Non ci faremo sottomettere

Contro l’Unesco, che ha scippato all’ebraismo il Muro del Pianto. E contro l’Italia che si è astenuta. Un insulto alla storia. I lettori del Foglio ci scrivono. Continuate a inviarci i vostri messaggi per l'Unesco e per il governo italiano a murodelpianto@ilfoglio.it
Non ci faremo sottomettere

Ebrei davanti al Muro del Pianto di Gerusalemme (foto LaPresse)

I lettori del Foglio possono inviare un messaggio all’Unesco e/o al governo italiano a questo indirizzo e-mail. Saranno pubblicati nei prossimi giorni su queste colonne.

 


 

Al direttore - “A che serve l’Unesco?” Se lo era chiesto, al momento della sua istituzione, il senatore a vita Benedetto Croce. Dopo insistite e ripetute manifestazioni di antisemitismo esplicito, si può ben dire che l’Unesco sia servito e serva a dotare l’Onu di un braccio armato di quel che Giorgio Napolitano ebbe a definire antisemitismo travestito da antisionismo. L’ultima è la recentissima risoluzione nella quale si sostiene che il Muro del Pianto a Gerusalemme sarebbe da ritenersi estraneo alla storia dell’ebraismo. Spiace constatare come anche stavolta l’Italia, a differenza di altri in Europa, si sia accodata. Che tristezza, che vergogna…

 

Luigi Compagna, senatore

 


 

Al direttore - Al presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi - Signor presidente, Le invio qui di seguito copia della mail che ho inviato al ministro degli Affari esteri a seguito della vergognosa astensione dell’Italia in sede Unesco. Tale astensione, non posso nasconderLe, mi ha particolarmente stupito avendo ben presenti le parole da Lei pronunciate di fronte al Parlamento israeliano a Gerusalemme. Mi auguro che Lei vorrà provvedere affinché nella votazione finale l’Italia onori, col suo voto, quella che è l’unica, storicamente indiscutibile, realtà.

 

Al ministro degli Affari esteri, on. Paolo Gentiloni - A nome del Gruppo Sionistico Piemontese Le esprimo la nostra protesta per il voto di astensione che l’Italia ha espresso in merito alla risoluzione dell’Assemblea dell’Unesco che ha deciso di considerare legittimo solo l’uso dei termini arabi per designare luoghi come il Monte del Tempio e lo stesso Muro occidentale. Di fatto questa risoluzione nega ogni legame tra la storia ebraica e quei luoghi, un legame affermato da qualunque fonte storica e archeologica.
Questa pretesa di riscrivere la storia attraverso una risoluzione di un organismo profondamente screditato come l’Unesco farebbe sorridere se non fosse invece di una inaudita gravità. Come Lei dovrebbe sapere, l’Unesco non è nuova a queste prodezze: nel 1974 approvò una risoluzione che condannava il sionismo come una forma di razzismo, salvo poi rimangiarsi quella presa di posizione molti anni dopo, in seguito agli accordi di Oslo, confermando la sua natura di organismo politico e non culturale. Ma allora contro quella risoluzione si levò alta la voce di Giovanni Spadolini, mentre adesso il rappresentante italiano si rifugia nell’astensione, il che significa dichiararsi incapace di esprimere un giudizio su quanto affermato nella risoluzione.

 

Ciò che rende ancora più grave e inaccettabile il voto del rappresentante italiano è che altri paesi appartenenti all’Unione europea – come la Germania, i Paesi Bassi e l’Estonia, nonché la Gran Bretagna – hanno espresso voto contrario alla risoluzione. Mi auguro, signor ministro, che, quando sarà chiamato a rispondere in Parlamento del voto espresso dal rappresentante del nostro paese, Lei sia in grado di fornire una risposta convincente.

 

Emanuel Segre Amar, presidente Gruppo Sionistico Piemontese

 


 

Al direttore - Le chiediamo ospitalità per un messaggio al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che crediamo possa interessare anche i suoi lettori.

 

“Signor presidente, oggi lei è molto occupato a convincere gli italiani ad accettare le modifiche alla Costituzione, a dare lezioni di diritto costituzionale e a cercare soluzioni all’impoverimento del paese. Potrebbe però risparmiare fondi milionari e spese inutili, stanziati per il mantenimento della folta delegazione che rappresenta l’Italia all’Unesco, per organizzare corsi accelerati e urgenti di storia per tutti i parlamentari, i ministri del governo e diplomatici che ci rappresentano nelle varie sedi e organizzazioni in Italia e all’Estero, per evitare offese all’intelligenza degli italiani, come quella epocale di ieri (giovedì 13 ottobre, ndr) all’Unesco.

