Il romanzo infinito del tradimento e del perdono attorno ai Clinton

Il New York Post ha pubblicato un’altra foto di esibizionismo notturno, aggravata dall’evidenza che il figlio di quattro anni stava dormendo nello stesso letto da cui lui chattava con una donna che mandava foto in bikini, mentre lui le offriva il suo stomaco depilato e l’ossessione per le mutande bianche.
Il romanzo infinito del tradimento e del perdono attorno ai Clinton

Huma Abedin e Anthony Weiner (foto LaPresse)

La più stretta collaboratrice di Hillary Clinton, Huma Abedin, che il New York Times ha definito spesso come la “seconda figlia” di Hillary, sempre accanto a lei, sempre più magra, sofisticata e concentrata, ha annunciato, dopo una domenica di lacrime e rabbia agli Hamptons, la decisione di separarsi dal marito, Anthony Weiner, l’uomo già perdonato due volte per avere mandato foto delle sue mutande rigonfie a ragazze che aspettavano solo di mostrarle al mondo (la prima volta era il 2011 e Weiner non era così esperto di sexting: mandò la sua foto quasi hard non come messaggio privato ma come regalo pubblico a tutti i follower di Twitter, per sbaglio. Si dimise dal Congresso, passò qualche giorno in un centro di riabilitazione, la moglie Huma era incinta, dolente, decisa ad andare avanti).

 

Accadde di nuovo, con una pornostar. Adesso il New York Post ha pubblicato un’altra foto di esibizionismo notturno, aggravata dall’evidenza che il figlio di quattro anni stava dormendo nello stesso letto da cui lui chattava con una donna che mandava foto in bikini, mentre lui le offriva il suo stomaco depilato e l’ossessione per le mutande bianche. Parlavano di sesso, ma all’improvviso lui le ha scritto: qualcuno è appena saltato sul mio letto. Era il figlio, che non voleva dormire da solo. La schermata dei messaggi, conservati dalla signora per ogni necessità,  con il particolare della foto del bambino, riporta la data del 31 luglio 2015, un anno fa, quando secondo gli amici Huma e Anthony avevano già rinunciato a salvare la sostanza del matrimonio, e conducevano vite separate, ma nella stessa casa. Un matrimonio, un controllo e una freddezza altoborghesi, anche quando Huma Abedin aiutava Anthony Weiner a riscattare la propria immagine mostrandolo come un bravo padre che fa la spesa, ancora desideroso di diventare sindaco di New York: da un nuovo appartamento e con la moglie accanto, Weiner raccontava al New York Times i suoi sbagli, la vita nuova e la speranza (“Sono stato un idiota”, ripeteva spesso) e lei esagerava con lo sguardo sognante, l’autocritica, i troppi pressanti impegni di lavoro che l’avevano tenuta lontana dal marito e dall’amore.

 

Adesso anche questo tentativo è fallito, e Huma Abedin (i genitori sono del Pakistan), che nel 2011 si era infilata nel portabagagli di un’auto per evitare i fotografi e raggiungere il marito agli Hamptons e parlare di come salvare il matrimonio, ha aperto la botola dell’oblio sotto i piedi di un uomo che non è riuscito a mettere un lucchetto alla cintura dei pantaloni. Huma ha superato, chissà se per libertà o per necessità, la soglia del perdono di Hillary Clinton, ha fatto quello che lei non ha fatto mai, e che ha perfino pagato in termini di antipatia e disapprovazione femminista. Tutte dicevano: Hillary, mollalo, e lei non l’ha mollato, ha detto: lo perdono, e nient’altro. Per superiore ragion di Stato, per volontà, perché erano fatti suoi. Erano gli anni Novanta, non si chattava, non si passavano ore a provare selfie allo specchio, c’erano meno occasioni, forse, di non smettere mai di rendersi ridicoli. Così Huma, alter ego volenterosa che ha cercato di seguire i passi di Hillary anche nella gestione della vita matrimoniale, si è arresa al Nuovo millennio e alla necessità di dire al mondo che queste mutande non hanno più niente a che fare con lei, né con la campagna elettorale di Hillary Clinton.

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