Meduse e massacri alla Mostra del cinema di Venezia

Pappa di lusso e bollicine a fiumi prima del film pacifista sull’eroe di Okinawa vegetariano. Per Mel Gibson la violenza non è gratuita, indugiare sui moncherini e i visceri non è peccato, mentre Desmond Doss combatte la Seconda guerra mondiale senza armi.
Meduse e massacri alla Mostra del cinema di Venezia

Mel Gibson sul red carpet del film Hacksaw Ridge - Festival del cinema di Venezia (foto LaPresse)

HACKSAW RIDGE di Mel Gibson (fuori concorso)


Possiamo sempre contare su un film pacifista per un bel massacro. La violenza non è gratuita, indugiare sui moncherini e i visceri non è peccato. Desmond Doss combatte la Seconda guerra mondiale senza armi. Nell’inferno di Okinawa porta in salvo 75 uomini. Non mangia neanche la carne in scatola. La storia è vera, con finale sull’eroe anziano. La scelta vegetariana pare suggerita dal senno di poi.

 

SPIRA MIRABILIS di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (concorso)


Dicevano “Noiosissimo, venti minuti di meduse”. Le meduse sono il meglio, sappiatelo se cercate il martirio cinematografico. C’entra la serie di Fibonacci, che c’entrava anche con “Il Codice da Vinci” (sorry, non è così intellettualmente sofisticata). La parte sul Duomo di Milano l’avevamo già vista – e patita – l’anno scorso a Locarno.

 

EL CIUDADANO ILUSTRE di Mariano Cohn e Gastón Duprat (concorso)


Lo scrittore premio Nobel torna al paese lasciato con rabbia trent’anni prima. Scoprono la statua. Gli fanno sapere che riconoscono i personaggi: quello è il mio papà postino. La morosa ha sposato il migliore amico. La groupie si presenta nella stanza d’albergo per l’autografo. Finisce nella giuria del locale concorso di pittura, ed è tragedia vera.

 

KING OF THE BELGIANS di Peter Brosens e Jessica Woodworth (Orizzonti)


Zero soldi, idee geniali. La corda pazza dei belgi, che spiegano ai turchi la democrazia in regalo, un modellino dell’Atomium, Expo 1958. I valloni dichiarano l’indipendenza – “siamo stufi”. Non partono gli aerei, il sovrano dovrà farsi tutti i Balcani per risolvere l’emergenza. Prima tappa: gonna e riccioletti da Sirena del mar Nero, gruppo di folclore bulgaro.

 

Mariarosa Mancuso

 


 

L’evento clou del weekend era il pranzo a bordo del Sirahmy offerto dalla produttrice Paola Ferrari per “You Never Had It: una serata con Bukowski”. Tra i tanti vip a piedi nudi sullo yacht, Mita De Benedetti, suo figlio Marco, consorte di Paola, Paolo Del Brocco (Raicinema), Camilla Nesbitt e Pietro Valsecchi, produttori di Checco Zalone, i registi Paolo Genovese (“Perfetti sconosciuti”) e Gabriele Muccino (“L’estate addosso”), Rula Jebreal, giornalista, l’imprenditore e produttore Tarak Ben Ammar e Nicoletta Ercole, produttrice (“Dante Ferretti, scenografo italiano”). Pappa di lusso e bollicine a fiumi, comode lance a disposizione dal Casinò a Riva S. Biagio e ritorno. Nel doc su Bukowski, lo scrittore racconta che una signora italiana gli aveva regalato una foto di Hemingway sdraiato per terra, in disordine, grasso, ubriaco fradicio il mattino. Lo scrittore di “Addio alle armi” aveva pregato la donna che l’aveva scattata di non farla vedere mai. Bukowski ridacchiando esibisce la foto in tv come un trofeo di caccia – hemingwayana, of course. La fotografa e donatrice era Inge Feltrinelli.

 

Da non perdere la striscia quotidiana di RaiTre per tutta la Mostra, “Roar”, condotta da Edoardo Camurri. Al centro di ogni puntata un quiz su Mostre di Venezia passate con riprese d’epoca di RaiTeche, rivali due registi. Ogni domanda corretta porta al vincitore 25 secondi in più per parlare del proprio film. Il disturbatore è Paolo Villaggio da un monitor-installazione. Nella puntata di giovedì c’era Valeria Marini in Sala Grande dopo la proiezione di “Bambola” di Bigas Luna (1996). La risposta giusta su ciò che aveva detto l’attrice ai giornalisti mentre veniva travolta dai fischi era “Chissà se hanno visto il film?”. Risposta degna di Marilina.

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