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Stasera Strega

La scrittura che scivola verso il basso quando serve. E la Stancanelli ha pure un volto da mostrare, non è un fantasma senza volto come Elena Ferrante, che l’anno scorso accettò la candidatura senza rivelarsi.
Stasera Strega

Elena Stancanelli

"La femmina nuda” è un titolo che stuzzica, moltiplicato dall’immagine in copertina: una ragazza nuda e accovacciata che punta la macchina fotografica sul lettore voyeur (lo siamo tutti, chi più chi meno, l’assenza di vestiti non è condizione indispensabile per far scattare la curiosità, però aiuta). Quinto arrivato, nonché unica presenza femminile, tra i finalisti del premio Strega 2016. La premiazione sarà stasera, per nostra fortuna Elena Stancanelli non è un fantasma senza volto come Elena Ferrante, che l’anno scorso accettò la candidatura senza rivelarsi. Facciamo tesoro del suggerimento di Marshall McLuhan – non fidarti di nessuno, apri il libro a pagina 69, osserva lo scrittore lontano dallo sprint della partenza, tira le conclusioni. Frankenstein è il primo nome che compare, assieme alla mostruosa creatura fabbricata con i cadaveri. Tutti e due usciti dal laboratorio fantastico di Mary Shelley, che nell’estate del 1616 con il compagno poeta Percy Bysshe Shelley e l’amico Lord Byron giocava a scrivere racconti dell’orrore.

 

Uno scienziato e un mostro. Nulla di quel che sembravano promettere il titolo, la copertina, il risvolto che suggerisce un’ossessione amorosa. Solo l’ultima riga si avvicina: “Il mostro è innocente, pensavo nel letto con la testa che mi girava mentre aspettavo di addormentarmi”. Passiamo dunque a pagina 99: anche lo scrittore Ford Madox Ford aveva il suo numero prediletto per il carotaggio letterario, trenta pagine avanti. Fotografie. Foto di quel che Gustave Courbet dipinse e chiamò “L’origine del mondo”. E non sono le prime: “Le altre avevano una specie di candore fanciullo. Queste no. Erano decisamente più porche”. Poi un punto, e un a capo: “Mi facevano malissimo”. Si capisce che sono state sottratte al legittimo proprietario (o destinatario), mentre la macchina della gelosia si mette in moto per capire quando e come sono state scattate.

 

Il modo di scrivere parte ricercato (“candore fanciullo”, da quanto tempo non si leggeva?) e però scivola verso il basso, quando serve. “Porche” – detto delle fotografie – scende bruscamente di registro, e grazie al cielo evita che si parli di sesso come nei manuali di anatomia. Elena Stancanelli scrive “fica”, qualche riga più sotto: quando la curiosa non riesce a staccare lo sguardo e l’attenzione da lì. Precisione e naturalezza, anche per descrivere il bed and breakfast fuori mano dove sospetta le foto siano state scattate: “Quelli con le tendine e la coppia di asciugamani lisi, uno diverso dall’altro”.

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