questo, tutto ciò che la politica italiana ha fatto e sta facendo contro l’antisemitismo verrebbe completamente cancellato.

 

Giorgio Boato

 


 

Al direttore - Non c’è molto da aggiungere . Renzi tace a Washington, come previsto.

 

Roberto Baquis

 


 

Al direttore - Aderisco alla vostra campagna.

 

Francesco De Mori

 


 

Al direttore - Aderisco volentieri all’iniziativa del Foglio. La storia non è un’opinione e la Terra Santa, nel bene e nel male, appartiene alle viscere del popolo di Israele e, attraverso la nascita, la morte e, per i credenti, la Resurrezione di Gesù Cristo, al patrimonio spirituale di tutte le genti. L’Unesco ha perso l’occasione per tacere e per non essere complice della “banalità del Male”.

 

Giulio Battioni

 


 

Al direttore - Sono pienamente solidale con il popolo ebraico, vessato e beffato due volte in questa occasione. Soprattutto a causa dell’atteggiamento servile delle democrazie occidentali. Tristemente constato la conferma della paralisi identitaria dell’Europa e del nostro paese. Il mio voto simbolico è a favore dell’identità ebraica del Muro del Pianto.

 

Antonello De Lucia

 


 

Al direttore - Scrivo per esprimere il mio sdegno nei confronti di un’ente assolutamente pericoloso e filo-islamico come Unesco. Non sono ebreo, dunque neutro, ed esprimo con forza il diritto degli ebrei ad aver riconosciuti i loro simboli storici e religiosi. Scrivo anche per chiedere a gran voce le dimissioni del membro italiano che si è astenuto. Costui (o costei) se ne deve andare, non può rappresentare l’Italia, considerando anche il discorso che Matteo Renzi, presidente del Consiglio, ha tenuto alla Knesset un anno fa. La posizione dell’Italia è chiaramente espressa da Renzi in quel discorso, dunque il membro italiano dell’Unesco deve dimettersi o, in caso non lo faccia, essere sostituito immediatamente. Saluti alla redazione del vostro ottimo giornale, ultimo baluardo di intelligenza in un paese dove i media sono vergognosi.

 

Pierfrancesco Palego

 


 

Al direttore - Sostegno e solidarietà agli ebrei, nostri fratelli maggiori.

 

Nicola Clericetti

 


 

Al direttore - L’Unesco ha assegnato ai musulmani Gerusalemme, una città il cui nome NON compare mai neppure una volta nel Corano. Gli esimi studiosi dell’agenzia dell’Onu dovrebbero allora sapere che il profeta Maometto non è nato alla Mecca ma a Forlì. Chi l’ha detto? Beppe Grillo in uno dei suoi show. Attendo allora che anche Forlì sia proclamata città santa per l’islam, tanto Renzi si asterrebbe.

 

Andrea Masieri

 


 

Al direttore - Ho letto parole pacate e dotte in molte lettere inviate al Foglio. Io non sono dotta e neppure pacata, l’indignazione per questa mozione scellerata mi impedisce di dire altro. Resto idealmente davanti al Muro del Pianto, in silenzio.

 

Luciana Senna

 


 

Al direttore - L’antisemitismo dell’Unesco, dettato dall’asservimento all’islam, è anche anti-cristianesimo. Non sottovalutiamolo!

 

Cesare Scuderi

 


 

Al direttore - Vergogna a chi in rappresentanza dell’Italia si è astenuto all’Unesco. Aderiamo alla vostra iniziativa. Forza Israele!

 

Roberto Graziano e Clara Collesan Spilimbergo

 


 

Al direttore - Aderisco, congratulandomi fortemente, all’iniziativa, pur non potendo per la distanza partecipare sul posto. Gli sforzi continui di delegittimare Israele e la contraffazione del passato non fanno che nuocere alla ricerca di una pacifica soluzione negoziata tra le parti interessate. Denunciamo i consensi e le incertezze di rappresentanze di stati democratici al blocco precostituito di paesi ostili a Israele, così come i silenzi al riguardo. Chiediamo, in particolare, l’onorevole “no” dell’Italia, affiancato al “no” di altri stati amici, verso questa del tutto sbilanciata proposta di risoluzione, nel voto definitivo all’Unesco, anche per la stima che vorremmo ricuperare alle finalità di tale istituzione.

 

Bruno Di Porto

 


 

Al direttore - Aderisco, ma purtroppo non potrò essere fisicamente con voi di fronte alla sede dell’Unesco.

