Easton Ellis fa a pezzi i “piagnoni”

Il grande scrittore gay di “American Psycho” demolisce “i fiocchi di neve del politicamente corretto” e le “matrone della società che stringono le perle con orrore quando qualcuno ha un parere diverso dal loro” – di Giulio Meotti
Easton Ellis fa a pezzi i “piagnoni”

Easton Ellis

Roma. Parlando con Business Insider, il capo del colosso pubblicitario Saatchi & Saatchi, Kevin Roberts, aveva detto di “non perdere tempo” sulle questioni di genere e che “il fottuto dibattito è chiuso”. Salvo scoprire che non era affatto fottutamente chiuso. Accusato in gran fretta di misoginia e sessismo, Roberts è stato messo alla porta dopo una lunga carriera di guru nell’industria pubblicitaria. Il personaggio ideale per il nuovo monologo di Bret Easton Ellis, scrittore omosessuale dichiarato, viveur, festaiolo e autore di “American Psycho” e di quel “Meno di zero” che, all’epoca della sua uscita negli Stati Uniti, fu un vero caso letterario, e venne etichettato dal quotidiano Usa Today come il romanzo della “generazione Mtv”. Easton Ellis lo scrisse di getto “in otto settimane di iperattività anfetaminica” durante un corso di scrittura creativa al Camden College nel New Hampshire. Quando il suo insegnante lesse il dattiloscritto lo passò al suo agente, e questi lo girò a un editore. La reazione di quest’ultimo fu, testuale: “Se c’è un pubblico per un romanzo che parla di zombie che tirano coca e sparano pompini, beh allora questa cazzo di roba dobbiamo pubblicarla a ogni costo”.

 

L’autore di “Glamorama” (che ha dato il nome anche a molti gay bar nel mondo), l’enfant prodige della letteratura americana considerato l’erede di Truman Capote, l’estremista della mondanità titolare di grandi eccessi (feste, cocktail, viaggi, interviste, droga, sesso e qualunque esagerazione vi venga in mente), adesso si è infuriato per le reazioni femministe al critico musicale Art Tavana, che in una column su LA Weekly ha elogiato la star Sky Ferreira  con il suo “seno atomico”. “Quando sento le autoproclamate femministe lamentarsi dello sguardo maschile, penso, ‘queste donne sono così illuse da sconfinare nella pazzia o nessuno le ha stese negli ultimi quattro anni?”, ha detto Easton Ellis nel suo ultimo podcast. L’incontenibile Easton Ellis attacca “i guerrieri della giustizia sociale che preferiscono le donne come vittime”, quelli che “chiedono le scuse a qualsiasi sandwich e insalata che non gli sia piaciuta”, il movimento dei diritti per l’uguaglianza di genere definito “una sala degli specchi in cui si ritrovano quando sono in cerca di qualcosa con cui arrabbiarsi”.

 

“Quand’è che la Generazione Wuss ha iniziato a indignarsi per un editoriale?”, domanda lo scrittore. Una generazione, scrive Easton Ellis, “collassata nel sentimentalismo, la nevrosi, il narcisismo, la stoltezza”, ovvero coloro che “se criticati crollano in una spirale di vergogna e la persona che critica è etichettata automaticamente come nemico”. Easton Ellis li chiama “i piagnoni”, “i piccoli nazisti il cui linguaggio poliziesco ha un nuovo libro delle regole su come donne e uomini debbano esprimersi sui loro desideri”. La critica femminista all’articolo di Tavana è stata così intensa che il magazine LA Weekly ha pubblicato una lettera di scuse al pubblico. “Oh piccoli fiocchi di neve, quand’è che siete diventate le matrone della società che stringono le perle con orrore quando qualcuno ha un parere su una cosa, un modo di esprimersi diverso dal vostro?”, chiede Easton Ellis. “La reazione eccessiva è endemica nella cultura”, lamenta lo scrittore, che fa a pezzi il paradosso di una cultura in cui “la bellezza sembra minacciosa invece di essere un cosa naturale”.

 

Secondo Easton Ellis, “le ben intenzionate giovani liberal della sedicente sinistra femminista sono diventate così ipersensibili che siamo entrati in un momento culturale autoritario”. Una situazione “così regressiva e così triste e così irreale” che sembra di essere entrati “in qualche distopico film di fantascienza: c’è solo un modo per esprimere se stessi come in una sorta di castrazione” e di “sterilizzazione”. Non è la prima volta che Ellis scuote la cultura mainstream. Due anni fa ci fu il caso di Jason Collins, il primo giocatore dell’Nba ad essersi dichiarato gay ed elogiato dal presidente Barack Obama. “Sono l’unico gay ad aver provato un tantino di fastidio per il modo in cui i media hanno trattato Jason Collins come se fosse un cucciolo di panda bisognoso di essere onorato, festeggiato, consolato e trattato come un minorato?”, chiese allora Easton Ellis, che attaccò “il Regno dell’Uomo Gay come se fosse un Elfo magico, che ogni volta che esce fuori ci appare come se fosse un Extraterrestre santo, il cui solo scopo è di ricordarci la Tolleranza, i nostri Pregiudizi e di Sentirci bene con noi stessi e che è rappresentato come un simbolo invece di essere una semplice persona gay”.

 

Easton Ellis stigmatizzò questa “infantile e condiscendente tendenza a canonizzare ogni gay che fa coming out”, lo stereotipo del “gay di successo”, i “buoni gay”. Easton Ellis fu  durissimo con l’Alleanza gay e lesbiche contro la diffamazione, “una organizzazione che predica tolleranza ma che prende a schiaffi tutti quelli che non sono d’accordo con loro”. “Ma dove sono quei gay che non vogliono essere un ‘esempio morale’? Quelli che non fanno l’equazione gay=dignità? Quelli che non pensano che è obbligatorio sfilare per strada con il sorriso sulle labbra?”. Quale sarà il prossimo insopportabile mantra che verrà fatto a pezzi dal creatore di Patrick Bateman, l’agente di Borsa con il mito di Donald Trump?

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