 

“Le riportiamo le prime righe del suo super applaudito discorso pronunciato alla Knesset durante la sua visita di stato nel 2015, discorso che  credevamo allora onesto e sincero, ma che si è invece rivelato un classico esempio di ‘cerchiobbotismo’ all’italiana. Se Lei, caro presidente, si fosse ricordato di ciò che ha proclamato allora alla Knesset, ieri l’Italia, invece di una vergognosa e pavida astensione, avrebbe dovuto votare contro, a fianco di Usa, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Estonia e Lituania: ‘Signor presidente della Knesset, signor primo ministro,  signor capo dell’opposizione, signore e signori membri della Knesset, ho provato a lungo vari saluti nella vostra lingua, poi ho pensato che il modo migliore per iniziare fosse darvi il saluto più bello del mondo: shalom, e grazie per questo invito. Con profondo rispetto prendo la parola a nome del governo italiano davanti a voi, in una città che evoca emozioni e brividi solo a nominarla: Gerusalemme. Il Salmo ci trasmette l’immagine delle tribù che salgono verso il Tempio cantando la gioia di avvicinarsi nella città santa e lodando il nome del Signore. E’ toccante immaginare quelle donne e quegli uomini che si facevano pellegrini e salivano in questa città…’.

 

“Con l’astensione dal voto sulla risoluzione che di fatto nega qualsiasi legame storico dell’ebraismo con il Monte del Tempio e il Muro occidentale, l’Italia, per il suo tramite, ha dimostrato, nella migliore delle ipotesi, una totale ignoranza della storia del Monte Moriah e dei 1100 anni dei due templi che vi furono eretti, il primo distrutto poi da Nabucodonosor nel 586 a. C. e il secondo da Tito nel 70 d. C., le cui vestigia sono visibili a Roma sotto l’arco a lui dedicato. Questi luoghi sono stati il centro della vita spirituale, religiosa e politica del mondo ebraico, ben prima che l’islam, dopo la conquista araba del 638 d. C. legasse Gerusalemme a un’interpretazione coranica molto virtuale e senza nessun fondamento storico né tantomeno archeologico, dal momento che Maometto a Gerusalemme non mise mai piede. “Nella peggiore delle ipotesi, invece, questa astensione dimostra l’ennesima sottomissione dell’Italia al ricatto del mondo arabo e manifesta un palese pregiudizio antisemita”.

 

Angela Polacco e Cecilia Cohen Hemsi, italiane iscritte all’Aire (con diritto di voto), israeliane residenti a Gerusalemme capitale d’Israele. Insignite dal presidente Giorgio Napolitano dell’onorificenza di Commendatore della Stella d’Italia

 


 

Al direttore - La risoluzione Unesco che nega la storia ebraica non mi ha sorpresa… Me lo aspettavo, visto che in diverse occasioni l’Onu non ha dimostrato obiettività ma sembrava essere mossa da sentimenti antisemiti/antisionisti… Ma che l’Italia non abbia avuto il coraggio di dire NO a tanta falsità e a una risoluzione il cui scopo è quello di cancellare dalla storia il popolo ebraico, insieme a quello cristiano, questo veramente mi ha indignata e mi ha fatto vergognare – ancora una volta – d’essere italiana!

 

Con la vostra astensione avete dato ragione a quella parte del mondo islamico che non ci accorda RECIPROCITA’ in quanto convinto che la nostra fede si basi su testi falsi, fasulli, riscritti in mala fede… E’ questo che ci rende indegni infedeli ai loro occhi, destinati alla conversione o alla morte. Con la vostra astensione vi siete resi complici di questo atto vergognoso, di questo tentativo di cancellare la storia, perché un domani nessuno si ricordi di noi!

 

Diventano ancora più vere e allarmanti le parole di Erich Fried: “I crimini di ieri / hanno la commemorazioni / dei crimini dell’altro ieri. / Di fronte / ai crimini di oggi / ci affaccendiamo / con le commemorazioni / dei crimini di ieri. / I crimini di domani / cancelleranno / noi uomini d’oggi / senza commemorazioni / se non li impediremo”. Credo che il primo modo per cancellare gli uomini di oggi sia proprio quello di cancellare il loro passato, la loro storia… Vorrei capire perché ci avete condannati all’oblio!

