Il "Mal di pietre" di Cannes, con la Cotillard, resta sullo stomaco

Mal de pierres è il tipico film che fa chiedere "ma l'hanno visto prima di selezionarlo o si son fidati degli amici degli amici?" (non c'era neppure necessità della regista femmina, altre sono in concorso). 
Il "Mal di pietre" di Cannes, con la Cotillard, resta sullo stomaco

Nicole Garcia e Marion Cotillard a Cannes (foto LaPresse)

MAL DE PIERRES di Nicole Garcia, con Marion Cotillard (concorso)

Tipico film che fa chiedere "ma l'hanno visto prima di selezionarlo o si son fidati degli amici degli amici?" (non c'era neppure necessità della regista femmina, altre sono in concorso). Con Nicole Garcia capita sempre, il polpettone rimane sullo stomaco. Tratto dal romanzo di Milena Agus "Mal di pietre" (già in partenza nulla che somigliasse a un capolavoro, va nella lista "incomprensibili innamoramenti dei critici") trasporta la vicenda dalla Sardegna nel sud della Francia rurale. Il guardaroba di Marion Cotillard  - sotto contratto con Dior - resta fisso alla Parigi chic. Pure i dialoghi: mai si sono visti contadini dal linguaggio più forbito. Al confronto, Sofia Loren in "Una giornata particolare" era una credibile massaia.

 

L'ECONOMIE DU COUPLE di Joachim Lafosse, con Bérenice Bejo (Quinzaine des Réalisateurs)

"Io ho comprato la casa" ("Sì ma con i soldi dei tuoi genitori"). "Io ho fatto i lavori, quindi voglio la metà" ("Sì, ma io pagavo le rate del mutuo quando ti ho raccolto pezzente"). Storia di ordinaria amministrazione, speravamo che il belga aggiungesse qualcosa al realismo minimalista. A parte il litigio su "chi ha mangiato il formaggio che stava nella mia parte di frigo?" ognuno di noi ha storie più gustose da raccontare. I due vivono ancora nella casa contesa, i colpi di scena ricordano Raymond Chandler: quando non hai idee migliori, fai entrare un uomo con la pistola. Nei film con famiglie: "fai finire un bambino all'ospedale". Accreditata come dialoghista Mazarine Pingeot, figlia ora non più segreta di François Mitterrand.

 

AMERICAN HONEY di Andrea Arnold, con Shana Lane (concorso)

Il dio del cinema acceca chi vuole perdere. Che bisogno aveva Andrea Arnold di andare nel Midwest, al seguito di ragazzini sbandati che vendono giornali porta a porta? Era tanto brava quando girava "Cime tempestose" nella brughiera, con un ragazzino nero nella parte di Heatcliff, o si occupava di adolescenti britannici. Mollati i fratellini, incantata dal faccino di Shia LaBeouf, la ragazza Star parte con il gruppo, la ricorrente inquadratura dell'insetto in difficoltà suggerisce fin troppo. Quasi tre ore, ripetitive e con la macchina da presa mai ferma. Un ricchissimo camionista le offre 1.000 dollari per portarsela in cabina, perfino più dei quattromila che Brad Pitt ruba dalla borsa di Geena Davis in "Thelma e Louise". Quando arriva la canzone del titolo, dopo tanto rap, capiamo che siamo salvi.

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