 

Gianfranco Spadaccia

 


 

Al direttore - Continua la persecuzione, anche all’interno del loro paese. In settant’anni i supravvissuti della Shoah hanno cambiato la natura di una terra piena di paludi, di serpenti, di scorpioni, dove islamisti che vivevano di contrabbando, di rapine, di ostaggi e riscatti, e anche di comercio di schiavi, in vero verde paradiso, piantando ogni anno 700.000 alberi. Ma a noi puzza che adesso hanno uno stato, e possono difendersi. Era meglio quando vivevano dispersi sensa paese senza possibilità di diffendersi, e potevamo calunniarli, accusarli per ogni male che succede, gli ebrei. Gli ebrei sono ricchi, sono ricchi, fanno male a tutti. Adesso a Israele facciamogli male come possiamo, facciamo dei tunnel da Gaza, per entrare e uccidere, uccidere la gente mentre dorme. Cosa cercano? Muro del Pianto? E’ cristiano… è musulmano… è quello che volete! Ma non ebraico. Che schifo di Unesco.

 

Isaac Amon

 


 

Al direttore - Finalmente la cultura che sta conducendo l’occidente al suicidio culturale si è manifestata. E’ la cultura onusiana, oggi espressa dall’Unesco, che odiando le radici profonde della nostra cultura, della nostra storia e delle ragioni stesse della nostra esistenza, cancella la verità e la vita. Il nostro governo e il nostro ministero degli Esteri dovranno dare una spiegazione, per non perire nell’irrilevanza e nell’ignavia, oltre che in un disprezzo assolutamente meritato. Una volta chi voleva distruggere un popolo e una cultura lo combatteva con la forza. Oggi chi vuole distruggerci non deve fare altro che attendere che il nostro suicidio si completi. La cultura occidentale, che è nata in quel luogo con Davide e Salomone, è stata oggi svenduta e distrutta anche nel ricordo, da una inutile quando costosa e corrotta organizzazione internazionale che copre le dittature e ogni violenza antioccidentale. Vergogna.

 

Angelo D’Addesio

 


 

Al direttore - L’islam avanza anche in medio oriente purtroppo, come in occidente. Dovrebbero vergognarsi i cosiddetti paesi cristiani, tra cui l’Italia, la Francia, il Portogallo ecc. che si sono astenuti, ma vanno in chiesa a leggere i passi della Bibbia e del Vangelo! Il presidente Renzi predica bene e razzola male. Mi auguro che qualche moschea italiana, tra anni a venire, non diventi la moschea lontana come lo è diventata la moschea di al Aqsa. L’islam non è una religione perchè è privo di spiritualità, di profondità interiore per cui credo che prima o poi scomparirà dalla faccia della terra e speriamo che i tempi non siano molto lontani. Israele forza, avanti, verranno tempi migliori e tutto tornerà come prima, la Tua terra è la terra che ha calpestato Gesù che, certamente, non lascerà cadere nelle mani di musulmani i suoi figli e i suoi luoghi e quelli dei suoi antenati.

 

Lia Rossi

 


 

Al direttore - Cancellare l’Unesco!

 

Marina Deserti

 


 

Al direttore - Caro ministro Gentiloni, vorrei esprimere tutto il mio sconcerto per la decisione assunta dai nostri rappresentanti presso l’Unesco di astenersi in relazione all’assurda risoluzione in oggetto. Questa, ancora una volta, mira a isolare il solo stato democtratico del medioriente.
Il futuro certamente chiederà conto di questo ennesimo comportamento codardo da parte di molte nazioni libere e democratiche, e tra queste la nostra da lei oggi rappresentata. Abbiamo credo letto la stessa storia del Novecento? O non si vuole trarre nessuna lezione dal passato? Grazie per l’attenzione,

 

Roberto Fezzi

 


 

Al direttore - E’ un’infamia, una viltà, l’Italia doveva votare contro! E’ proprio vero che “Quos Deus perdere vult dementat prius”. Grazie Direttore per aver sollevato la questione. Tanti cordiali saluti,

 

Elisa Novarese

 


 