 

Laura Malchiodi

 


 

Al direttore - La cupa ignoranza di tanti decisori dell’Unesco e l’accorta politica di manipolazione messa in atto da anni da alcuni potenti paesi musulmani su questa e altre organizzazioni “umanitarie”,  hanno reso possibile un gesto così insensato e infondato come la “risoluzione“ negazionista che assegna il Monte del Tempio di Gerusalemme al “fronte” musulmano, riconoscendo ufficialmente soltanto il suo nome arabo di Haram al Sharif (il nobile Santuario).

 

Si elidono con poche righe e una dose infinita di arroganza e irresponsabilità, passata nel silenzio colpevole di molti stati (Italia e Vaticano inclusi), millenni di storia, di fede e di tradizione giudaico-cristiana. E sottolineo sia giudaica sia cristiana. I grandi padri della nostra religione posero i loro piedi sul Monte Sacro, da Noè a Giobbe, e poi i grandi re giudaici David e Salomone vi fecero edificare il tempio che, distrutto dai babilonesi, fu riedificato da re Erode e ospitò Gesù più volte. “Gesù che viene presentato al Tempio” e “Gesù che viene perso e ritrovato al tempio di Gerusalemme” sono il terzo e il quinto mistero gaudioso del Santo Rosario. Gesù scacciò i mercanti da quel tempio. Insomma, mi sarei attesa una presa di posizione decisa da parte del nostro Papa Francesco e anche una mobilitazione spontanea nelle nostre parrocchie, almeno un cenno durante le omelie. Ma speriamo che questi appelli lanciati attraverso il Foglio giungano a chi può ancora dare vita a qualche iniziativa in questa direzione.

 

Diana Nastasi

 


 

Al direttore - Il movimento Cristiani per Israele condanna la risoluzione adottata il 13 ottobre dall’Unesco circa la “Palestina occupata”. La risoluzione, nella quale Israele è ripetutamente definita la “potenza occupante”, attacca le attività d’Israele sul e attorno al Monte del Tempio, e chiede a Israele di cessare dall’impedire le opere di “restaurazione” della Giordania e Palestina sul Monte del Tempio. La risoluzione si riferisce al Monte del Tempio come “Moschea di al Aqsa/al Haram al Sharif”, reclamando quindi una connessione esclusiva tra il Monte del Tempio e l’islam, e negando le connessioni storiche o religiose tra il popolo ebraico e il Monte del Tempio.

 

Il presidente di Cristiani per Israele internazionale, rev. Willem J. J. Glashouwer, ha affermato: “La Città Vecchia di Gerusalemme, e specialmente il Monte del Tempio, è intimamente e indissolubilmente connessa al popolo ebraico. Come cristiani, desideriamo riaffermare con forza la connessione storica e biblica tra il popolo ebraico e il Monte del Tempio, e difendiamo il loro diritto all’accesso al Monte del Tempio. La comunità internazionale non deve cedere a coloro che negano l’esistenza del popolo ebraico e la loro intima connessione con la terra, in particolare con il Monte del Tempio”.

 

Secondo il direttore esecutivo di Cristiani per Israele Internazionale, avvocato Andrew Tucker, la risoluzione non riflette la legge internazionale, e dovrebbe essere rigettata dal Consiglio dell’Unesco. “Poiché molti stati si sono astenuti dalla votazione, la risoluzione è stata votata da meno della metà dei membri del Comitato esecutivo dell’Unesco. Una minoranza di stati, con l’intento di colpire Israele, è riuscita a reclamare di rappresentare la maggioranza della comunità internazionale. Questo è un evidente maluso dell’Unesco, e un abuso dell’ordine legale internazionale. E’ tempo che gli stati che si sono astenuti dalla votazione dichiarino la loro opposizione a tale risoluzione, e che gli stati che operano per la pace si oppongano al revisionismo giuridico-storico che alcuni stati membri dell’Onu stanno portando avanti”.

