Cos’è l’incredibile orgia disinfettata del Burning Man

E' il festival iniziatico-glamour nella città artificiale del deserto del Nevada. E' soprattutto il laboratorio dove l’upper class ricrea il brivido del primordiale: una specie di Formentera artistoide con qualche sottotesto neopagano.
Cos’è l’incredibile orgia disinfettata del Burning Man

Foto LaPresse

New York. Il Burning Man è il festival iniziatico-glamour nella città artificiale del deserto del Nevada dove l’upper class americana simula l’esperienza dell’eccentrico e del primordiale in condizioni di perfetta sicurezza. E’ una specie di Formentera artistoide con qualche sottotesto neopagano dove gli amministratori delegati delle compagnie più illuminate sono ansiosi di farsi immortalare, per mostrare che sono parte della comunità creativa che fa girare il mondo. Si dice che Google non assuma manager che non sono mai stati in visita al Burning Man, e non importa se sono i numeri uno nei corridoi scintillanti del Mit o di Berkeley: il festival è il tassello ritagliato che il nerd porta per provare la sua attiva partecipazione alla realtà.

 

Quest’anno c’è pure Paris Hilton, bionda fuori moda a caccia di revival, che su consiglio di Cara Delevingne si è presentata con le treccine, perché il deserto tende a sollevare polveri e a valorizzare le doppie punte. In questo laboratorio a cielo aperto dove si riproducono le condizioni dell’autenticità anche il sesso è libero fino a un certo punto. La promessa è di rotolamenti nel fango e amplessi casuali e seriali, possessioni dionisiache dove eros e thanatos s’avviluppano, cose turpi e indicibili che non sono ammesse dal super-io della società perbene, scambi obliqui di ormoni ed enzimi ed eventualmente anche di patologie. Addirittura la fecondazione appare come una possibilità. Nel deserto si abbandonano convenzioni e inibizioni, nessuno giudica né è giudicato, e con quello che costa il biglietto una vera regressione primigenia alle pulsioni di base dovrebbe essere il minimo. Invece gli organizzatori invitano a non fare sesso nelle tende, che fa gita scout, ma a mettersi in fila per l’Orgy Dome, il padiglione delle orge, uno “spazio sicuro, consensuale e inclusivo dove tutti possono amare ed essere amati”, come scrivono i tenutari di questo bordello da campo con l’aria condizionata. Eccola, la tana del piacere in cui perdersi.

 



 

In realtà chi si perde nell’Orgy Dome viene preso per la collottola da buttafuori addestrati per questo tipo di eventi e all’occorrenza cacciato fuori se non ha un partner oppure se non ha trovato nessuna coppia pronta ad accoglierlo. Il padiglione del sesso del Burning Man è un coacervo di regole dettagliatissime per rendere l’esperienza controllabile, convenzionale e possibilmente igienica. Chi è ubriaco o sotto l’effetto di droghe non è ammesso, il che è già problematico per chi anela al paradiso artificiale. Il voyeurismo è proibito. Gli inservienti distribuiscono salviette sterili e preservativi robusti, i partecipanti devono disinfettarsi prima di entrare, le lenzuola vengono cambiate di continuo, i materassi di plastica non assorbono e tengono lontani gli acari, ogni coppia deve rispettare lo spazio che le è assegnato e muoversi dal suo recinto immaginario con la massima prudenza. Lo scambio di coppia e l’aggregazione in gruppi consenzienti sono regolati da un preciso codice orgiastico che implica l’espressione esplicita del consenso, e non soltanto un consenso generico all’accoppiamento: serve l’approvazione per ogni atto specifico: “Posso farti…?”, “Ti va se…?”. Ogni domanda dev’essere seguita da un “sì”, con un inserviente a fare da testimone in caso di lamentele di qualcuno che aveva accettato di fare quello ma non di fare quell’altro. Mancano soltanto i sindacati. Chi cerca il piacere senza regole e limiti, nel deserto trova una clinica svizzera.

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