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Il campo minato legale della guerra

Tre militari (uno in pensione) devono affrontare il processo per omicidio colposo per l’annegamento di un ragazzino iracheno in un canale Bassora. I soldati devono affrontare anche le insidie della legge, scrive il Times.
Il campo minato legale della guerra

Militari in Iraq (foto LaPresse)

Un piccolo assaggio della nuova sezione del Foglio del lunedì, con segnalazioni dalla stampa estera e punti di vista che nessun altro vi farà leggere.

 

 

I soldati devono affrontare due campi minati: quello dei terroristi e quello dei diritti umani. “Quando le forze armate sul campo di battaglia vivono nella paura di essere perseguiti, la legge è diventata il loro nemico”. Lo spiega Melanie Phillips, giornalista autrice di “All must have prizes”, insignita del Premio Orwell, definita dall’Independent “il castigo dei liberal” e già editorialista del Guardian dal 1977 al 1992. Tre militari (uno in pensione) devono affrontare il processo per omicidio colposo per l’annegamento di un ragazzino iracheno in un canale Bassora. Lo ha stabilito un rapporto di Sir George Newman, il giudice che indaga le morti civili in Iraq. La relazione dell’Ufficio Indagini per l’Iraq, presieduta dall’ex giudice della Corte Suprema Newman, ha descritto le azioni dei soldati come un “comportamento insensato e bullista, senza alcuna considerazione dei rischi che avrebbe potuto causare”. In Inghilterra oggi sono aperte 1,500 simili procedure per omicidio e cattiva condotta da parte dell’esercito britannico che assieme agli Stati Uniti invase l’Iraq nel 2003. “Naturalmente, i militari non devono mai essere al di sopra della legge. Ci saranno sempre casi di cattiva condotta dei soldati; questi devono essere indagati e i colpevoli devono renderne conto alla giustizia”.

 

Diverso quando “la legge si trasforma in un nemico della sicurezza nazionale. Fino a poco tempo, la guerra è stata condotta secondo la legge dei conflitti armati e delle convenzioni di Ginevra, predisposte per bilanciare le preoccupazioni umanitarie con le brutalità inevitabili della guerra. Poi la legge sui diritti umani è stata portata nel campo di battaglia. E sta avendo un impatto letale sulla capacità del paese di difendersi”. Tom Tugendhat, ex assistente militare al capo del personale della Difesa, e Laura Croft, ex tenente colonnello degli Stati Uniti, hanno pubblicato un rapporto per Policy Exchange dal titolo “La guerra legale mette in pericolo la nazione”. “Il diritto internazionale dei diritti umani assume la neutralità morale assoluta tra le parti. In una guerra condotta per impedire l’aggressione, questo dà all’aggressore un vantaggio immediato. Il che significa anche che nella nebbia inevitabile della guerra non c’è spazio per i giudizi espressi in buona fede che talvolta possono andare storti. La Gran Bretagna deve proteggersi contro un corpo estraneo opprimente che paralizza la capacità del paese di difendersi. Le regole della guerra giustamente tengono conto di una aggressione ingiustificata, ma la legge sui diritti umani aggiunge un campo minato legale a quello reale”.

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