Quando i buoni combattono fra di loro, ecco “Captain America: Civil War”

L'uccisione casuale di alcuni innocenti, l'intervento dell'Onu e l'antico quesito di Giovenale “Quis custodiet ipsos custodes?”. Nel nuovo film Marvel i supereroi si dividono in chi è favorevole al controllo delle autorità e chi è contrario. Una storia che ha più spunti di attualità di quello che crede.
Quando i buoni combattono fra di loro, ecco “Captain America: Civil War”

“Captain America: Civil War”, il nuovo film della Marvel

“Quis custodiet ipsos custodes?” Chi controlla i controllori? Il motto, del poeta latino Giovenale, citato anche da Alan Moore e Dave Gibbons nel loro capolavoro a fumetti “Watchmen” è alla base di “Captain America: Civil War”, il nuovo film della Marvel adesso al cinema. È ispirato alla saga “Civil War”, scritta da Mark Millar e disegnata da Steve McNiven, uscita dieci anni fa. Era incentrata sul Super-Human­Registration Act che, se approvato dal Congresso, avrebbe obbligato tutti i cittadini americani dotati di superpoteri e desiderosi di combattere il crimine a registrarsi presso il governo federale. Questi poi sarebbero stati addestrati diventando a tutti gli effetti dei funzionari statali, con gli oneri (soggetti alla legge, nessun minore supereroe) e i benefici (una pensione, ad esempio) che questo comporta.

 


Il trailer del film “Captain America: Civil War”


 

Nella saga, i supereroi si dividono in due fazioni: per i favorevoli, capitanati da Iron Man (alias l’industriale Tony Stark, che nel fittizio universo Marvel è stato segretario alla difesa nella prima amministrazione Bush), la registrazione è una scelta responsabile. Per i contrari, guidati da Capitan America, alias Steve Rogers, questa violerebbe i diritti civili. Nel 2006 erano passati soltanto cinque anni dall’Undici Settembre e Millar aveva voluto portare nei fumetti il controverso Patriot Act, un’operazione molto simile a quella fatta trent’anni prima da Steve Englehart (testi) e Sal Buscema (disegni) nella saga dell’Impero Segreto, la versione Marvel del Watergate. Capitan America scopriva che un importante personaggio della Casa Bianca (Nixon?) era affiliato al criminale Impero Segreto e, sconvolto, per qualche tempo smetteva di indossare il classico costume con i colori della bandiera americana optando per uno nuovo e ribattezzandosi Nomad.

 

In “Captain America: Civil War”, diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo e sempre interpretato da Chris Evans (Capitan America) e Robert Downey Jr. (Iron Man) la vicenda è un po’ diversa, ma il risultato è lo stesso. Gli Avengers (gruppo di supereroi noti ai lettori di fumetti come Vendicatori) uccidono involontariamente degli innocenti durante una loro missione. Questo fatto ha le sue conseguenze: l'Onu dà il via alla creazione di un ente governativo internazionale per controllare i sempre più numerosi superumani. Gli stessi Avengers potranno intervenire solo su richiesta di questo ente. Come nel fumetto si forma il Team Iron Man, favorevole, e il Team Cap, contrario al controllo.

 


“Captain America: Civil War”


 

Mutatis mutandis, visto che negli States siamo in piena campagna elettorale, è una sfida fra conservatori e liberal. E i due leader sono ben scelti: Capitan America, malgrado il nome è sempre stato il vessillo del classico liberal americano, fedele non tanto allo Stato, ma al Sogno americano. Ha combattuto i nazisti nella seconda guerra mondiale, poi è rimasto ibernato per decenni e quando è stato svegliato è tornato a lottare contro i nazisti (che nell’Universo Marvel sembrano immortali). Iron Man è un ricco industriale geniale costruttore di armi che nelle sue prime avventure, in piena Guerra Fredda (è stato creato nel 1962), combatte invece i comunisti. Anche se, curiosamente, visto che nel mondo del fumetto americano gli autori liberal sono in netta maggioranza, Tony Stark, donnaiolo e con problemi di alcolismo, è senz’altro più simpatico del pedante Capitan America.

 

Il loro confronto è ben più interessante, e con personaggi di caratura ben superiore, rispetto a quello fra Hillary Clinton e Donald Trump che si profila il prossimo novembre, sebbene nel mondo reale probabilmente saremmo tutti favorevoli al controllo delle persone dotate di superpoteri, visto che non avrebbero l’integrità di Capitan America. Narrare scontri, anche ideologici, in maniera accattivante è stato uno dei punti forza della Marvel sin dalle origini. I “supereroi con superproblemi” (la definizione è del celebre scrittore­editor Stan Lee, architetto dell’Universo Marvel assieme a disegnatori­sceneggiatori come Jack Kirby e Steve Ditko) hanno spesso combattuto fra di loro, a volte per futili motivi, a volte per ragioni più importanti, come in questo caso.

 


“Captain America: Civil War”


 

Ma, al di là dell’ideologia, “Captain America: Civil War” è il trionfo della Marvel al cinema. In otto anni, a partire dal 2008 i Marvel Studios (e la Disney che da quasi un decennio ha comprato la cosiddetta “Casa delle Idee”) hanno costruito un universo coerente, con tante pellicole collegate fra di loro, esattamente come accade negli albi a fumetti. “Captain America: Civil War” è il terzo film di Capitan America, ma può essere visto anche come il quarto di Iron Man, visto il ruolo che vi ha Tony Stark, o come il terzo degli Avengers. E, inoltre, vi debutta Spider­Man (prima i suoi film erano prodotti dalla Sony, che ormai ha solo i diritti per i film degli X­Men), interpretato da Tom Holland. Una grande opera nerd, mai vista prima al cinema, che ha convertito alla Marvel tanti che mai avevano letto un fumetto di supereroi, e che ora pensano di conoscerli avendo visto solo i film, suscitando le ire dei veri nerd.

 

 

Titoli di coda

 

Adesso l’articolo sarebbe finito, ma come nei film Marvel c’è sempre almeno una scena dopo i titoli di coda, che allude al prossimo film. Noi vogliamo aggiungere che Trump ha un illustre passato di personaggio a fumetti: è apparso, molti anni fa, su un’importante testata italiana. Quale? Lo scoprirete (forse), in un futuro articolo. Visto che ormai quelli Marvel sono film seriali, abbiamo provato a fare un articolo.

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