La politica è una cosa serie

“Alpha House”, o della politica come professione

La serie tv di Amazon punta a smontare il teatrino della politica per esplorare le dinamiche personali dei suoi protagonisti. I politici sono un’interessante sottocategoria dei dipendenti pubblici e la coloritura ideologica tende a sfumare nel monotono rito della colleganza.
“Alpha House”, o della politica come professione

Nel gennaio 1919, Max Weber esponeva a Monaco una tra le sue riflessioni più celebri, in seguito pubblicata con il titolo "Politik als Beruf". L’ambiguità dell’intestazione – "Beruf" si può tradurre con “professione”, ma anche con “vocazione” – illustrava sin dall’esordio la duplicità dell’agire politico: ci si può occupare della cosa pubblica per idealismo (atteggiamento che il pensatore tedesco descrive come “vivere per la politica”); oppure ci si può approssimare ai pubblici uffici con l’intento di ricavarne i maggiori onori e le maggiori ricchezze (e si parlerà, allora, di “vivere della politica”). Con questa dicotomia – ma, a ben vedere, le due modalità riposano sullo stesso gradiente – Weber cercava di riconciliare etica e politica alla luce del problema della violenza, che definisce inestricabilmente la seconda.

 

Con uno sguardo più pragmatico, però, parlare di politica come professione significa anche normalizzare la quotidianità del confronto politico. La particolarità del mestiere, infatti, risiede nella collaborazione forzata a cui sono sottoposti i componenti di schieramenti avversi. Non sono molti gli ambiti delle relazioni umane in cui si verifichino analoghi esempi di convivenza contronatura: pensate se Milan e Inter si allenassero insieme tutta la settimana prima di disputarsi il derby la domenica. I parlamentari, invece, s’incontrano e si scontrano secondo scalette comuni, si spartiscono gli spazi fianco a fianco. L’attività legislativa presuppone un antagonismo tra maggioranza e opposizione, ma anche la capacità di trovare la quadratura di una cornice partecipata.

 

È questo il fondamento narrativo di “Alpha House”, uno dei primi sforzi di Amazon nella produzione autonoma di contenuti, in gran parte sceneggiato da Garry Trudeau. La serie ci parla di quattro senatori repubblicani che condividono un tetto a Washington: Gil John Biggs, eroe cestistico del North Carolina interpretato da John Goodman e affiancato dall’inseparabile (e proporzionatissimo) cane; Robert Bettencourt, stagionato e sgmato rappresentante della Pennsylvania; Louis Laffer (nessuna parentela, che sia dato sapere), religiosissimo padrone di casa dai modi fragili e dall’identità sessuale tremolante; Andy Guzman, ambizioso nuovo arrivato conteso tra i sogni di gloria presidenziale – foraggiati dalla ricca fidanzata – e una certa propensione galante.

 



 

Se serie come “House of Cards” ci portano nei ripostigli della politica, dove si cuciono congiure e indicibili ribaltoni, “Alpha House” ci porta nelle cucine e nelle camere da letto, dove si preparano i pancake e si passa l’aspirapolvere. La politica diventa un pretesto per esplorare le dinamiche personali dei suoi protagonisti: i dubbi di Louis, le questioni coniugali di Gil John, le intemerate “across the aisle” di Robert, il melodramma caraibico di Andy. I politici sono un’interessante sottocategoria dei dipendenti pubblici e la coloritura ideologica tende a sfumare nel monotono rito della colleganza. Il teatrino della politica si smonta anche così: e, in un paese in cui ancora meraviglia che rappresentanti di partiti diversi possano intessere legami trasversali, è utile ricordare che anche far parte della casta è un mestiere, nonostante la mistica bellica che circonda il dibattito politico.

 

Ci si alza, si va in ufficio, si cerca di fare il meno possibile o il meglio possibile – secondo coscienza – e di andare ragionevolmente d’accordo con i dirimpettai. Magari farà sorridere che adulti di successo ed estremamente ben pagati possano ricorrere a un’abitazione condivisa, con tanto di discussioni sui turni per i servizi domestici: roba da studenti squattrinati, ma “Alpha House” è un po’ il “Bayside School” della politica americana. Esattamente come dei liceali, Gil John e gli altri sanno di vivere un periodo irripetibile delle proprie esistenze; ma, proprio come dei liceali, non vedono l’ora che suoni la campanella.

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