 

Glashouwer ha riaffermato il significato del Monte del Tempio per cristiani ed ebrei. “Il Monte del Tempio è un luogo santo non solo per musulmani, ma anche per ebrei e cristiani. Questo è un luogo fondamentale per le attese bibliche sia di ebrei che di cristiani, in relazione alla venuta del Messia. Con la condanna delle attività d’Israele e la richiesta che Israele  rispetti lo status quo storico, l’Unesco sta cedendo alle richieste islamiche di avere il controllo esclusivo  sul Monte del Tempio. Questa è una violazione dei diritti di ebrei e cristiani riguardo al Monte del Tempio”.

 

Il rabbino capo dei Paesi Bassi, Benyamin Jacobs, in reazione alla risoluzione, ha affermato: “Sono scioccato perché per migliaia di anni Gerusalemme e il Monte del Tempio sono stati oggetto delle nostre preghiere. La risoluzione dell’Unesco nega la profonda connessione storico-religiosa tra gli ebrei e il Monte del Tempio. Sono molto preoccupato che ciò porti a una crescita dell’antisemitismo in Europa, in un tempo in cui si dovrebbe parlare e operare per la tolleranza. Sono contento che alcuni paesi europei, come i Paesi Bassi, la Germania, il Regno Unito, abbiano votato per non sostenere questa risoluzione aggressiva contro Israele e il popolo ebraico”. Cristiani per Israele è un movimento internazionale e senza denominazione, che rappresenta più di 200.000 cristiani in più di 40 nazioni di tutti i continenti.

 

Edda Fogarollo, presidente di Cristiani per Israele - Italia

 


 

Al direttore - La colonizzazione arabo-musulmana della Palestina non si è fermata al VII secolo ma dura ancora ai nostri giorni con il tentativo di estromettere completamente Israele dalla sua storia e dal proprio retaggio plurimillenario. D’altronde, la Carta di Hamas lo specifica chiaramente all’articolo 11 dove è scritto, “Il movimento di resistenza islamica ritiene che la terra della Palestina sia un Waqf islamico (affido inalienabile) consacrato alle future generazioni musulmane fino al giorno del Giudizio”.
Il giorno del Giudizio non si sa quando avrà luogo, nel frattempo l’Unesco provvede a fornire il proprio seguendo l’interpretazione musulmana rigorista per la quale la Palestina, Israele compreso, è Dar al Islam (Casa dell’islam). Secondo questa concezione gli ebrei, al limite, possono essere solo dei soggetti sottoposti alla dhimmitudine, la condizione di cittadini di secondo rango a cui è garantito il permesso di soggiornare in un paese islamico a patto di accettarne tutte le limitazioni conseguenti.

 

La risoluzione Unesco recepisce perfettamente questa esigenza islamica, la fa propria e la trasforma in ordine del giorno. Nessuna meraviglia. L’Unesco è il braccio culturale dell’Onu, l’istituzione occidentale più sbilanciata a sfavore di Israele dagli anni Settanta in poi, l’epoca in cui i paesi arabi, in combutta con l’allora Unione sovietica e gli stati non allineati, imposero all’organizzazione l’egemonia della loro agenda filopalestinese e anti israeliana.

 

Cambiare i nomi dei luoghi è una delle caratteristiche principali dei conquistatori. Lo scopo è a un tempo appropriativo ed espropriativo: affermare la propria egemonia e cancellare la storia e quindi la memoria di chi vi aveva vissuto precedentemente. Quando nel 130 l’imperatore Adriano rinominò la Giudea Palestina e cambiò il nome di Gerusalemme in Aelia Capitolina, lo fece con l’intento punitivo di sradicare l’appartenenza culturale del popolo ebraico alla sua terra e alla sua storia. E’ esattamente ciò che fa la risoluzione Unesco.

 

Niram Ferretti

 


 