Al direttore - Sono un’insegnante romana molto attiva nel campo della Memoria (che si traduce in formazione in Italia e all’estero, in viaggi ad Auschwitz e Mauthausen con gli studenti, incontri in istituto e fuori con sopravvissuti, giornalisti e scrittori e qualche collaborazione col Fnism prima e col Progetto Memoria della Cer ora), ma amo anche Israele e quindi mi dedico (ove possibile, perché non sempre mi è permesso!) a far conoscere ai miei studenti cultura, tradizioni e realtà ebraiche soprattutto del territorio… Faccio anche parte dell’associazione Bnei Efraim-Amici di Israele, fondata da mia sorella Nazzarena a Caltanissetta, che si occupa tra le altre cose della riscoperta delle radici ebraiche siciliane e di organizzare viaggi in Israele per diffonderne la cultura e le sue ragioni. Infine cerchiamo di aiutare associazioni come il KkL e il Keren Hayesod e Tsad Kadima per dimostrare concreta solidarietà a Israele.
Noi siamo con Israele anche in questa battaglia contro l’Unesco che, per compiacere le nazioni che circondano l’unica democrazia del medioriente e che nei loro proclami auspicano la distruzione di Israele a cominciare dalla sua storia, non ha esitato ad andare contro ogni verità storica e per i credenti contro ogni verità di fede. Sarò con voi in piazza di Firenze per sostenere le ragioni di Israele, senza se e senza ma, in verità anche per sostenere le mie come cristiana!

 

Claudia Condemi

 


 

Al direttore - La vergognosa risoluzione dell’Unesco colpisce in primo luogo perché approvata da un organismo che dovrebbe promuovere la cultura e i beni storici del mondo. Con questo atto, l’Unesco nega se stessa, offende, ancora prima che la religione e la cultura del popolo ebraico, l’intelligenza delle persone per bene, quelle per intenderci, consapevoli della complessità del conflitto nell’area, e che si sorprendono ancora che la città santa di Gerusalemme possa essere strumentalizzata.
L’odio nei confronti di Israele, l’unica democrazia del medio oriente, arriva al punto di voler cancellare la storia del mondo e tutto questo non può esser sottovalutato, perché è chiaro il tentativo di utilizzare le organizzazioni internazionali per sfregiare i monumenti e i luoghi sacri dei popoli che si vuole rimuovere dalla memoria; è avvenuto per mano dell’Isis che ha distrutto preziosi siti archeologici, avviene ora in altra modalità con la risoluzione dell’Unesco. Mi auguro che il governo Renzi, che ha scelto la strada incomprensibile dell’astensione, chiarisca e ripari a questa vergogna. Per quanto mi riguarda la mia solidarietà e vicinanza sono a totale disposizione del popolo ebraico e dello stato di Israele.

 

Aurelio Mancuso
Presidente Equality Italia

 

P. S. Naturalmente aderisco alla vostra manifestazione in piazza Firenze, e nel caso si protragga per alcune ore sarà mio piacere parteciparvi.

 


 

Al direttore - Condivido la campagna del Foglio contro il pronunciamento dell’Unesco e trovo incomprensibile l’atteggiamento del governo italiano che si è astenuto.

 

Gian Paolo Carini

 


 

Al direttore - Battaglia sacrosanta, sono con voi.

 

Paolo Polverino

 


 

Al direttore - Inventare che il Muro del Pianto e il Monte del Tempio non hanno legami con il popolo ebraico è una terribile bugia. E’ un oltraggio per tutta l’umanità. L’Italia voti definitivamente contro questa risoluzione assurda e falsa che ci offende tutti. Siamo stanchi di essere rappresentati da tali insipienti. Non possiamo rimanere indifferenti quando i nostri fratelli maggiori vengono umiliati perché questo umilia noi per primi e la storia che Dio sta facendo con l’umanità.

 

Laura De Giusti

 


 

Al direttore - L’asina di Maometto sarà rimasta sbalordita nel constatare che tante creature della sua specie albergano in questo coso di nome Unesco, posto nientemeno a salvaguardia della cultura. E già, perché si può essere antisemiti, odiatori di Israele, auspicare una nuova soluzione finale, adoratori dell’autore dell’altra, ma non si può pensare, direbbe perfino l’asina, di annientare la storia per annientare una nazione. L’operazione è impossibile, quindi ridicola. La posizione del governo italiano, poi, in questa miserabile faccenda, si spiega con due ingredienti in più, oltre l’ignoranza: la viltà e la violenta fame di consenso. Israele è un paese piccolo e la umma è grande (e minacciosa).

