Il bonus fiscale ai mecenati per l'arte italiana, il caso del comune di Aidone e la "condizionalità" islamica dell'Arabia Saudita

"Sgravi ai privati che ristrutturano monumenti in Italia", aveva promesso Renzi. I capitali italiani però latitano. In un piccolo centro siciliano arrivano i soldi dei sauditi che impongono qualche condizione. Parlano al Foglio i protagonisti della vicenda.

Il bonus fiscale ai mecenati per l'arte italiana, il caso del comune di Aidone e la "condizionalità" islamica dell'Arabia Saudita

Gli acroliti di Demetra e Kore, in esposizione nello stand della Regione Sicilia all'Expo di Milano

“Tornate a investire nella cultura. L'Italia non sarà mai una potenza nucleare, ma siamo una potenza culturale nel mondo. E non si fa cultura senza impegno economico. Voi imprenditori venite da lì”. Ottobre 2015, il presidente del Consiglio Matteo Renzi rivolge il suo accorato appello agli imprenditori di Unindustria riuniti a Verona. La proposta è ambiziosa: a chi investe per sostenere la cultura è garantito uno sconto fiscale pari al 65 per cento. Si chiama Art Bonus e intende replicare su scala nazionale il “modello Diego Della Valle”, il patron di Tod's che per il restauro del Colosseo di Roma ha investito 25 milioni. Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, esulta, ma col passare del tempo deve ammettere che a parte “Unicredit che ha dato 14 milioni di euro per l’Arena di Verona, non c’è stata questa ressa delle grandi aziende”.

 

Passano i mesi. In questi giorni una delegazione dell’Arabia Saudita si presenta ad Aidone, un comune di 5 mila anime nel cuore montuoso della Sicilia. La delegazione è guidata da Ahmed Saeed Badrais, in rappresentanza del principe Sultan bin Salman bin Abdulaziz al Saud. Ad accoglierlo è il sindaco di Aidone in persona, Vincenzo Lacchiana, eletto in quota Pd. I due, non senza una soddisfazione reciproca, siglano un accordo: il ministero del Turismo del regno saudita si impegna a versare nelle casse del piccolo comune amministrato da Lacchiana ben 30 milioni euro, da spartirsi con i limitrofi Valguarnera e Piazza Armerina. Cosa spinge Riad a investire una somma del genere nella Provincia di Enna? “E’ iniziato tutto con l’Expo di Milano”, dice al Foglio il primo cittadino del Comune siciliano. “Aidone aveva contribuito all’allestimento dello stand della Regione esponendo due tesori dell’arte greca risalenti al 550 a.C., gli acroliti di Demetra e Kore, le dee di Morgantina, il cui parco archeologico ricade sotto la nostra amministrazione”. Con la mediazione dell’imprenditore Gioacchino Arena, ribattezzato “il re dei supermercati siciliani” per i suoi investimenti nei centri commerciali dell’isola, gli arabi “hanno mostrato interesse per la nostra realtà storica e artistica”. Lo scorso 6 maggio le due parti  hanno così siglato un protocollo di intesa.

 


Una veduta del teatro greco di Morgantina


 

“L’interesse è culturale oltre che economico”, spiega Lacchiana. Come recita il comunicato stampa del Comune di Aidone, “l’obiettivo degli arabi è quello di favorire apposite iniziative atte a favorire la diffusione della conoscenza e della comprensione della civiltà islamica in Sicilia. Significa moneta per ristrutturare monumenti legati alla cultura araba, compresi gli interventi di nuova edificazione”. L’intesa prevede anche l’istituzione del “King Salman Cultural and Architectural Islamic Arabic Center” che intende promuovere lo studio della cultura e dell’arte araba in Sicilia.

 

“L’Arabia spende 30 milioni per reislamizzare la Sicilia”, ha titolato il Giornale, ma Lacchiana non ci sta a condividere quelle che definisce “strumentalizzazioni” e “posizioni oscurantiste”. “Il problema è culturale, qualcuno intende fare leva su determinati argomenti… La realtà è che viviamo in una società multiculturale. Noi qui ad Aidone ospitiamo 120 profughi provenienti dall’Africa del nord, ben integrati nel paese. Anzi, guardi, ce lo insegna proprio Papa Francesco che ormai viviamo in un mondo multiculturale. Siamo in una società occidentale, laica, liberale. Prendete Londra, che è stata arricchita proprio con gli investimenti degli arabi. Sa cosa? Dovremmo istituire un master di multiculturalismo”, dice Lacchiana. L’Arabia Saudita investe dunque nella promozione culturale in una regione ancora oggi ricca di affinità storiche e artistiche. Il nome stesso di Aidone, ricordano da Riad, viene dall’arabo ayn dun, e significa “fonte d’acqua” e proprio qui i dominatori arabi costruirono un castello e alcune moschee.

 


Il sindaco di Aidone Vincenzo Lacchiana


 

Ma gli imprenditori locali? Il mecenatismo? Lo statuto autonomo della Regione Sicilia assegna la competenza per il mantenimento dei beni culturali alla Sovrintendenza. Nei 66 articoli che compongono la legge di Stabilità regionale, che proprio in queste settimane il governatore Rosario Crocetta fatica a far approvare all’Assemblea regionale siciliana, le polemiche sulla voce "investimenti nella Cultura" sono state veementi. “Nel testo la Regione prevede appena 3 milioni per la valorizzazione dei beni culturali in tutta la Regione. Paradossale, se si pensa che il capitolo entrate è passato da 13 a 15 milioni. Una cosa ignobile, non siamo credibili”, è l’accusa del deputato all’Ars Marco Falcone di Forza Italia. “E non mi si vengano a parlare di fondi europei. Quelli sono per investimenti, mentre da noi l’emergenza è al capitolo spese correnti, dalla pulizia all’energia elettrica”, continua Falcone. Lo scorso marzo, per le festività pasquali, i principali musei della Regione hanno rischiato di rimanere chiusi per mancanza dei fondi per pagare i dipendenti delle strutture. La dirigenza dell’assessorato aveva inviato una circolare alle varie strutture che intimava i responsabili di escludere dai turni festivi e notturni il personale Sas, quelli della partecipata “Servizi ausiliari Sicilia” che si occupa della custodia dei musei. Alla base della decisione, il taglio di un milione di euro nel contratto sottoscritto con la partecipata e l’impossibilità di pagare gli straordinari al personale. “La Sicilia ha bisogno di tutto quel corollario di servizi per l’accoglienza che ci permetta di progettare e di investire sull’arte”, dice Falcone. “I privati? La realtà è che non siamo più attrattivi. La Regione ha pochissimi finanziatori esterni che provengono dall’imprenditoria”.

 

Così, dove lo stato o i privati italiani vengono a mancare, ecco che coloro che hanno liquidità e interessi sufficienti, come nel caso di una monarchia del Golfo Persico ricca di petrodollari, investono realizzando, finalmente, il mecenatismo cui si appellava Renzi qualche mese fa. Con annesso centro di cultura e civiltà islamica.

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