Troppi bocciati al concorsone? Il problema vero è che ci sono pochi insegnanti preparati

 Mentre i sindacalisti insorgono si perde di vista un dato: la scuola che non forma i giovani in modo moderno è una delle cause della lenta crescita italiana.
Troppi bocciati al concorsone? Il problema vero è che ci sono pochi insegnanti preparati

(foto LaPresse)

Il concorso per le cattedre della scuola primaria e secondaria è stato oggetto di critiche roventi, proprio per la ragione per cui dovrebbe essere apprezzato. Molti docenti sono stati bocciati, in alcune regioni addirittura la metà dei candidati non è nemmeno stata ammessa alla prova orale. Ora i sindacati si agitano, denunciano che non ci saranno tutte le cattedre coperte all’inizio dell’anno scolastico e puntano a cancellare gli esiti del concorso.

 

Sembra che il problema consista nel fatto che agli insegnanti non idonei non vengano concesse cattedre, piuttosto che sul fatto che questi docenti hanno insegnato per anni, grazie al suq sindacale instaurato nei provveditorati, anche se non lo sapevano fare. Quando si guardano gli esiti non particolarmente felici delle verifiche sulla qualità della preparazione degli studenti (i famigerati test Invalsi) non bisognerebbe dimenticare che questi dati preoccupanti sono, almeno in parte, la conseguenza di un insegnamento carente. La logica che ha affossato la scuola italiana è quella basata sul fatto che essa deve soprattutto dare una retribuzione ai docenti, non un’istruzione agli alunni. Il precariato di massa è stata la conseguenza di questa logica, che portava, attraverso complesse alchimie sulla graduatorie, a mettere in cattedra chi non aveva superato il concorso. Ora che i concorsi si sono svolti, al di là dei problemi di efficienza della macchina burocratica, è stato messo in luce il problema vero: non ci sono  abbastanza insegnanti preparati. Se si esce dalla logica del todos caballeros, quella che considera discriminatoria ogni selezione di merito, sia tra i docenti sia tra i discenti, si deve affrontare il problema della preparazione dei professori, che rimanda all’organizzazione degli studi universitari.

 

Si tratta di un problema fondamentale, forse di quello più importante, se si considerano gli effetti di una preparazione insufficiente delle nuove generazioni sulle esigenze produttive e culturali della società moderna e sulla sua innovazione diffusa. Il mercato del lavoro giovanile è inceppato, tanto per la distanza tra le esigenze di preparazione e la realtà, il che rallenta anche l’attuazione delle innovazioni, sia nel campo produttivo che nella pubblica amministrazione. Non si tratta solo di innovazione tecnologica, ma anche estetica, linguistica, organizzativa.

 

Se si blocca o si rallenta il processo innovativo complessivo si ostruisce la crescita e si chiude la mobilità sociale, ed è quello che sta accadendo ormai da decenni in Italia.

Giovani che non hanno una preparazione adeguata entrano tardi nel mercato del lavoro e in condizioni di precarietà oggettiva, legata cioè alla scarsa professionalità, e quindi non riescono a progettare un futuro autonomo. Le famiglie si formano più tardi, la procreazione avviene ancora più tardi e questo determina una crisi demografica che ormai appare incontenibile.

 

Il concorsone, naturalmente, non risolve tutti questi problemi, ma aiuta a farne comprendere le cause e la portata, mettendo a fuoco i punti critici. Adesso si sa che non ci sono abbastanza insegnanti di matematica, per esempio, e questo potrebbe indurre a sostenere con sussidi e riduzione delle tasse chi intende studiare questa materia, oltre che ampliare l’aspetto di formazione didattica in quei corsi di laurea. Se invece si mette la testa sotto la sabbia e ci si arrende all’esigenza “sindacale” di far occupare le cattedre da chi non sa insegnare, il disastro già in atto non può che peggiorare.

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