Governo vegano

Amici salumieri, rassegnatevi: con Di Maio al potere dovrete convertirvi alle marmellate. L’importante per i pentastellati è che i mirtilli siano vegani e siccome sicuramente lo sono ecco che vi verrebbe rilasciata licenza di lentamente uccidere.
Governo vegano

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Lo dico sempre ai miei amici dei salumifici, che sono tanti siccome abitando a Parma di produttori di culatelli (di Zibello), di culacce (di  Fontanellato), di salami (di Felino), di prosciutti (di Langhirano), di spalle (di San Secondo), di strolghini e pancette e fiocchetti e lardi (delle località succitate e di altre), ne conosco a bizzeffe: se i grillini vanno al governo dovrete convertirvi alla marmellata di mirtilli. E pazienza se la marmellata di mirtilli fa venire il diabete (sì, i mirtilli sono ricchissimi di vitamina A e vitamina C e diabetogeno fruttosio): l’importante, per i pentastellati di potere, è che i mirtilli siano vegani e siccome sicuramente lo sono ecco che vi verrebbe rilasciata licenza di lentamente uccidere. Guai a voi, invece, se vi ostinerete a produrre sazianti, appaganti, salutiferi (riducono la glicemia) salumi: sperimenterete sulla vostra carne, è il caso di dirlo, la violenza della maggioranza.

 

Se Di Maio diventa presidente del Consiglio il problema non è soltanto mio che negli ultimi tempi ho rinnovato il parco-cravatte pensando, erroneamente, che per staccarsi dalle masse sempre più smandrappate bastasse tornare a incravattarsi (Di Maio è il politico che alla stregua di un neofascista anni Settanta si pone come moderato in quanto incravattato, per una sorta di grillismo in doppiopetto). Omnia vanitas, mi dico guardando le Gallo, le Roda, le De Paz, le Monsieur, le Rubinacci, le Altea appese nell’armadio. Adorate cravatte di maglia, devo darvi una brutta notizia: Di Maio vi ha spiazzato, vi ha bruciato, non servite più a distinguermi, posso indossarvi e dopo lo sforzo del nodo sembrare comunque un cinque stelle, che disdetta.

 

Di Maio è quello che festeggia il compleanno sul Tevere dichiarando che la torta è vegana, fra gli applausi di una Roma non più ladrona bensì moralistica e gnostica: pensa di salvarsi l’anima evitando la panna, il burro, le uova, il latte… E pazienza se così facendo macella tre quarti del ricettario romanesco e laziale (e quattro quarti della cucina testaccina) dall'amatriciana alla carbonara, dal cacio e pepe al supplì. Di Maio è anche quello che al governo porterebbe Di Battista, il nemico degli allevamenti intensivi, sostenitore di proposte di legge in materia. Ci mancherebbe, io lo so bene che la carne migliore è la cacciagione e in subordine quella proveniente da animali al pascolo. Adesso c'è questo microfenomeno della carne Grass Fed, la cosiddetta carne verde: più Omega 3, più antiossidanti, più vitamine, niente antibiotici. Al mercato coperto della Darsena di Milano ho recentemente ammirato una delle poche macellerie italiane specializzate nel genere: le costate, nel frigo trasparente adibito alla frollatura, erano commoventi, e anche i prezzi potevano indurre al pianto.

 

Ma che ce frega ma che c’importa, a me e a Di Battista, se lo scamone Grass Fed va a ventotto euri al chilo e il filetto a trentasei (quotazioni appena verificate sul sito della Macelleria Marco Elisa di Torino): siamo due ragazzi fortunati, possiamo permettercelo. Per tutti gli altri si aprono non tante possibilità fra il portare il proprio bambino all’ospedale per carenza di vitamina B12 e lo sperare che le proposte di legge dibattistiane in Parlamento non passino. Nemmeno con l’appoggio esterno di Michela Vittoria Brambilla e delle altre animalare di destra e centrodestra e magari Lega, visto che perfino il caro partito delle doppiette bresciane e degli uccellini vicentini ha una corrente animalista. Nel frattempo, per portarsi avanti col lavoro, i grillini di Prato chiedono menù vegani nelle mense scolastiche: e lo fanno in consiglio comunale, a un millimetro dal potere e dal sangue dei bambini.

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