 

Michele Rinaldi

 


 

Al direttore - La deriva antistorica imperante, che ha già portato alla rimozione delle radici giudaico-cristiane dell’Europa, prosegue con l’aberrante mozione dell’Unesco che nega l’identità ebraica di alcuni luoghi di Gerusalemme. Tre anni fa ho avuto la gioia di recarmi in pellegrinaggio in Terra Santa e sono stata al Muro occidentale (a noi noto come Muro del Pianto): oltre che di turisti era pieno di uomini e donne ebrei venuti a pregare da ogni parte del mondo. Mi spiace molto che l’Italia non abbia avuto il coraggio di opporsi alla risoluzione. Ringrazio il Foglio. Continuate così!

 

Elena Maria Del Piero

 


 

Al direttore - L’Italia ha avuto un atteggiamento degno di Ponzio Pilato.

 

Paolo Vitali

 


 

Aderisco alla iniziativa del Foglio contro la vergognosa risoluzione dell’Unesco che vuole negare la millenaria presenza del popolo ebraico a Gerusalemme e molto mi addolora il fatto che l’Italia ufficiale non abbia avuto il coraggio di opporsi a questa vergognosa antistorica affermazione e abbia preferito astenersi nel voto.

 

Sergio Di Porto

 


 

Al direttore - Sostenere che Muro del Pianto e Collina del Tempio non siano luoghi dell’identità ebraica “è assurdo, unilaterale e falso”.

 

Francesca Bandozzi

 


 

Al direttore - Che dire? Allibito, incredulo, sconvolto? Penso agli amici ebrei che non ho avuto cuore di chiamare per esprimere con loro qualche parola, colorata di uno di sdegno, che non so però a chi destinare. Perché nella condizione di quasi tutti, non so chi siano questi diplomatici ignoti che mi richiamano i versi di Aden sulle loro sedi, e le loro abitudini, prestigiose le une (anche questa risoluzione è stata presa a Parigi), ciniche le altre. Indegni di rappresentarci. Noi, dove anche carabinieri e poliziotti, pur costretti dal dovere, e non parliamo dei cittadini qualsiasi, si distinsero per amore di una giustizia, che pure non esisteva, difendendo e nascondendo i Perseguitati. Noi, siamo rappresentati da tali figure? Non ci voglio credere. Eppure è successo. Ma non è colpa di una burocrazia kafkiana, queste sono persone reali che, o hanno deciso ciò che più gli aggradava, o hanno eseguito un ordine da non eseguire. A Genova c’è uno strano monumento, unico nel suo genere, che non celebra una qualche impresa gloriosa, ma, al contrario ne ricorda una poco edificante: è la Colonna Infame. Ecco, me ne piacerebbe una mediatica, anche solo su Internet, dedicata a costoro. Perché mi sono sforzato di capire, mettermi nei loro panni. Ma non ci sono riuscito.

 

Itriano Cubeddu

 


 

Al direttore - To the members of the Unesco - The only way for the members of the Unesco to obtain a minimum of dignity, after the shameful, unbielivable approval of the motion of April 16th, 2016, is to reverse the result in the final resolution by voting NO, avoiding the cowardly abstentions, main cause of dishonour for their organization. Otherwise they are no longer entitled to speak in the name of culture, science and, above all, of truth.

 

Silvia Conti

 


 

Al direttore - Grazie a voi del Foglio per ciò che avete scritto e ciò che oggi avete proposto di fare! Grazie per essere giusti e dare informazioni corrette!

 

Donatella Efrati

 


 

Al direttore - Una bimba, porta un cappottino rosso, vaga senza meta vicino al Muro del Pianto… Penso all’orrore che ho provato nel vedere le immagini del film di Spielberg. Bravi, sempre in prima linea per le battaglie giuste.

 

Ivana Falco

 


 

Al direttore - Da cattolico sono vicino al popolo di Israele.

 

Giorgio Pernigotti

 


 

Al direttore - Sono anch’io con voi stamane. Viva Israele viva la Libertà.

 

Roberto Cappuccio

 


 

Al direttore - Concordo con l’iniziativa del Foglio. L’Unesco è ormai una crapula di ignoranti, per non dire di peggio, buoni al massimo a battezzare l’ovvio, come il ridicolo bollino “patrimonio dell’umanità” diventato slogan turistico… Farsi dettare la linea da stati che non permettono né libertà politiche né libertà di religione… Che vergogna!

