Il colore turchese e le altre dieci cose belle del nostro Stefano

Lo sapete che cosa vorrei scrivere, appena uscito di qui? Vorrei raccontare le dieci cose più belle che mi sono capitate per caso. Così il Foglio, il giornale che non smetterà mai di rimpianger Stefano Di Michele, lo ha preso in parola e ha chiesto a colleghi e amici di giocare a quel gioco che gli sarebbe tanto piaciuto.
Il colore turchese e le altre dieci cose belle del nostro Stefano

"Lo sapete che cosa vorrei scrivere, appena uscito di qui? Vorrei raccontare le dieci cose più belle che mi sono capitate per caso. Per esempio la scoperta di come è bello il colore turchese”. In una stanza dalle pareti turchesi, una piccola stanza d’ospedale illuminata dal sole di un sabato di inizio aprile, Stefano Di Michele prometteva alle amiche in visita  che prima o poi quella lista l’avrebbe scritta. Era solo questione di tempo, prima o poi le energie sarebbero tornate, almeno un po’. Diceva anche che gli sarebbe piaciuto leggere sul Foglio altre liste di casuali e gratuite felicità, perché non si pensa mai abbastanza su quello che ci arriva senza apparente motivo o merito, mentre tutti siamo fin troppo concentrati su quello che conquistiamo, sull’aspetto volitivo dell’esistenza. Un entusiasmo da bambino straripava da quel ragazzo di cinquantasei anni. Succedeva spesso, con Stefano, anche nei momenti peggiori, quando nei suoi occhi buoni e intelligenti leggevi che la malattia stava avendo la meglio. Bastava poco, a volte quasi nulla, ad accenderlo, o almeno così sembrava. Ma quando accadeva la malattia per quella mezz’ora era vinta,  Stefano tornava quello di sempre. E quella di sempre era la premura affettuosa con cui ti invitava a condividere e a sperimentare certe fantastiche rivelazioni – un libro, una storia, una poesia, una coincidenza, un aneddoto, la scoperta di un personaggio o di un autore, un incontro. Mai pedagogico o pedante, però. Era il compagno di giochi che ti invita nel Paese dei Balocchi ma che non ti inguaierebbe mai, come Lucignolo.

 

Quella sollecitudine non era solo un dettaglio, nel carattere di Stefano. Era il tono del suo modo di stare al mondo, di dialogare con le persone, di vivere gli affetti, oltre che di praticare il mestiere che si era scelto. Un po’ per amore e un po’ – è chiaro – per caso. Anche se, cultore naturale della sprezzatura, ti diceva che per lui scrivere era come andare in miniera.

 

Stefano non ha fatto in tempo a compilarlo, il catalogo dei regali della vita che gli capitarono per avventura, perché un paio di settimane dopo quel sabato di inizio aprile è morto. Non ha fatto in tempo a spiegare, né alle sue amiche né ai suoi lettori né ad altri, come sia nato in lui l’innamoramento per il turchese, grazie a quale inciampo o grato intervento della dea Fortuna. Certo è che al caso – il più riuscito travestimento del destino – Stefano non smetteva mai di fare spazio nella propria vita. Perfino quando andava in cerca di vecchi libri sulle bancarelle o in certi negozietti nascosti – quasi ogni giorno arrivava al giornale con un piccolo trofeo, il volume introvabile ritrovato o la remotissima edizione di un libro che già aveva – Stefano si predisponeva all’innamoramento, si preparava all’inaspettato. E se poi incontrava l’amore – e lo incontrava, si chiamasse Wislawa Szymborska o Giovanni Urbani, Bisanzio o Majakovskij, Vasilij Grossman o Borges – doveva per forza condividerlo. Nulla gli si addiceva meno del pianificare, del programmare, del premeditare. Non ha pianificato mai nemmeno una vacanza, perché, diceva, preferiva rimanere a Roma con i suoi gatti. Per questo è così sua, di Stefano, quell’idea di raccontare le dieci cose, o giù di lì, più belle successe nella vita senza averle cercate, perché sono loro ad aver trovato te. E per questo il Foglio, il suo giornale che non smetterà mai di rimpiangerlo, lo ha preso in parola e ha chiesto a colleghi e amici di giocare a quel gioco che gli sarebbe tanto piaciuto.

 


 

La collana di articoli che il Foglio dedica a Stefano Di Michele è iniziata martedì 23 agosto con Marina Valensise e continua oggi con Marianna Rizzini. Nelle prossime settimane pubblicheremo altri contrbuti, che potrete leggere nel numero in edicola. Gli abbonati Full possono leggere tutti i racconti sulla versione pdf del giornale, scaricabile su pc, smartphone e tablet, e cliccando qui per consultare l'archivio del giornale. Se non siete abbonati, cliccate qui.

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