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Poliziotti, neri e racconti politicizzati

E’ falsa e dannosa la retorica in stile “Black lives matter", scrive il Wall Street Journal. “Nessuno dovrebbe correre subito a tirare conclusioni di sorta. Ci rendiamo conto che si tratta di un’affermazione prosaica, ma anche ampiamente ignorata nel momento in cui i media e i politici tentano di inserire ogni singola sparatoria nella stessa narrativa politica".
Poliziotti, neri e racconti politicizzati

Attivisti del movimento dei "Black Lives Matter" a Charlotte (foto LaPresse)

Un piccolo assaggio della nuova sezione del Foglio del lunedì, con segnalazioni dalla stampa estera e punti di vista che nessun altro vi farà leggere.

 

Le morti di cittadini afroamericani per mano della polizia a Tulsa e Charlotte sono “tragiche e sconcertanti”, ha scritto il Wall Street Journal in un suo editoriale non firmato dello scorso 23 settembre. Ma “la semplice verità” che ormai dovremmo avere appreso – almeno fin dalla sparatoria che vide come vittima Michael Brown a Ferguson (Missouri), nel 2014, cui seguirono manifestazioni e scontri violenti in varie città – è una sola: “Nessuno dovrebbe correre subito a tirare conclusioni di sorta”. “Ci rendiamo conto che si tratta di un’affermazione prosaica, ma anche ampiamente ignorata nel momento in cui i media e i politici tentano di inserire ogni singola sparatoria nella stessa narrativa politica: poliziotti dal grilletto facile e razzisti uccidono uomini neri e indifesi, dopodichè il sistema razzista cospira per negare alla vittima e alla sua famiglia la giustizia che meriterebbero”.

 

“Le indagini sul caso di Charlotte sono ancora in corso, ma l’episodio difficilmente rientra nella solita narrativa. Il poliziotto che ha sparato a Keith Lamont Scott è afroamericano, e come lui anche il capo della polizia, Kerr Putney. Ci sono ancora versioni contrastanti sul fatto se Scott fosse o meno armato. (…) Putney è in possesso di altri video che deve tenere riservati durante le indagini; un ritardo che infastidisce i progressisti che invece non aspettano altro che fare dichiarazioni politiche. Ma l’obiettivo dovrebbe essere quello di fare giustizia, non di eleggere Hillary Clinton o Donald Trump, e i testimoni dovrebbero essere interrogati su ciò che videro prima che possano essere influenzati da altri video resi pubblici”. Nel caso dell’uccisione di Freddie Gray, sempre durante un arresto, a Baltimora, nel 2015, sei poliziotti vennero arrestati. Tre furono scagionati alla prima udienza, un altro liberato per vizi processuali, e alla fine tutte le accuse caddero.

 

“Tre di quei poliziotti erano neri, così come il giudice Barry Williams che ha presieduto le udienze”. In definitiva, “gli americani potranno non essere d’accordo con queste conclusioni, ma non possono dire che queste vicende sono state affrontate con uno spirito razzista o con una certa indifferenza legale”. Inoltre, “con l’eccezione di Ferguson, le forze di polizia coinvolte nella maggior parte di questi omicidi controversi sono variegate dal punto di vista etnico e molte hanno capi afroamericani”. Per il quotidiano americano, in conclusione, “nessuno di questi casi giustifica comunque le manifestazioni violente viste a Charlotte o altrove”. Piuttosto “una tragedia della Presidenza Obama – forse la più terribile – è che il nostro primo presidente nero lascerà la Casa Bianca con le relazioni interrazziali più polarizzate di quando venne eletto con tanta e tale speranza otto anni fa. Le ragioni sono più complesse di quanto non si possa sintetizzare in questa sede. Ma nelle settimane che gli restano, Obama potrebbe offrire un servizio al suo paese se evitasse di indulgere in narrative facili ma fallaci, sforzandosi invece per colmare la distanza crescente tra la polizia e i giovani afroamericani”.

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