 

Andrea Cerini

 


 

Al direttore - Come si possono portare le corone di fiori al Ghetto, alle Fosse Ardeatine, portare gli studenti in gita nei campi di concentramento “per non dimenticare”. Come ci si può preoccupare, a parole, dell’ondata di antisemitismo che si avverte nell’aria e poi non prendere posizione quando serve. Le loro azioni sono meccaniche, le parole prive di significato. Con il cuore e la testa sono con voi. Nessuno tocchi Israele!

 

Laura Darosi

 


 

Al direttore - Cosa dicono le nostre più alte cariche dello stato (capo dello stato, presidente del Consiglio, presidenti del Senato e della Camera) sulla risoluzione, falsa, antistorica e decisamente antisemita dell’Unesco? La grandezza di una nazione si misura soprattutto su come vengono affrontate queste questioni in campo internazionale. Un vecchio detto popolare dice “dimmi con chi vai… e ti dirò chi sei”: noi italiani con chi andiamo? Io di certo non con l’Unesco.

 

Franco Molinari

 


 

Al direttore - Aderisco all’iniziativa perché questa astensione è vergognosa. Spero in chiarimento di Gentiloni ma temo che piccoli Andreotti crescono, altro che Fanfani! Viva Israele.

 

Francesco Tassinari

 


 

Al direttore - Partecipo alla protesta perchè da cristiana evangelica penso che il Monte del Tempio e il Muro del Pianto appartengono biblicamente e storicamente più di ogni altro al popolo ebraico!

 

Carmela Palma

 


 

Al direttore - Mi aggiungo ai molti che avranno già scritto per sostenere l’iniziativa del Foglio. Mettete tra i mattoni della sede dell’Unesco a Roma questa mia mail (non posso essere presente di persona): una preghiera perché il mondo non dimentichi, E forse l’occidente rinsavisca.

 

Luigi Zerbo

 


 

Al direttore - Salviamo il Muro del Pianto dalle risoluzioni Unesco. Salviamo la memoria, la comprensione. Salviamoci dall’ignoranza.

 

Angelica d’Auvare

 


 

Al direttore - La deliberata (dall’Unesco) cancellazione di millenni di storia riguardo il Tempio di Gerusalemme – dove ha insegnato anche Gesù Cristo – fa parte della solita, squallida storia: i soldi muovono il mondo! Ma che l’Italia, culla (o tomba) del diritto, non abbia avuto il coraggio di votare contro non ci rende orgogliosi.

 

Alessandro Finazzi Agrò

 


 

Al direttore - Vergogna, vergogna, VERGOGNA!

 

Gianni e Giogiò Deperis

 


 

Al direttore - Ignoranti!

 

Giovanna Comis

 


 

Al direttore - Mi unisco alla protesta contro il negazionismo dell’Unesco, assolutamente vanno ripristinate le identificazioni ebraiche e forse un’egemonia condivisa, possibilmente senza contrasti. Sempre dalla parte del popolo ebraico.

 

Anna Passagrilli

 


 

Al direttore - Aderisco a questa lodevole iniziativa del Foglio per protestare contro questa decisione dell’Unesco che vorrebbe cancellare la storia di Israele

 

Matteo Malaguti
Consigliere comunale di Nonantola (Mo)

 


 

Al direttore - E’ una vergogna.

 

Gino Prosdocimi

 


 

Al direttore - Questo antisemitismo è peggio del nazismo e del comunismo perché ha la pretesa di presentarsi come democratico, invece è figlio della menzogna.

 

Paolo Tamborini

 


 

Al direttore - Vi scrivo per protestare con tutte le mie forze, come persona e come cittadina italiana, contro la decisione votata all’Unesco. Come persona mi chiedo come sia possibile coltivare e nutrire costantemente odio verso il popolo ebraico, come cittadina mi chiedo come abbia potuto l’Italia astenersi, dimostrando assenza di etica e senso storico. La storia del 1900 non ci ha insegnato nulla? Alla Shoah dello scorso secolo vogliamo aggiungere e sommare una Shoah culturale? Mi auguro che il governo riveda le proprie posizioni e si unisca ai paesi che hanno votato contro la decisione dell’Unesco, mostrando senso etico e storico. Nessuna pavidità, nessun accordo diplomatico, nessuna convenienza politica o economica giustificano l’astensione decisa dall’Italia. Come cittadina italiana mi vergogno della astensione decisa dall’Italia. Grazie per il vostro  impegno.

 

Elisa Bonfanti

 


 

Al direttore - Concordo pienamente con la vostra iniziativa.