Al direttore - Maometto non entrò mai né in Palestina, né a Gerusalemme. Sarà il califfo ’Umar, nel 637 d. C., il primo islamico a entrare a Gerusalemme.  Pare tuttavia che il califfo ’Umar fosse a conoscenza del fatto che il luogo dove stava facendo costruire il primo oratorio di preghiera fosse la piattaforma dove era sorto il Tempio ebraico: una cronaca del tempo narra infatti che il califfo, durante la sua prima visita al luogo, fosse rimasto sconvolto nello scoprire che i cristiani l’avevano trasformato in un letamaio. Inoltre, a dimostrazione di una certa qual consapevolezza, sta proprio il nome con cui Gerusalemme era chiamata fino al X secolo dai musulmani stessi: Iliya medinat bayt al makdis, Aelia la città del Tempio (dall’aramaico bîth makde’shâ, città del Tempio). Iliya infatti altro non era se non l’Aelia romana, ma poiché i primi musulmani non erano a conoscenza del tentativo di de-ebraicizzazione del luogo attuato dai romani, ritennero di dover collegare il termine a Elia. Così proposero spiegazioni come “la città del santuario di Elia”. E al Kuds, termine con cui sino a oggi i musulmani hanno chiamato e chiamano Gerusalemme, deriva dall’ebraico ’ir hakkodesh che significa “città del santuario”. Al Kuds è dunque la città del santuario, non è semplicemente una “città santa”: le implicazioni storiche che da ciò derivano sono dunque evidenti.

 

Di fatto la conquista islamica di Gerusalemme avvenne tra il 636 e il 638 d. C., ma nessun regnante scelse mai di farne la capitale del califfato. Fu tuttavia il califfo ’Abd al Malik a offrire il contributo decisivo per la sacralità di al Kuds nell’islam con la costruzione, nel 691, della cupola della Roccia, anche nota con il nome di “moschea di Omar” perché, come s’è detto, il califfo ’Umar, in precedenza, avrebbe fatto costruire un oratorio su questo medesimo sito della spianata del Tempio ebraico. La Roccia su cui veniva costruito il nuovo monumento era il luogo da cui Maometto, per la tradizione islamica, era partito per la sua ascensione in cielo. All’inizio dell’VIII secolo, il califfo al Walid fece poi costruire un secondo edificio, una moschea, che successivamente venne chiamata al Masijid al aqsa. Edificando questi luoghi di culto sulla spianata del Tempio, i musulmani, che dominavano la città dal 638, affermavano la propria supremazia sulle popolazioni conquistate.

 

E’ comunque probabile che tra i motivi della costruzione di ’Abd al Malik vi fosse piuttosto l’intento di divergere il pellegrinaggio dalla Mecca (occupata in quel periodo dal ribelle ’Abdallah b. al Zubayr) verso al Kuds, oltre che quello di controbilanciare la presenza delle numerose chiese cristiane. Quando poi, con l’avvento della dinastia abbaside, nel 750, la corte califfale fu spostata in Iraq, Gerusalemme tornò a essere in posizione periferica e il suo prestigio restò esclusivamente confinato al suo ruolo religioso. Ruolo, tuttavia, non universalmente riconosciuto, tanto che il teologo Ibn Taymiyya (m. 1328) “nel suo Risala fi ziyarat Bayt al Maqdis (Trattato sul recarsi in visita a Gerusalemme: Ibn Taymiyya, Majnu’at al rasa’il al kubra, Beirut 1972, II, 55-67), rigettò il pellegrinaggio a Gerusalemme, il culto della Roccia e tutte le tradizioni che attribuivano meriti ad al Kuds sostenendo che, nonostante vi fossero stati alcuni hadith che potevano far pensare alla sua sacralità, di fatto si riferivano a forme di devozione popolare e/o individuale e non avrebbero dovuto essere considerati all’origine del culto del luogo. Un simile atteggiamento era, per Ibn Taymiyya, estraneo all’islam”.

 

Direi che l’Unesco piuttosto che incespicare nel tentativo di de-ebraicizzare Gerusalemme (non ci riuscì l’imperatore Adriano, vuole tentarci quasi duemila anni dopo l’Unesco?), potrebbe eventualmente interrogarsi sui veri legami che esistono tra islam e Gerusalemme. Una città il cui nome NON compare mai neppure una volta nel Corano.

 

Daniela Santus, Prof. ssa di Geografia culturale all'Università di Torino

 


 

Al direttore - Il secondo tempio di Gerusalemme risale al 536 a. C. e Erode Antipa lo ampliò a partire dagli ultimi due decenni prima di Cristo. Nel tempio, prima della sua distruzione a opera dei Romani nel 70 d. C., Gesù (un ebreo), come riportano i Vangeli, cacciò i mercanti. Oggi sappiamo dove erano locati e si può passeggiare laddove Gesù passeggiò. E’ sacro il tempio agli ebrei e anche per i cristiani ha un grande valore. E’ un insulto alla storia e alla religione ebraica e cristiana attribuire il luogo ai musulmani che conquistarono Gerusalemme secoli dopo questi avvenimenti e vi edificarono la moschea d’oro e quella di al Aqsa. E’ un insulto alla ragione, alla storia e a Dio. Decisioni insensate come queste fomentano solo odio, perché dettate dall’odio dei soliti noti nei confronti di molti. L’Unesco vota assieme a un signore sudanese ricercato per crimini contro l’umanità. Sia bandita l’Unesco dal consesso civile. Mi vergogno di essere italiano giacché il mio paese si è astenuto sottraendosi alla responsabilità che gli competerebbe. I Pilato hanno già fatto danni due secoli fa, oggi i “romani” se ne lavano le mani come allora.

