Scene da un matrimonio (saltato) Santoro-Berlinguer

I due dovevano condurre un programma insieme, a ottobre, una striscia preserale su Rai 3. Poi, col calar delle ferie su Viale Mazzini, non se n’era saputo più nulla. E però ora che la notizia dell’improvvisa sospensione del tandem (ci sarà solo Bianca e non più Michele) irrompe alla vigilia della grande ripresa tv, c’è tutto un borbottìo e tutto un mormorìo

Scene da un matrimonio (saltato) Santoro-Berlinguer

Bianca Berlinguer e Michele Santoro (foto LaPresse)

Roma. Doveva essere il matrimonio (professionale) del momento tra due paladini del “no” al referendum nella Rai renziana. Ed era stato annunciato in pompa magna e in piena estate: Bianca Berlinguer e “il Michele Santoro tornato in Rai” fanno un programma insieme, a ottobre, una striscia preserale su Rai 3. Poi, col calar delle ferie su Viale Mazzini, non se n’era saputo più nulla. E però, ora che la notizia dell’improvvisa sospensione del tandem (ci sarà solo Bianca e non più Michele) irrompe alla vigilia della grande ripresa tv, c’è tutto un borbottìo e tutto un mormorìo: che cosa diavolo sarà successo tra i due, nei giorni successivi alla presentazione al festival di Venezia di “Robinù”, documentario santoriano sui giovani camorristi? Era parso infatti tranquillo, Santoro, a Venezia, prima e dopo la controversa (in senso stilistico) camminata sul red carpet con ai piedi i sandali che hanno fatto insorgere il web (“in ciabatte nel locale / andiamo a comandare”, hanno commentato gli internauti citando la canzone dell’estate di Fabio Rovazzi).

 

Eppure oggi, col senno di poi, c’è chi, andando a ritroso, individua alcuni indizi che corroborano l’evidenza dei fatti (salta la striscia) e il diffondersi di leggende metropolitane uguali e contrarie sul Santoro abituato a fare da sé che tende a gestire tutto (“Bianca compresa”, dice un insider) e sulla Bianca abituata a una realtà redazionale più strutturata (Tg3 Rai) che tende a considerare la Zerostudios, casa di produzione santoriana, “come fosse una redazione normale”, dice un altro insider. E insomma, pensa che ti ripensa, c’è chi ricorda Santoro a Venezia (ma anche prima di Venezia) sempre piuttosto “evasivo” nelle risposte alla domanda: “Allora, la striscia?”. Le risposte, infatti, si riducevano più che altro a un “eh” o a brevissime formulette di circostanza, del genere “tutto bene” – solo che lì per lì nessuno ci aveva fatto caso, e anzi tutti avevano attribuito la scarsa loquacità del Michele documentarista alla necessità di tenere alta la suspense sul Michele televisivo.

 


Michele Santoro (foto LaPresse)


 

Ma c’è anche chi ora ricorda l’intervista a Repubblica (del 7 settembre) in cui Santoro, alla domanda “lei torna in Rai dopo un’estate di polemiche sulla normalizzazione dei tg, è preoccupato?”, rispondeva senza sposare la linea-Berlinguer su quelli che Berlinguer, al momento della sostituzione al Tg3, aveva chiamato “attacchi sguaiati dalla politica”, e anzi se n’era uscito con una frase dall’aria minimizzatrice: “Se parla del Tg3”, aveva detto Santoro a Repubblica, “penso che dopo sette anni ci stia un passaggio di mano… una maggiore attenzione ai tempi e ai modi non avrebbe guastato, parlare però di editti alla Berlusconi non avrebbe senso…”. Tuttavia, dopo breve indagine, si apprende che l’attrito tra i due grandi amici (è stata Berlinguer a chiedere a Santoro “una mano” per la striscia, un mese e mezzo fa) non è stato neanche per un attimo legato alle diverse sfumature politiche, quanto piuttosto a un insieme di concause.

 

Prima concausa: la propensione santoriana a inglobare realtà diverse sotto la propria supervisione autoriale e produttiva non sempre dialogante, forse anche per non doversi poi ritrovare nel ruolo di colui che “se va tutto bene è merito della conduttrice e se va tutto male è colpa sua”, come dice un osservatore interno. Seconda concausa: la propensione berlingueriana a considerare in qualche modo già operativo, anche in assenza di definizione-contratto sul lato Santoro, il corpo tecnico-redazionale di Santoro (la cosa è in realtà complessa anche per via degli incroci societari Fatto quotidiano-Zerostudios, e delle sinergie tra Santoro e la web tv del Fatto, con alcuni tecnici della web tv del Fatto già in forze presso Santoro).

 

C’è poi la diversità d’animo e di momento: Berlinguer alla prima prova dopo l’amaro calice dell’addio alla direzione del Tg3 (anche se c’è la prospettiva di una serie di seconde serata a febbraio) e Santoro in luna di miele nella Rai che sarà pure “renziana” ma che punta molto sul suo ritorno (e infatti, anche senza striscia preserale, Santoro ha già vari spazi in palinsesto: una serata-evento da Napoli il 5 ottobre, il programma bio-eco-animalista di Giulia Innocenzi e tutta una serie di progetti messi in cantiere). E pare che il diverso animo dei due amici – che ora si separano in via precauzionale, così hanno fatto sapere (a suggello c’è la scenografia lasciata da Santoro a Berlinguer) – abbia fatto da detonatore per l’esplosione delle differenze metodologico-editoriali nonché caratteriali.

 


Bianca Berlinguer (foto LaPresse)


 

A questo si aggiungano altri due piccoli problemi: l’impossibilità per Santoro di chiamare a collaborare Marco Travaglio, per via dell’assoluta e più volte dichiarata avversione di Travaglio per la suddetta Rai renziana, e la richiesta santoriana (al momento inevasa) di poter avere, come cuscinetto tra la propria realtà autorial-produttiva e i vertici Rai, un uomo di fiducia, lo storico dirigente Franco Argenziano (che Santoro conosce da innumerevoli anni). E così, alla fine dell’ennesima riunione “turbolenta”, come la definisce il Corriere della Sera, si è deciso che Bianca andrà da sola.

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