Veltroni su Rai1 è la prosecuzione della vocazione maggioritaria con altri mezzi

Una recensione preventiva di “Dieci cose”, il format che il servizio pubblico ha affidato all'ex segretario del Pd sabato sul primo canale. La sigla promette emozioni, fa avanzare “i migliori anni”, i più “civili” delle nostre esistenze. Prevedibili, ma rispondono al dettato stilistico che ha scelto, quasi a creare empatia pop con il dirimpettaio di Maria De Filippi.
Veltroni su Rai1 è la prosecuzione della vocazione maggioritaria con altri mezzi

Walter Veltroni (foto LaPresse)

Vi accingete a leggere la recensione “preventiva” di “Dieci cose”, il format che il servizio pubblico ha affidato a Walter Veltroni, da stasera su Rai1. Bella, la scenografia, luminosa, una piazza italiana carica di se stessa, il passante brilla nel chroma key tra Guttuso e Ghirri, l’edicolante saluta il cliente, dinanzi ai portici c’è un uomo intento a raccogliere le deiezioni del proprio labrador. La sigla promette emozioni, fa avanzare “i migliori anni”, i più “civili” delle nostre esistenze, così sulle note di Lucio Battisti del “mio canto libero” replicate dai Madredeus, prevedibili ma rispondono al dettato stilistico che Veltroni ha scelto, quasi a creare empatia pop con il dirimpettaio di Maria De Filippi. Il labrador: Eugenio Scalfari, nel suo rustico villone di Velletri, racconta, appunto, la predilezione per i labrador “chocolate”, Veltroni, fuori campo: “Eugenio, come hai scelto di chiamarlo?”.

 

Scalfari: “Combinato, anzi, per essere più esatti Combinato Disposto”. Flavio Insinna legge “Bambini nel tempo” di Ian McEwan, accompagnato alla chitarra da Luca Barbarossa, il cantautore romano compila poi l’elenco dei migliori stabilimenti balneari del litorale laziale, “Su tutti, Saporetti, a Sabaudia”. Veltroni sorride, cita Pasolini. La regista Cristina Comencini, riassume le sue soddisfazioni in una sola cifra lucente, e qui Veltroni si concede una battuta da comitiva di corso Trieste: “Mi fai venire in mente le marmitte delle Honda 750 Four unificate, quattro in uno, così dicevamo negli anni Settanta, quando Pasolini…”, poi indica alla Comencini la videolettera del figlio, Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, già Enrico nel “Cuore” televisivo di nonno Luigi, dimostrando che la borghesia ha misura anche nella commozione, “Mamma…”.  

 

Il momento più “situazionista” del format richiama un episodio realmente accaduto a Chaplin negli anni di Charlot, la gara dei sosia. Riconoscere il pezzo unico tra i tanti camuffati. Nel nostro caso non si tratta dell’omino con la bombetta, bensì del primo ministro. In studio appaiono dunque 15 Matteo Renzi, la giuria comprende Michel Platini, Concita De Gregorio, Alfredo Reichlin, Jovanotti, Sandro Veronesi, Mietta, Monica Guerritore, Alessandro Baricco, Michele Ainis, Toto Cutugno. Devono indovinare, appunto, il vero Renzi. Come già al tempo dell’Italia vista da Folco Quilici, nel nostro caso troviamo Francesca Archibugi e Paolo Virzì a mostrare il paesaggio, e, come nel film “La pazza gioia”, la penisola brilla come una Asl dal volto umano, perdonate la metafora medicale, ma ciò che in “Report” di Milena Gabanelli è puntura lombare, pus, suppurazione, infermiere perfide, lì è un mondo opportunamente sterilizzato.

 

Nel punto Skype, simile a un angolo-bagno, appare Violante Badagliacchi, 24 anni, studentessa Dams “emigrata” a New York, assistente di Maurizio Cattelan, l’artista. Primo piano del cesso d’oro, ultima opera sua conosciuta, Veltroni non indaga oltre. Infine, come già Chiambretti in veste di angelo con Mike a Sanremo, appare sospeso in cielo addirittura Nanni Moretti, il regista di “Mia madre”, quasi replicando il sogno “8?”, la corda legata alla caviglia che tiene sospeso in riva al mare l’io narrante,  incarna idealmente la memoria familiare di Walter, “Papà…”. “Dieci cose” è la prosecuzione della “vocazione maggioritaria” con altri mezzi, cioè attraverso il realismo magico del canone, opzione pop. Tuttavia la “figa” (sic), che figurava tra le cose per cui vivere nella lista promossa un tempo dal settimanale “Cuore”  qui non è contemplata. Dimenticavo: il Renzi originale si è classificato quarto.

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