 

Gianni Pillon

 


 

Al direttore - Un gesto grave e soprattutto antistorico! Propaganda asservita agli interessi economici dei paesi del Golfo.

 

Alessandro Ricci

 


 

Al direttore - Questa risoluzione rappresenta un atto di prepotenza e arroganza, un intollerabile abuso di potere che arriva a negare l’evidenza storico-culturale con il tacito consenso dell’establishment politico occidentale, europeo di quei paesi come Italia, Francia, Grecia e Spagna che per codardia si sono astenuti, consapevoli che stavano avallando il falso.

 

Beatrice Sellinger

 


 

Al direttore - E l’Unesco dovrebbe essere un’istituzione a presidio della cultura? Tutti a casa a non far danni!

 

Pietro Cortesi

 


 

Al direttore - Purtroppo non vedo e non sento la voce dei parlamentari italiani. Negare Gerusalemme è una miopia storica e religiosa, un antisemitismo mascherato, non voler vedere la realtà, sembra ieri, mascherare la verità’ con pseudo ideologie di pacifismo. Questa risoluzione creerà una falsa giustificazione per ricominciare una nuova intifada. Ad oggi nessun movimento pacifista o politico ha visitato le oltre mille famiglie delle vittime del terrorismo palestinese, questa cecità fa rivoltare la coscienza. Il sangue dei bambini d’Israele è forse meno rosso, è di serie B? Ancora persiste l’indifferenza del mondo civile? E’ sordo o non vede i bambini del popolo d’Israele? La storia, l’Olocausto non ha insegnato proprio nulla. L’indifferenza di ieri – un milione e mezzo di bambini ebrei trucidati, bruciati, passati attraverso un camino – è sorella dell’indifferenza o delle manipolazione informative di oggi. Questo che il mondo occidentale chiama intifada è Guerra, è Terrorismo. “Se questo è un uomo”, scrisse Primo Levi e oggi mi ripeto questa domanda senza avere una risposta.

 

Eneo Orbach

 


 

Al direttore - Non potrò essere in piazza oggi alle 15 (ieri, ndr), ma il mio cuore, il mio intelletto e la mia persona saranno lì, presenti. Chiedo scusa per il silenzio vigliacco e colpevole della chiesa, ma di questi tempi Francesco adora i gommoni più della Verità! Finché esisterà Israele, esisterà anche la larva della nostra residua libertà. Viva Israele!

 

Luciano Fravolini

 


 

Al direttore - La pace si difende con la tutela delle differenze e non con l’umiliazione di una parte. La decisione dell’Unesco è ridicola e pericolosa.

 

Luca Bagetto

 


 

Al direttore - Voglio ricordare che Gesù era ebreo. Cancellare gli ebrei significa cancellare i cristiani. La vostra scellerata azione la pagheremo cara, tutti quanti. Ricomponetevi, ritornate a giudizio e rimediate al danno.

 

Maria Clemente

 


 

Al direttore - Un grande Kol Hakavod per tutto quanto fate. E la chiamano “educazione”! Farò di tutto per essere a Roma quel giorno e nel frattempo non mancherò di motivare tutti i miei parenti che vi abitano. Questa mozione è a dir poco allucinante e la sudditanza del mondo di fronte a paesi rimasti all’età medioevale è un’ennesima conferma che il mondo continua a rifiutare la verità preferendo assecondare i barbari. Kol Hakavod a Olanda, Usa, Lituania, Estonia, Germania e Gran Bretagna. Shame sul solito cerchiobottismo dell’Italia. God save Israel!

 

Franco Cohen

 


 

Al direttore - La decisione dell’Unesco che nega la ebraicità del Muro del Pianto è contro la ragione, la storia e la verità. E la complicità astensionista del rappresentante del governo italiano sconfina nel negazionismo antisemita.

 

Filippo Speranza

 


 

Al direttore - Aderisco convinto alla manifestazione contro questa vergogna.

 

Lorenzo Strik Lievers

 


 

Al direttore - Mi unisco a voi nello sdegno e nella rabbia. Stampatemi e portatemi con voi.

 

Alberto Ferri

 


 

Al direttore - Sono con Voi – sono con Israele – contro questa costante implacabile persecutoria Shoah culturale.

 

Anna Dadomo

 


 

Al direttore - Contro la demenziale iniziativa Unesco e la vigliaccheria degli stati occidentali.

 

Ignazio Cassanmagnago

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