 

Franco Bolsi

 


 

Al direttore - Sciagurato il voto italiano all’Unesco che vende  la verità storica per pavidità, ignoranza, odio razziale antisemita.
L’Impero romano provocò nel 70 d. C. una delle più grandi deportazioni di ebrei dalla loro terra. L’Arco di Costantino a Roma ne immortala la vicenda. Con questo voto all’Unesco, l’Italia nega la sua stessa storia e ignora i testi della sua stessa fede cristiana. Il tutto per accondiscendere a storture politiche filoarabe, con obiettivo antisemita.

 

Fonti storiche e archeologiche  inequivocabili: verità vendute al miglior offerente arabo. Che ingiustizia immane sotto gli occhi del mondo che si chiede ancora perché così tanto odio, perché i paesi arabi, con il loro retroterra raccapricciante, diano a certi politici, pavidi e incolti, lezioni fasulle di  storia, di politica, di diplomazia!

 

Elena Rizzato

 


 

Al direttore - Un delitto contro l’umanità. Il governo italiano dica no.

 

Enrico Iachello

 


 

Hanno aderito tra gli altri: Maria Rosa Di Lallo, Abramo Hassan, Isacco Ovadia, Luigi Filippi, Pasquale Mammoliti, Maria Letizia Baldi, Alessandro Ronconi, Francesca Sgorbati Bosi, P. Paolo Paoletti, Pino Raucci, Pietro Biancato, Maria Salemi, Silvana Giorgi, Michele Draghetti, Gipo Rossi, Maria Francesca Besson, Susanna Nirenstein, Laura Cresto, Enrico Cerchione, Gianluigi Stochino, Marita Gugliermetti, Achille Marra, Rodolfo Vardelli, Lucia Caputo, Valerio Pagliuzzi, Isaac Amon, Alberto Ferri, Ferdinando Patini, Beatrice Gariboldi, Antonio Ratti, Daniele D’Avino, Anna Carrera, Giorgio Coen, Giovanbattista Guizzetti, Mario Cavazzoni, Anna Lisa Veneziano, Matteo Ciocci, Federico Padrono, Alessandra Martini, Isidoro Veneziano, Fabio Sabatini, Sabina Pavan, Vittorio Vanoni, Lisa Borgiani, Andrea Angeletti, Virgilio Fossombroni, Adelio Zampini, Giovanni Sarais, Silvestro Gallipoli, Lorenzo Tocco, Pier Damiano D’Ignazio, Giovanni Zafettieri, Henri Jeanson, Manfredi Manfrin, Michele Giambitto, Emilio Sisi, Francesco Cammarata, Luigi Franzini, Angelo Da Fano, Carlo Vasconi, Daniela Rella, Fabio Vacchi, Daniela Carla Bracco, Angela Pellicciari, Dario Lacqua, Daniela Ciatti, Piero Maccarinelli, Giuseppe Pavesio, Rossella Centoni, Enrico Marangon, Laura Sabatello, Valerio Ravini, Maria Angela Gobbi, Francesco Cuppone, Mirko Giordani, Alberto Bianchi, Franco Di Toro, Diodoro Cerritello, Luciano Antonelli, Renata Ergas, Claudio Desideri, Paola Ceva, Alberto Bagnolesi, Patrizia Alberici, Marco Monari, Giovanni Pipino, Ottavia Rizzo, Mauro Carrannante, Angelo Frisoni, Maria Teresa Gastaldi, Ruben Braha, Francesco Girgenti, Luciana Marinucci, Salvatore Mancuso, Giuseppe Pezzin, Sheila Campagnano, Maurizio Favaron, Carlo Cappellari, Giuseppe Teresio Viroglio, Antonietta Beccagutti, Alessandra Mastrota.

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