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Trump, inaspettato alfiere del free speech

Le elezioni americane e le isterie collettive del politically correct, scrive the American Conservative. "“Se l’estremismo nella difesa dell’anti razzismo, dell’anti omofobia, eccetera, non è un vizio capitale, allora non ci sono limiti a quello che questi giacobini moralizzatori faranno".
Trump, inaspettato alfiere del free speech

Donald Trump (foto LaPresse)

Quando ho letto la dichiarazione che affermava che ‘la stridula tirannia della sinistra’ aiuta a spingere le persone verso Donald Trump, ho riflettuto sulla presenza questa settimana di Milo Yiannopoulos alla Louisiana State University di Baton Rouge. Sono stato male all’ultimo minuto e non sono riuscito a partecipare all’evento, ma il mio desiderio di esserci non riguardava minimamente il desiderio di ascoltare cosa avesse da dire quel provocatore”, ha scritto Rod Dreher sul suo blog ospitato da The American Conservative. Dreher voleva ascoltare il trumpiano Yiannopoulos per “dimostrare sostegno simbolico al suo diritto di andare all’università a parlare. Attivisti della uniformità ideologica comunità pro diversità sul campus hanno tentato di impedirgli di presentarsi, e, apparentemente, sono riusciti a ingaggiare per i loro sforzi un dirigente universitario di alto rango.

 

Fortunatamente hanno fallito nel loro obiettivo. Di nuovo, non dico ‘fortunatamente’ perché sono a favore di ciò che dice Milo, ma perché sono molto a favore del suo diritto di esprimersi e del diritto degli studenti di godersi lo spettacolo. Anche perché gli stessi argomenti che i Guerrieri della giustizia sociale alla Louisiana State University hanno usato per tentare di fermare Milo – affermando che il suo discorso sarebbe stato dannoso per loro – potrebbero essere usati un domani per silenziare politici e religiosi conservatori”. E non solo i conservatori. “Dopo tutto, se le loro controparti australiane sono riuscite a intimidire gli organizzatori di un festival letterario, costringendole a organizzare frettolosamente una programmazione da contrapporre al discorso benigno di una scrittrice che ribadiva il diritto degli scrittori a trattare di persone e argomenti di propria scelta, presto questi attivisti si scaglieranno anche contro i liberal”, scrive Dreher riferendosi al caso che a Melbourne ha coinvolto la scrittrice liberal Lionel Shriver.

 

“Se l’estremismo nella difesa dell’anti razzismo, dell’anti omofobia, eccetera, non è un vizio capitale, allora non ci sono limiti a quello che questi giacobini moralizzatori faranno. Spetta ai liberal dotati di princìpi combatterli. Riguardo al fatto che i Guerrieri della giustizia sociale spingano le persone a votare per Trump, ne posso facilmente intuire i motivi. Non credo che Hillary Clinton sia una guerriera della giustizia sociale. Tuttavia credo che non farà nulla di significativo per affrontarli. Non ci saranno occasioni in cui si distanzierà nettamente dagli estremisti del politicamente corretto”. “Siccome le deleterie politiche identitarie hanno oggi una presa molto maggiore nelle élite liberal rispetto al passato, è ragionevole aspettarsi che una Amministrazione Clinton riempirà la burocrazia federale con persone che intendono portare avanti i propri obiettivi da Guerrieri della giustizia sociale”. “E’ desolante considerare che il Primo Emendamento potrebbe probabilmente passarsela meglio sotto una presidenza Trump, ma credo sia la verità”.

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