Una tragedia che si poteva evitare, ma non per i motivi che vi hanno detto

Sul disastro ferroviario di martedì tra Andria e Corato sulla linea delle Ferrovie Nord Barese negli ultimi due giorni si sono sentite svariate analisi che hanno portato avanti posizioni alquanto assurde sulle cause di questo scontro tra i due treni. Breve guida ai luoghi comuni da non ripetere.
Una tragedia che si poteva evitare, ma non per i motivi che vi hanno detto

Foto LaPresse

Il disastro ferroviario dello scorso martedì tra Andria e Corato sulla linea delle Ferrovie Nord Barese è stata una tragedia evitabile. Negli ultimi due giorni su diversi mezzi stampa e sui social network si sono sentite svariate analisi che hanno portato avanti posizioni alquanto assurde sulle cause di questo scontro tra i due treni.

 

In primo luogo si è data la colpa del fatto che nella tratta dello scontro ci fosse il binario unico. E’ giusto precisare che la maggioranza delle ferrovie è ancora a binario unico, non solamente in Italia e tale scelta non riguarda questioni di sicurezza ma solo di economicità.

 

Il ragionamento sbagliato che è stato sviluppato in diverse sedi è stato questo: siamo nel sud Italia, c’è sotto investimento, quindi c’era il binario unico. Conseguenza di tutto questo, l’incidente. Il binario unico invece è la norma, come dicevamo, e con adeguati sistemi di sicurezza, è sicuro tanto quanto il binario doppio. Il binario unico è stato utilizzato anche nella linea tra Madrid e la Galizia, nella nuovissima infrastruttura ad alta velocità spagnola per il semplice motivo che la domanda non era abbastanza alta per sostenere i costi.

 

L’Italia è uno dei paesi più sicuri in Europa per il settore ferroviario, più della Germania ad esempio, come mostrano chiaramente le statistiche Eurostat. E il settore ferroviario è di gran lunga più sicuro del trasporto stradale.

 

Un altro dato importante da ricordare è che l’88 per cento degli incidenti non avviene sui treni, ma per gli attraversamenti incauti delle persone. Per quanto riguarda la sicurezza è da ricordare che il settore alta velocità non ha mai avuto incidenti a livello globale dalla sua nascita, in oltre cinquanta anni di storia, ad eccezione di un caso tragico in Cina.

 

 

 

Un altro punto di critica deriva dal fatto che la società che gestisce la linea è Ferrotramviaria S.p.A., una compagnia privata. Anche in questo caso, guardando i freddi numeri, non si può che notare che laddove il sistema è privato, il numero di incidenti è meno elevato. Le statistiche dimostrano come il paese più sicuro nell’ultimo decennio sia proprio la Gran Bretagna, che vede operare compagnie private sui binari.

 

Perché allora la tragedia era evitabile? Il punto chiave è dunque un altro: il sistema di segnalamento. Il sistema di controllo della marcia dei treni è ormai generalizzato sulla rete nazionale RFI, da nord a sud. Il livello di sicurezza è molto elevato perché permette il blocco automatico del treno in caso di non rispetto del segnale.

 

Non tutte le ferrovie regionali hanno invece questo livello di sicurezza, con il blocco automatico del treno e questa sembra essere la causa di quanto successo. Proprio l’ERA, l’Agenzia Ferroviaria Europea, aveva avvertito che diverse ferrovie regionali italiane non avevano questo sistema di sicurezza.

 

Dalla dinamica dell’incidente, sembrerebbe che ci sia stato un non rispetto di un segnale (per errore umano o malfunzionamento del segnale stesso).

 

Quel che sorprende nel dibattito italiano è che ci sia soffermati sul fatto che la burocrazia abbia bloccato l’investimento per il raddoppio della linea. In Italia questo non deve sorprendere, ma prima di pensare al raddoppio della linea, si poteva pensare di fare un investimento certamente inferiore in termini di denaro per migliorare il sistema di segnalamento.

 

C’è un’ultima domanda che è lecito porsi: di chi era la responsabilità a vigilare? Nel contratto di servizio tra Regione Puglia e la Ferrotramviaria è così scritto: “Alla Regione Puglia compete per legge la funzione di programmare e amministrare il servizio di Trasporto Pubblico Locale e inoltre, quella di vigilare sulla regolarità, qualità e sicurezza dello stesso”. Essendo un servizio con un contratto di pubblico servizio, la responsabilità ricade proprio sull’Ente regionale.

 

Ancora una volta in Italia il rumore di fondo serve a coprire le responsabilità e la caduta nella rete (di internet) del qualunquismo è ormai diventato il nuovo sport nazionale, purtroppo anche nelle tragedie.

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